Ritardo nell'orologio della vita

Buongiorno a tutti, sono una ragazza di 25 anni.
Gli anni dell'università sono stati abbastanza turbolenti: un disturbo alimentare, la mamma ammalata di leucemia, un ex fidanzato stalker, il covid... insomma, non che queste motivazioni siano una scusa per quanto accaduto, però sento che abbiano influenzato il mio percorso, portandomi a laurearmi a marzo 2024 in ingegneria gestionale esattamente due anni e mezzo dopo i miei coetanei.
Consapevole di essere in ritardo, ho pensato che potesse essere molto utile fare una piccola esperienza lavorativa prima di settembre e dell'inizio della magistrale.
Convinta che un mio professore universitario avesse potuto fornirmi una grande opportunità di stage in un campo preciso dell'ingegneria gestionale, mi sono affidata a lui attendendo una sua risposta per due mesi.
Iniziato lo stage in ritardo, a maggio, mi sono facilmente resa conto che in realtà ciò che mi è stato promesso non era neanche lontanamente ciò che sto facendo in questo stage (per giunta il luogo è lontano da casa un'ora di macchina a tratta).
Quindi questa situazione, ha alimentato in me ancora di più il senso di ritardo che ho vissuto in questi anni, perchè sento di avere buttato questi mesi per un'esperienza che non si è rivelata utile per il mio percorso.
Ho delle amiche che in questo momento stanno comprando casa con il fidanzato, che hanno una stabilità da tempo mentre io?
Prima di avere una stabilità dovrò aspettare ancora qualche anno.
Non che abbia al momento bisogno di soldi, fortunatamente ho una famiglia che mi mantiene, ma questo senso di ritardo che percepisco sempre mi fa sentire "inutile" in questo mondo, e mi fa anche pensare che, lavorativamente parlando, nessuno vorrà investire su di me.
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Dr. Mattia Federico Alfonsi Psicologo 4
Gentile utente,

la sensazione di sentirsi "in ritardo" in alcuni aspetti della vita, specialmente nel momento in cui attorno a noi le persone stanno compiendo percorsi differenti, come i suoi coetanei che riferisce stiano acquistando casa con il partner, può avere un forte impatto sulla nostra autostima se ci lasciamo trasportare dall'ansia di "voler recuperare": ci sentiamo "inutili" e senza risorse, con poco valore per la società in cui siamo inseriti. E' come se avessimo un giudice al nostro interno che ci dice costantemente "non sei abbastanza!".

Prendendo in esame quanto Lei scrive, però, è possibile notare la Sua forza d'animo e il sapersi prendere cura di Sé: la malattia di Sua madre, le difficoltà conl'ex partner, la pandemia sono tutti eventi dal forte impatto emotivo -dunque non assolutamente delle "scuse"- che comunque non le hanno impedito di portare a termine il suo percorso di studi, cosa che richiede impegno e sacrifici.

In secondo luogo, è stata capace di attivarsi per trovare un'attività da fare prima dell'inizio della magistrale: purtroppo non si è rivelata un'esperienza utile per il Suo percorso di studi, ma è certamente segno di una persona che vuole crescere e migliorarsi e che tiene alla propria formazione. Credo che questo sia un aspetto importante per chi, invece, sono sicuro vorrà "investire" su di lei lavorativamente parlando.

In sinstesi: talvolta capita di basare il proprio valore su elementi esterni e prestabiliti, come il doversi laureare presto, il dover iniziare a lavorare subito, mettere su casa e famiglia, eccetera; perdendo di vista l'unicità del proprio percorso di vita che, per quanto ci scrive, mi sembra fatto di ostacoli e risorse messe in atto per poterli superare.

Cordialità

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Utente
Utente
Grazie mille per la sua risposta, è stato molto confortante
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Dr. Mattia Federico Alfonsi Psicologo 4
Grazie a lei per la condivisione.

Buona serata