Superare separazione ambigua
Dopo 15 anni siamo arrivati al dato di fatto che non stiamo piu insieme.
Dico così perché non cè ancora separazione legale, restituzione di chiavi ecc...
Il problema è che lei ha atteggiamenti che io percepisco ambigui.
Un giorno dice che mi ama e mi amerà per sempre, poi che con me non è felice, poi un altro giorno ancora si mette a piangere e mi chiede se la risposerei con nuove dinamicheve un nuovo noi.
Poi ancora che sta bene così e non c'è più niente ma allo stesso tempo manda messaggi affettuosi.
Ho paura di rimanere legato a un illusione e piu che per la storia finita ho paura e mi terrorizza l'idea di aver perso la mia famiglia costruita con impegno, la casa che ho amato e curato, tutte le mie sicurezze e ho paura di rimanere solo.
comprendo il suo dolore e le sue paure: quando una coppia entra in crisi, quello dei due che vorrebbe mantenere stabile la situazione si sente mancare la terra sotto i piedi e ha l'impressione di trovarsi sulle montagne russe; un giorno il/la partner giura piangendo che non lo lascerà mai, il giorno dopo dice che è tutto finito, il giorno dopo ancora apre nuovi scenari sulla possibilità di ricominciare, però su basi tutte diverse.
L'altro, addolorato e spaventato, non è in grado di cogliere l'appello che si nasconde dietro tutto questo: stanchezza, bisogni troppo a lungo ignorati, desiderio di spazzare via un grigiore che si è insensibilmente insinuato nella relazione e nella vita.
Sua moglie dà dei segnali che ad uno sguardo neutro appaiono tutt'altro che ambigui: al di là dei momenti in cui per prima ha paura e non vorrebbe più andarsene, dice che con lei non è felice; che vorrebbe tornare ai primi tempi, ma con "nuove dinamiche", "un nuovo noi".
Allora si tratta di capire che cosa, negli anni, si è usurato, non per buttare via tutto, ma per aggiustare ciò che è rotto.
Come i vasi orientali riparati col filo d'oro, così la relazione di coppia e in generale la vita procede per aggiustamenti, piccole fratture e nuove scoperte del valore dell'altro, delle cose costruite insieme, che irrobustiscono e rendono più prezioso il legame.
Questo, beninteso, se la vita insieme è scorsa nell'apprezzamento reciproco, nella generosità, nel rispetto. Se invece si sono palesati ostacoli troppo gravosi, a un certo punto il loro peso è eccessivo.
Il dialogo sincero tra i partner, l'ascolto empatico, sono ottime cose quando l'umore non è offuscato dalla paura dell'addio; se invece il solco si è approfondito, ansia e timore impediscono di ascoltare davvero l'altro, di accoglierne le sue recriminazioni, spesso estreme, e di pensare alle soluzioni.
Questo è il momento della consulenza di coppia. Come abbiamo scritto più volte, l'incontro con uno specialista non si propone di rimettere insieme a forza ciò che tende alla fuga: vuole riaprire nella coppia il dialogo interrotto e ricostruire correttamente la sua storia, comprese le cose belle ma anche le fragilità e le lacerazioni.
Provi a pensare ad una consulenza di coppia, che almeno libererà tutti e due voi dall'ansia e dalla continua altalena dei sentimenti.
Buone cose.
Prof.ssa Anna Potenza
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Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com
Abbiamo provato a fare terapia ma diceva che era troppo faticoso e in quel momento si voleva alleggerire.
Ora è passata nel giro di un mese a proviamo a farci aiutare di nuovo a sto bene così con me stessa. Il tutto intervallato da "ti amerò sempre, lavseparazione non è mancanza dibamore" a " mi risposeresti?, riusciremo a trovare le nostre nuove dinamiche". In questi giorni ci siamo visti, lei era molto fredda, a livello di connessione fisica
Mi chiedeva sempre come sto, e che aspettative avevo. Lei non si è espota dice sta bene così, ma non dice si è finita mettiti il cuore in pace.
Poi la sera messaggio per ringraziarmi della bellissima giornata con cuoricini annessi.
la situazione è come l'avevo descritta nella prima risposta ed è lacerante per tutti e due.
La consulenza di coppia non risulta "troppo faticosa" se si vuole capire sé stessi, il proprio passato, il proprio futuro, e soprattutto i bisogni emotivi che sono stati ignorati e risvegliandosi con forza hanno determinato il distacco.
La consulenza va fatta con dolcezza e senza forzare i tempi, ovviamente, ma è il minimo che si dovrebbe concedere al partner che si intende lasciare. Di quale orientamento era il/la vostra psicolog*?
Lei stesso ha qualcuno che la segue, in questo momento così oscuro? Anche solo un amico disposto ad ascoltare con pazienza le sue confidenze, senza giudicare nessuno?
Leggendo le sue lettere di anni fa, le chiedo:
- se la partner è la stessa di cui scriveva allora;
- se avete figli;
- se è stato lei a lasciare la casa dove vivevate, o la sua compagna.
Ci sarebbero molte altre cose da chiarire: ogni dolore è uguale, ma ogni caso ha modalità diverse, e trovare un ascolto idoneo può aiutare a sentirsi meno soli e più capaci di dominare la situazione.
Valuti lei se un periodo di distacco concordato con la ex (niente incontri, messaggi, telefonate, indagini ansiose sui social per almeno tre mesi) sia utile per evitare ulteriori illusioni seguite da altre docce fredde, permettendovi di vedere più chiaramente la natura del vostro legame.
Pensi in ogni caso a prendersi cura di sé e a tutelarsi dalle continue tempeste emotive che le provoca ogni contatto con la partner.
Auguri. Noi siamo qui.
Prof.ssa Anna Potenza
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Non abbiamo figli.
La crisi è andata avanti da tanto, l'intimità era diventata un tabù ( anche solo vedere una scena di nudo le provocava disagio) io mi sentivo rifiutato e lei di arrabbiata dicendo che non capivo che non era mancanza di attrazione ma la fisicità che cambia con la menopausa.
Dice che é cambiata, che si sta trasmormanfonin un altra persona e quella che c'era prima è morta.
Nonostante tutta la crisi ero e sono ancora propenso a provare a sistemare le cose, capendo e aggiustando gli errori e le dinamiche per poi riscoprire.
Lei invece è passata nel giro di 3 settimane: in ordine cronologico
Prendiamoci un periodo per stare un po distanti e allentare la tensione, ci vediamo il fine settimana come fidanzatini.
Come sono stata bene in questi hiorni, ho dormito serena.
Quando sei in casa mi viene una forte agitazione, ho paura che di ripropongono dinamiche tossiche.
È finita mavti amerò sempre.
Mi risposeresti? Riusciremo a rincontrarci e riconoscerci? Ti dicono di lasciarmi?
Sto benissimo tutti mi dicono che sono rinata.
Alla mia considerazione sul fatto che magari anche io dovevo mettermi il cuore in pace, dato che si sente leggera e felice. Lei si arrabbiato dicendo che sono egoista e non sa come si sente e che voglio solo una risposta che non può darmi.
Mi sento in un limbo.
Non abbiamo figli.
La crisi è andata avanti da tanto, l'intimità era diventata un tabù ( anche solo vedere una scena di nudo le provocava disagio) io mi sentivo rifiutato e lei di arrabbiata dicendo che non capivo che non era mancanza di attrazione ma la fisicità che cambia con la menopausa.
Dice che é cambiata, che si sta trasmormanfonin un altra persona e quella che c'era prima è morta. Ora vivamo separati.
Nonostante tutta la crisi ero e sono ancora propenso a provare a sistemare le cose, capendo e aggiustando gli errori e le dinamiche per poi riscoprire.
Lei invece è passata nel giro di 3 settimane: in ordine cronologico
Prendiamoci un periodo per stare un po distanti e allentare la tensione, ci vediamo il fine settimana come fidanzatini.
Come sono stata bene in questi hiorni, ho dormito serena.
Quando sei in casa mi viene una forte agitazione, ho paura che di ripropongono dinamiche tossiche.
È finita mavti amerò sempre.
Mi risposeresti? Riusciremo a rincontrarci e riconoscerci? Ti dicono di lasciarmi?
Sto benissimo tutti mi dicono che sono rinata.
Alla mia considerazione sul fatto che magari anche io dovevo mettermi il cuore in pace, dato che si sente leggera e felice. Lei si arrabbiato dicendo che sono egoista e non sa come si sente e che voglio solo una risposta che non può darmi.
Mi sento in un limbo.
è comprensibile il suo dolore e la sua confusione, tuttavia per cercare di uscirne dovrebbe essere lei a mettere un punto fermo all'andamento da mal di mare che sta assumendo la vostra relazione. Dire alla partner che non dovete vedervi né sentirvi per almeno tre mesi le farà capire che lei sta soffrendo e sta elaborando il lutto, e che un addio non è un capriccio da gestire a proprio arbitrio.
Sia lei il punto fermo. Cominci intanto col rispondere alle domande che ha ignorato:
- se la partner è la stessa di cui scriveva nel 2015;
- se è stato lei a lasciare la casa dove vivevate o la sua compagna.
Ho piacere di sentire che ha una famiglia con cui parlare, ma spesso i parenti non hanno una visione obiettiva; tanto più che ai genitori e ai fratelli non si racconta la propria vita sessuale, specie se atipica, come si presentava la sua dieci anni fa e come forse ha continuato a porsi.
Infatti lei dice che "l'intimità era diventata un tabù" (ma se la partner è la stessa, era fuori norma già dieci anni fa) e aggiunge due osservazioni in linea con questo andamento particolare: "anche solo vedere una scena di nudo le provocava disagio". Quali scene di nudo? Faceva vedere alla partner filmetti porno? E crede che questo risvegli l'attrazione in una donna?
Inoltre lei sembra accettare l'affermazione della partner che non aveva più desiderio sessuale nei suoi confronti non per "mancanza di attrazione ma [per] la fisicità che cambia con la menopausa".
Già in menopausa? Non è sua coetanea, la partner? Inoltre con la menopausa, anche precoce, non viene meno l'attrazione (se esiste) e nemmeno "la fisicità", se con questa espressione lei indica l'aspetto fisico. Semmai possono prodursi degli effetti depressivi che vanno a incidere sulla libido.
Vede bene che ancora una volta devo suggerirle di ricorrere ad un aiuto professionale, per vedere chiaro in sé stesso e in quella che è, o è stata, la sua relazione.
Auguri.
Prof.ssa Anna Potenza
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Poi letteralmente da un giorno all'altro ha cambiato completamente atteggiamento ( io individuo la causa nell'essere diventata vegana e aver cominciato a frequentare ambienti molto "rigidi') la crisi da parte mia è dovuta al fatto che da un giorno all'altro ha iniziato a dire che tutto quello che si faceva prima era sbagliato e non le è mai piaciuto. Lei rimprovera me che non accetto il cambiamento, ma io il cambiamento lo posso anche accettare ma il fatto che mi dica che non le è mai piaciuto mi fa venire il dubbio che mia sempre mentito.
La casa l'honlasciata io e anche questo è molto duro, perche non ho perso solo la mia compagna ma anche la vita che mi ero costruito.intorno
per quello che riguarda la casa se eravate proprietari a metà, la sua compagna dovrà darle il corrispettivo o viceversa. Questo problema economico/giuridico si risolve facilmente, in assenza di figli.
Rimane l'altro patrimonio perduto, quello dell'affetto; rimangono gli anni in cui avete cercato di adattarvi l'uno all'altra, di trovare rimedi per un rapporto di coppia lontano da una vera armonia, di cui lei ci scriveva già dieci anni or sono.
Questi dolorosi aggiustamenti spesso alimentano una sotterranea scontentezza; infatti in #5 lei parla di "intimità diventata un tabù", della richiesta della sua compagna di "allentare la tensione", della sua domanda: "Ti dicono di lasciarmi?", che fa pensare a un disaccordo tra la sua compagna e i familiari di lei che ci scrive; infine di "dinamiche tossiche".
In questa situazione, elementi nuovi anche piccoli (la menopausa, le nuove frequentazioni della partner diventata vegana) rappresentano uno squillo di tromba che sveglia dal torpore dell'abitudine. La sua ex infatti dice "che é cambiata, che si sta trasformando in un'altra persona e quella che c'era prima è morta".
La vita procede per cambiamenti anche drastici che per lo più non dipendono da noi ma dalla natura e dal caso, ai quali seguono nuovi adattamenti.
L'abitudine, per quanto sia una forza potente, riesce a prevalere sulla crisi solo quando il bilancio di una situazione è positivo. In caso contrario bastano cambiamenti anche piccoli per palesare la fragilità di un legame, e l'elemento mutato (nel suo caso la compagna) è il primo a interrompere una routine che in realtà era diventata scomoda per tutti e due.
L'altro, che ancora procede nello sforzo di adattamento oppure ritiene di avere più da perdere che da guadagnare dal cambiamento, resiste, perfino quando dentro di sé sa bene che la situazione era fragile e dolorosa anche per lui, o per lei. Soffre, perché subisce qualcosa che non ha voluto; e questo anche nel caso che la nuova situazione in realtà gli convenga.
Allora cosa può fare? Rendersi artefice a sua volta del cambiamento, anziché sentirsene vittima; "cavalcare l'onda", anziché lasciarsi sommergere.
In pratica, può cominciare a elaborare il lutto e intanto scoprire le risorse del nuovo "io" che le circostanze gli hanno imposto, modellandolo secondo i propri bisogni, a partire da quelli disattesi.
Quasi sempre questa capacità/volontà è offuscata dal desiderio spasmodico di tornare indietro per ritrovare quello che non c'è più. Ecco perché la consulenza di un* psicolog* diventa necessaria.
Prenda in considerazione quest'atto di generosità verso sé stesso.
Ancora auguri.
Prof.ssa Anna Potenza
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É una verità che da parte mia è stato tutt'altro che un colpo di fulmine, anzi avevo una sorta di repulsione a livello fisico. Ho continuato per paura di farla soffrire. Lei mi supplicava di stare insieme, non voleva perdermi, faceva di tutto per avere il mio amore, la mia presenza.
Io sono stato quasi un anno a combattere tra la voglia di fuga e il desiderio di non farla soffrite e poi a livello fi connessionevemotivavstabknveramente bene.
È cambiato tutto improvvisamente. Da un giornoballaltro é come se avessi aperto gli occhi e ho cominciato a vedere lei come la cimosgnsvdella mia vita. Ero ed eravamo completi in tutto. Mi definiva " la coppia da invidia".
Ovviamente si litigava, anche pesantemente, ma non cè mai ststo il pensiero reale di chiudere.
Tutto è cambiato ancora una volta improvvisamente quando è diventata vegana e ha cominciato a frequentare ambienti estremisti femministi. Improvvisamente mi sono ritrovato dalla bellissima sensazione dibessere sempre a mio agio, anche " in silenzio seduto sul divano" a sentirmi un elefante in cristalleria che doveva stare attento ed era giudicato per ogni cosa che faceva o diceva.
C'è stata parallelamente una forte crisi di lavoro da parte mia e nonostante lei guadagni molto bene, continuava a dirmi che si sentiva oppressa, con tutto sulle sue spalle. Poco importava se io mi occupavo di tutta la gestione della casa, della spesa, dei pasti, contatti con amministratore ecc....
Questo è successo a partire da circa 2 anni fa.
scrivo dopo alcuni giorni perché ho voluto lasciarle il tempo di riflettere non solo sulle mie risposte, ma sulle cose che lei stesso ha scritto, così come sulla personalità sua e della sua ex, sui fatti che ci ha raccontato e sulla loro interpretazione da parte sua.
Nel terremoto di una separazione appare repentino e inspiegabile anche quello che a ben guardare era sotto gli occhi di tutti, a volte a partire da un preciso momento (la perdita del suo lavoro, la frequentazione da parte della sua compagna di altri ambienti), a volte fin dall'inizio.
Una relazione che nasce all'insegna della "repulsione a livello fisico" come scrive di sé, e nella quale per la ex, come scrive: "l'intimità era diventata un tabù (anche solo vedere una scena di nudo le provocava disagio)" non è certo la norma.
Il fatto che lei si stupisca che una simile relazione possa definirsi "atipica" sembrerebbe testimoniare una sorta di cecità emotiva, dal momento che una coppia ha come collante l'attrazione sessuale, prima causa del successivo attaccamento.
Come le ho già scritto in #1, quando uno dei due prende l'iniziativa di chiudere, i nodi vengono al pettine; le carenze taciute giganteggiano.
Che la separazione avvenga in termini altalenanti e con sentimenti ambivalenti, con ritorni sui propri passi e nuove fughe, è lacerante ma naturale.
Allora cosa aiuta quello dei due che non essendo l'artefice della separazione si sente spiazzato? Per prima cosa accettare che il rapporto è finito e accogliere il lutto, perché questo permette di elaborarlo. Poi fare l'analisi di quello che non è andato bene, non per farsene una colpa, ma per vedere da quali gravami si viene liberati.
Altri passi andranno maturando via via che la separazione fa il suo corso.
Inutile e fuorviante è lasciare solo ad uno dei due tutta l'iniziativa: chi se ne è andato deve a sua volta elaborare il lutto, sia della separazione che della propria decisione. Non è opportuno che sminuisca il senso di quello che ha scelto con un continuo andirivieni.
Dove la terapia di coppia non può avere spazio c'è la terapia individuale, grande strumento di conforto, riflessione, spesso rinascita.
Lascio aperto il consulto perché lei possa comunicarci come sta e quali decisioni ha maturato.
Auguri e buona fortuna.
Prof.ssa Anna Potenza
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Ho sempre pensato che la forza della nostra relazione è stata proprio fovutacal fatto che non si è basata inizialmente sulla pura attrazione fisica, ma a qualcosa di piu profondo. Una connessione emotiva completa.
Comunque. La questione che mi mette ansia é che non ho una direzione precisa.
Non so se è una rottura senza speranza di ritorno. Una pausa per capire se vi può essere un ritorno....lei sibrifiyta di darmi risposte chiare e si arrabbiato piangere chiedo chiarezza
capisco la sua ansia di fronte all'atteggiamento ambiguo della sua ex e nell'ultima risposta ho cercato di suggerirle un comportamento che la mia esperienza pluridecennale indica come opportuno per attenuare le sofferenze di tutti e due i partner.
L'ho espresso in termini non perentori perché è lei che deve decidere, ma nel timore di essere stata poco chiara traduco adesso quelle parole in indicazioni precise. Valuterà lei se seguirle o meno.
1. Lei fin qui ha offerto troppa disponibilità alle giravolte emotive della sua ex, che si allontana e si riavvicina a proprio arbitrio. Provi a mettere un blocco: per un mese non sentitevi nemmeno per messaggio. Questo permetterà a tutti e due di riflettere davvero su cosa state perdendo.
2. In questo tempo ripensi a quali sono stati gli aspetti meno gradevoli della vostra relazione. "Ovviamente si litigava, anche pesantemente", ha scritto. Questo può aiutarla a capire da cosa si è liberato, ma anche a costruire un eventuale futuro insieme, senza più conflitti così aspri.
3. Esca dalla domanda angosciosa: "se è una rottura senza speranza di ritorno". Questo al momento lei non lo sa, ma non lo sa nemmeno la ex. Il rapporto come lo avevate costruito è crollato, e dovete elaborarne il lutto. Questo non significa che sulle macerie di quel rapporto non possiate costruirne, voi due, un altro molto più solido, se vi date il tempo di prenderne le distanze.
4. L'aiuto concreto di uno sguardo esterno e competente può esservi utile, a questo punto meglio come singoli che in coppia.
Le faccio molti auguri e spero di essere stata chiara; in ogni caso, se ha altre domande noi ci siamo.
Prof.ssa Anna Potenza
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A questo unto la rottura è chiara anche se non ufficiale. Ho messo dei paletti sui contatti.
Mentalmente fisicamente invece la situazione è profondamente buia e angosciosa.
Non dormo la notte, ho attacchi di panico al risveglio e durante il giorno.
Provo a tenermi attivo anche facendo dei giri ma passo dalla paura all'energia totale.( ieri sono ststob3 ore in una sala d'aspetto in stazione a fissare il muro).
È il pensiero di aver perso quella checera la mia vita.
Tutti mi dicono ( anche la mia terapista) che devo imparare a stare benevda solo indipendentemente dagli altri. Non fe la faccio.
Fino a quando ho conosciuto lei ho sempre avuto paura di rimanere solo. Adesso sono ripiombato in questo incubo.
una separazione non è mai indolore.
La vita stessa non è indolore, malgrado le assurde prescrizioni odierne di una perenne felicità, che poi "stranamente" non si realizza per nessuno.
Quella che un noto scrittore chiama "la cognizione del dolore", ossia la conoscenza per averlo provato e la consapevolezza che il dolore esiste, scacciata dalle nostre vite dai miti della società dei consumi, rientra con forza ad ogni esperienza negativa; e ci rientra in forma tormentosa, perché non abbiamo strumenti per fronteggiare il dolore: non l'allenamento per averlo più volte sperimentato, non le prescrizioni della religione o dell'etica.
Questo è il motivo per cui lei sta soffrendo così tanto: la perdita della persona cara e delle abitudini di vita sono certamente un grave lutto, ma oggi questo lutto appare non "naturale": al contrario, sembra inaccettabile.
Di qui gli attacchi di panico, che prendono il posto di un normale pianto liberatore; di qui la paura, come se lei fosse un lattante che ha perso il sostegno genitoriale, mentre è un uomo che ha tutti gli strumenti per godersi la vita; di qui le tre ore trascorse nell'immobilità in una sala d'aspetto, quando la sua curante le avrà certo spiegato che il movimento e lo sport generano neurormoni antistress; di qui l'impressione falsa, fuorviante, di aver perso "tutto".
Di qui anche l'equivoco sulle parole della sua curante, che per come le ha percepite lei farebbero paura a chiunque: "devo imparare a stare bene da solo indipendentemente dagli altri".
Chiaro che il colloquio interiore con sé stesso in termini positivi è importante, ma altrettanto chiaro è che l'essere umano "è un vivente sociale", come disse già Aristotele.
Noi non siamo fatti per vivere soli. Una rete familiare, gli amici, i colleghi, un partner quando se ne desidera uno fisso (non tutti sono portati a questo legame), sono importanti, ma non fondamentali, tant'è vero che si sopravvive alla loro perdita.
Certamente se può scrivere: "Fino a quando ho conosciuto lei ho sempre avuto paura di rimanere solo. Adesso sono ripiombato in questo incubo" è segno che c'è in lei un disagio che andava curato per tempo. L'attuale crisi, dandole l'occasione di farlo, è un'opportunità che non va perduta.
Le faccio molti auguri e la ringrazio dell'aggiornamento. Le ricordo che il suo referente privilegiato, adesso, è la sua curante. Non disperda le energie necessarie alla guarigione.
Prof.ssa Anna Potenza
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Purtroppo per fare un percorso serio devi avere una stabilità economica che non ho.
Il benessere mentale sembra sia un privilegio e non un diritto....
queste sue parole riaprono per noi psicologi una piaga sempre dolente. E' incredibile, infatti, che in uno Stato in cui la salute fisica è garantita a tutti i cittadini, ancora non lo sia il benessere mentale.
Pensi che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute: "uno stato di benessere fisico, mentale e sociale". Questa definizione non è la novità di quest'anno, ma una certezza del 1948, quasi ottant'anni fa; senonché sono ancora pochi i Paesi in cui le cure psicologiche vengono concesse gratuitamente a tutti i cittadini.
Che dirle? Alcuni gruppi di sostegno psicologico, condotti da professionisti, permettono di risparmiare e hanno una loro efficacia. Provi a cercarne nella sua città, e anche online, ma diffidi di chi non ha alcuna competenza e può peggiorare il suo disagio con una specie di chiacchiera informale tra amici, come certi gruppi che proliferano sui social.
Aver studiato il funzionamento normale e patologico della psiche, essere capaci di attenzione empatica al singolo ma anche alle trasformazioni storico-sociali, sono competenze ineludibili per poter provvedere al benessere, specie se la persona attraversa una crisi.
Può anche provare alle ASL, al Consultorio Familiare, al Centro di Salute Mentale, presso le Scuole di psicoterapia e con il bonus psicologi, se ricorrono le condizioni economiche.
Può farsi prescrivere dal medico di famiglia dei colloqui psicologici al Servizio Pubblico o recarsi di persona a prendere informazioni.
Esistono centri privati che offrono ai pazienti prezzi modici. Infine molti specialisti non hanno prezzi proibitivi, offrono una prima seduta gratuita e possono venire incontro a varie esigenze. A volte poche sedute, o sedute diradate nel tempo, sono sufficienti per istradare ad un processo di cambiamento.
Le rinnovo tutti i miei auguri.
Prof.ssa Anna Potenza
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