Utente
Gentili medici,
8 anni fa, per sintomi non ben specificati che comprendevano stati di angoscia (era in realtà l'inizio di una slatentizzazione psicotica che solo nel 2018 è stata compresa come schizoaffettività, prima di mille altre diagnosi), mi venne prescritto il rivotril.
1, 5 mg diviso in tre.
Già dopo pochi giorni mi sono accorta che stavo perdendo peso e ho poi fatto caso che ciò accadeva perché scordavo letteralmente di pranzare.
La memoria ha cominciato a vacillare da subito e dalla mia media del 30 all'università non sono più riuscita a superare un esame.

Negli anni i dosaggi del rivotril sono stati sia alzati che abbassati.
Solo per un periodo non l'ho preso, e solo in quei mesi sono riuscita a tornare produttiva.
Poi è ricominciato l'inferno della dipendenza.


Attualmente, da ottobre 2018 assumo Lamictal 200 mg (alterno due mesi di ipomania blanda ai restanti 10 di depressione maggiore:- il farmaco non protegge dalle ricadute depressive)
Talofen 10/20 ggt per dormire, rivotril 2 mg.

Talofen 10/30 al bisogno in caso di crisi d'angoscia o deliri (sui secondi non funziona)
Ovviamente ora devo cercare un nuovo psichiatra (quello del CSM non mi dà appuntamenti ed è stato aggressivo nel corso dell'ultimo) , a questo punto nel privato, e sto per cominciare una terapia cognitivo comportamentale.

La mia sensazione - ditemi se sbaglio - è che il rivotril+talofen annullino o quasi l'effetto del Lamictal.

Non solo, da quando assumo il rivotril le mie capacità cognitive (attenzione, memoria, concentrazione, comprensione) si sono pesantemente deteriorate e vorrei davvero tentare una dismissione.
So che il dosaggio non è fortissimo, ma, se dimentico di assumerlo (e queste dimenticanze sono legate al farmaco), me ne accorgo quando arrivano sintomi d'astinenza.
Non ho mai fatto uso di eroina, ma confrontandomi con chi l'ha fatto, sono gli stessi, e ben noti.
In sostanza, assumo il rivotril per dipendenza, non per effettivo bisogno.

Ho fatto molti ricoveri, ma non mi è mai stato tolto, e quando si è tentato, per i sintomi d'astinenza poi mi è stato ridato.

Ci sono, ho letto, metodi graduali che comprendono il passaggio lento ad altre benzodiazepine come il diazepam, ma certo non posso affidarmi a tabelle trovate in rete che non sono pensate per le problematiche del singolo paziente.
All'estero esistono cliniche private per la sola dismissione dal clonazepam, qui, l'unica che si occupa di disintossicare da benzodiazepine... alla fine, tolte quelle, prescrive il clonazepam.


Mi sembra una strada senza via d'uscita.

A prescindere dal fatto che spero di trovare uno psichiatra disposto ad aiutarmi, è plausibile che rivotril e talofen vanifichino o indeboliscano l'effetto del Lamictal?
Perché, di fatto, è nullo.

Altra domanda: assumendo il rivotril da 8 anni, quanto tempo potrebbe volermici per disintossicarmi dalla molecola?

Il lieve assotigliamento della corteccia cerebrale risultato dalla rmn può essere dovuto al rivotril o al talofen?

[#1]  
Dr. Paolo Carbonetti

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Buonasera.
Riguardando i precedenti consulti mi sono accorto che lei mi aveva rivolto una domanda, sulla dismorfofobia, alla quale non avevo risposto, e lo faccio ora: non è vero che forme anche estreme di dismorfofobia siano necessariamente psicotiche.
Tenga conto che la Schizofrenia è molto più rara di quanto si pensi. Molte delle forme che prima venivano considerate schizofreniche ora vengono fatte rientrare nel Disturbo Bipolare.
Il suo protocollo terapeutico è ora costituito solo dal Lamictal, Rivotril e Talofen?
Finchè avrà fasi anche brevi e lievi di ipomania difficilmente potrà guarire dagli stati depressivi.
La lamotrigina (Lamictal) protegge, o dovrebbe proteggere, dalle fasi depressive, ma se non si curano le fasi contropolari non potrà mai funzionare.
Non avrebbe senso passare dal Rivotril al diazepam. In genere si usa il Rivotril proprio come passaggio intermedio dalla dipendenza da benzodiazepine a breve emivita.
Se lei è sicura che la sensazione di rallentamento o sedazione dipenda dal Rivotril potrà provare a ridurre la dose molto molto lentamente, sempre ovviamente seguita da uno specialista. Il "molto molto" si riferisce a mesi.
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
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[#2] dopo  
Utente
Gentile Dottore,
innanzitutto grazie per la sua celere risposta. Rispetto al problema dismorfofobia (presente sin dall'infanzia ma aggravatosi nel corso degli anni) non credo neppure io sia psicotico. Quella è costante ma gestibile. I sintomi psicotici hanno invece a che fare con
- frammentazione corporea (vedere e percepire le componenti del mio corpo separate, che "escono dai bordi", senza unione, con grande angoscia e che mi portano a non potermi vedere allo specchio intera o a crollare a terra se qualcuno mi guarda da dietro le spalle se mi sto guardando allo specchio. Non compio atti autolesivi ma cerco modi per contenere quegli organi impazziti: sciarpe, bende, tagliare i capelli o altro - un tempo anche autosalassi per far uscire un troppo in firma di liquido vischioso, oppure mangiare molta carne d'improvviso perché vedo lo scheletro)
- deliri di rapporto sensitivo (durano circa due giorni)
- scivolamento deliranti in tono con l'umore (quindi indegnità assoluta e ideazione suicidari e perché "sono un niente" "non valgo niente" "sono uno scarto" = devo morire per liberare gli altri da me) in fase depressiva
- allucinazioni cenestesiche (in un solo caso una crisi di Cotard)
Per questi motivi è stata diagnosticata in termini psicoanalitici una psicosi melancolica con tratti di psicosi schizofrenica.
Psichiatricamente: schizoaffettività.

È stato provato il litio ma anche a dosaggio minimo mi rendeva un vegetale (e inoltre il tsh schizzava).
Gli antidepressivi serotoninergici mi causano alopecia, e alcuni (il Prozac) immediata ideazione suicidaria. I domaminergici un aumento dell'angoscia e dei deliri di rapporto sensitivo.
Nelle fasi ipomaniacali non ho deliri di grandezza, molto banalmente mi velocizzo, posso dormire un'ora a notte, cambia il mio relazionarmi agli altri che diventa improvvisamente più sicuro nonostante resti mansueta e dal giorno alla notte (anzi, da un'ora all'altra, risento il desiderio di uscire di casa - cosa che non faccio magari per 6 o più mesi all'anno). Di fatto, vista da fuori, in quelle fasi sembro semplicemente una persona solare e comunicativa, ma nulla di strano. Forse al massimo tendo a comportamenti a rischio e all'eloquio vivace.

Rispetto al rivotril purtroppo sono certa degli effetti collaterali. Nel 2013 smisi d'improvviso (sbagliando) e fu l'unico periodo, nonostante l'astinenza, in cui sia riuscita a riprendere in mano i libri, studiare e ritrovare memoria e concentrazione. Con produttività intellettuale.
Sotto rivotril quest'ultima è pressoché annullata.
In effetti ho letto di scalaggi durati anche anni. Vorrei solo trovare qualcuno che mi possa aiutare a fare un tentativo guidato.
Sul fronte delirante mi veniva dato il serenase ma mi causava grandi problemi di vista - e comunque serviva a poco.
A suo avviso quindi la terapia sarebbe da rivedere?
E secondo lei, il rivotril più il talofen potrebbero diminuire l'effetto del Lamictal?

[#3]  
Dr. Paolo Carbonetti

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La diagnosi di "una psicosi melancolica con tratti di psicosi schizofrenica" è assurda.
Tutti i sintomi e i vissuti che lei riferisce rimandano a un Disturbo Bipolare, con o senza tratti psicotici (ma in questo caso psicosi non vuol dire schizofrenia!).
Lei ha provato molti farmaci che avrebbero dovuto farle bene ma non sono stati tollerati. Probabilmente lei appartiene a quella discreta minoranza che per qualche motivo è particolarmente sensibile ai farmaci psicotropi. Se è così andrebbero riprovati a dosi molto basse, o molto-molto basse.
Il Rivotril e il Talofen non possono neutralizzare l'effetto della lamotrigina. Come le scrivevo prima il Lamictal non funziona come dovrebbe perchè continuano ad esserci le fasi di eccitamento,
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
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Viterbo-Terni-