Ho fatto male ad andare a convivere?
Buonasera, sono una ragazza di 26 anni.
Da una settimana convivo con il mio fidanzato nella casa dove lui è venuto a vivere da solo due anni fa mentre io finivo di studiare e stavo sempre a casa con i miei.
La casa dove abita è molto vicina a dove lavoro per cui negli ultimi sei mesi praticamente stavo più a casa sua che a casa mia.
Mi portavo i vestiti dietro e rimanevo da lui anche per tre quattro giorni e poi tornavo a casa.
Stiamo insieme da cinque anni e ho sempre pensato che lui fosse la persona giusta, tanto è che ho sempre avuto molta paura di perderlo, c’ho sempre visto un futuro insieme e la voglia anche di costruirci una famiglia, e ho sempre anche avuto voglia della convivenza che è stata molto desiderata e richiesta da me più che da lui.
Da gennaio si è convinto ad andare a convivere e invece io da quando siamo andati a convivere invece che essere felice di aver ottenuto quello che tanto desideravo, sto malissimo.
Ho attacchi di ansia e pianto, sento tantissimo la mancanza dei miei genitori, della mia sorella e del mio cane, e ora immaginarmi un futuro con lui mi mette tantissima ansia quasi da pensare di non volerlo più un futuro con lui, perché il pensiero di vederci tutti i giorni mi mette angoscia e anche il pensiero di non dover tornare più dai miei genitori.
Sono molto confusa e ho molta paura e timore.
Volevo chiedere se fosse normale questa reazione, che spiazza anche me perché rispetto alla convinzione e alla voglia di iniziare la vita insieme, è molto diverso rispetto a quello che provo ora.
Da una settimana convivo con il mio fidanzato nella casa dove lui è venuto a vivere da solo due anni fa mentre io finivo di studiare e stavo sempre a casa con i miei.
La casa dove abita è molto vicina a dove lavoro per cui negli ultimi sei mesi praticamente stavo più a casa sua che a casa mia.
Mi portavo i vestiti dietro e rimanevo da lui anche per tre quattro giorni e poi tornavo a casa.
Stiamo insieme da cinque anni e ho sempre pensato che lui fosse la persona giusta, tanto è che ho sempre avuto molta paura di perderlo, c’ho sempre visto un futuro insieme e la voglia anche di costruirci una famiglia, e ho sempre anche avuto voglia della convivenza che è stata molto desiderata e richiesta da me più che da lui.
Da gennaio si è convinto ad andare a convivere e invece io da quando siamo andati a convivere invece che essere felice di aver ottenuto quello che tanto desideravo, sto malissimo.
Ho attacchi di ansia e pianto, sento tantissimo la mancanza dei miei genitori, della mia sorella e del mio cane, e ora immaginarmi un futuro con lui mi mette tantissima ansia quasi da pensare di non volerlo più un futuro con lui, perché il pensiero di vederci tutti i giorni mi mette angoscia e anche il pensiero di non dover tornare più dai miei genitori.
Sono molto confusa e ho molta paura e timore.
Volevo chiedere se fosse normale questa reazione, che spiazza anche me perché rispetto alla convinzione e alla voglia di iniziare la vita insieme, è molto diverso rispetto a quello che provo ora.
Gentile utente,
Consideri che la fase iniziale della convivenza è spesso caratterizzata da aggiustamenti e difficoltà, pur se desiderata.
La convivenza rappresenta un cambiamento significativo nel quotidiano e nelle dinamiche relazionali.
Abituata a un ambiente familiare e al supporto dei suoi genitori, della sorella e del cane, la transizione alla convivenza implica una perdita di tale rete.
La convivenza rende inoltre più tangibile l'idea di un futuro condiviso, il che può generare ansia se non si è completamente pronti ad affrontare le responsabilità che ne derivano.
Potrebbe anche esserci una discrepanza tra le sue aspettative sulla convivenza e la realtà del quotidiano (condivisione suddivisione della gestione della casa, ecc.), causando frustrazione e ansia.
Tenga conto che la sua reazione non metti in dubbio il suo amore per il suo fidanzato, ma indica la necessità di:
- elaborare questi nuovi e imprevisti sentimenti
- adattarsi attivamente alla nuova situazione,
- comunicare con il suo ragazzo evitando di attribuire a lui la responsabilità dei suoi sentimenti.
Lasci tempo al tempo lavorando su di sé; e se la situazione non dovesse modificarsi chieda aiuto psicologico prima di prendere delle decisioni avventate
Saluti cordiali.
Dot. Brunialti
Consideri che la fase iniziale della convivenza è spesso caratterizzata da aggiustamenti e difficoltà, pur se desiderata.
La convivenza rappresenta un cambiamento significativo nel quotidiano e nelle dinamiche relazionali.
Abituata a un ambiente familiare e al supporto dei suoi genitori, della sorella e del cane, la transizione alla convivenza implica una perdita di tale rete.
La convivenza rende inoltre più tangibile l'idea di un futuro condiviso, il che può generare ansia se non si è completamente pronti ad affrontare le responsabilità che ne derivano.
Potrebbe anche esserci una discrepanza tra le sue aspettative sulla convivenza e la realtà del quotidiano (condivisione suddivisione della gestione della casa, ecc.), causando frustrazione e ansia.
Tenga conto che la sua reazione non metti in dubbio il suo amore per il suo fidanzato, ma indica la necessità di:
- elaborare questi nuovi e imprevisti sentimenti
- adattarsi attivamente alla nuova situazione,
- comunicare con il suo ragazzo evitando di attribuire a lui la responsabilità dei suoi sentimenti.
Lasci tempo al tempo lavorando su di sé; e se la situazione non dovesse modificarsi chieda aiuto psicologico prima di prendere delle decisioni avventate
Saluti cordiali.
Dot. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Risposta creata con il supporto di Medicitalia.AI
Utente
La ringrazio molto per la risposta, forse sarebbe meglio che facessi questo passaggio in modo graduale? Quindi avere come casa di riferimento quella con il mio fidanzato ma magari ogni tanto tipo una volta a settimana tornare a casa dai miei genitori a dormire?
Buongiorno,
Senza conoscere in presenza, non è possibile rispondere alla sua domanda.
Le scelte di vita spettano alla persona e nessun/a psicologo/a serio/a le dirà come deve comportarsi.
Il/la professionista fornisce spunti di riflessione e di autoanalisi, come ho fatto nella risposta precedente: ho cercato di esplicitare, sia pure brevemente, alcuni degli elementi che possono rendere difficile questo passaggio. Lo ho fatto allo scopo di renderle possibile un rispecchiamento, per comprendersi meglio, e dunque lavorarci.
In questo caso i comportamenti, pensati, possono rivelarsi utili.
Tenga conto che qualsiasi comportamento lei assumerà avrà una valenza non solamente per sé, bensì anche per il suo compagno sia a livello operativo ma anche a livello simbolico.
E dunque, consideri anche questa variabile.
Saluti cordiali.
dott. Brunialti
Senza conoscere in presenza, non è possibile rispondere alla sua domanda.
Le scelte di vita spettano alla persona e nessun/a psicologo/a serio/a le dirà come deve comportarsi.
Il/la professionista fornisce spunti di riflessione e di autoanalisi, come ho fatto nella risposta precedente: ho cercato di esplicitare, sia pure brevemente, alcuni degli elementi che possono rendere difficile questo passaggio. Lo ho fatto allo scopo di renderle possibile un rispecchiamento, per comprendersi meglio, e dunque lavorarci.
In questo caso i comportamenti, pensati, possono rivelarsi utili.
Tenga conto che qualsiasi comportamento lei assumerà avrà una valenza non solamente per sé, bensì anche per il suo compagno sia a livello operativo ma anche a livello simbolico.
E dunque, consideri anche questa variabile.
Saluti cordiali.
dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 99 visite dal 08/02/2026.
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