Dimenticare la ex moglie mantenendo i rapporti per il bene dei figli
Buongiorno,
la mia "compagna" da 20 anni con cui ho in comune 2 figli di 9 e 13 anni e un mutuo, dopo un lungo periodo di crisi, ha iniziato una nuova relazione (da più di un anno).
Nonostante un percorso di riavvicinamento (circa 6 mesi), ora è arrivato il tempo di voltare pagina.
Io sto idealizzando la sua figura, non vedo futuro se non con lei, mentre sogno questa vita che non vivrò mi rendo conto che questi pensieri sono una distorsione della realtà.
Per affrontare la separazione e chetare questi angosciosi, persistenti, pensieri, credo, che la soluzione migliore sia interporre la più assoluta distanza tra noi.
Purtroppo, immagino che tale soluzione andrebbe a discapito dei nostri figli.
Non so in che modo affrontare questa separazione senza cagionare ulteriore dolore ai miei figli ma al contempo vorrei aiutare lo scrivente a superare il più velocemente questo doloroso lutto.
Vi ringrazio anticipatamente per i suggerimenti che saprete darmi.
Cordialmente
Un lettore
la mia "compagna" da 20 anni con cui ho in comune 2 figli di 9 e 13 anni e un mutuo, dopo un lungo periodo di crisi, ha iniziato una nuova relazione (da più di un anno).
Nonostante un percorso di riavvicinamento (circa 6 mesi), ora è arrivato il tempo di voltare pagina.
Io sto idealizzando la sua figura, non vedo futuro se non con lei, mentre sogno questa vita che non vivrò mi rendo conto che questi pensieri sono una distorsione della realtà.
Per affrontare la separazione e chetare questi angosciosi, persistenti, pensieri, credo, che la soluzione migliore sia interporre la più assoluta distanza tra noi.
Purtroppo, immagino che tale soluzione andrebbe a discapito dei nostri figli.
Non so in che modo affrontare questa separazione senza cagionare ulteriore dolore ai miei figli ma al contempo vorrei aiutare lo scrivente a superare il più velocemente questo doloroso lutto.
Vi ringrazio anticipatamente per i suggerimenti che saprete darmi.
Cordialmente
Un lettore
Gentile,
da quanto emerge dal suo racconto sta attraversando una fase molto delicata, in cui convivono più livelli di dolore: la fine di una relazione durata vent’anni, la presenza di una nuova relazione della sua ex compagna, e la responsabilità verso due figli ancora piccoli. È comprensibile che tutto questo renda i pensieri insistenti e faticosi da contenere. Quasi come una pentola a pressione direi.
Lei descrive con lucidità un punto importante: si accorge di stare idealizzando la figura della sua compagna e di sentirsi bloccato su un futuro che oggi non c’è più. Il fatto che riesca a riconoscere questi pensieri come una possibile distorsione non li rende meno dolorosi, ma indica che una parte di lei sta già provando a fare i conti con la realtà così com’è.
Rispetto alla distanza, per come lei la pone, sembra più un bisogno di protezione che una fuga. Allo stesso tempo, lei coglie un nodo centrale: una distanza assoluta rischierebbe di andare a discapito dei figli. Qui forse la questione non è distanza o vicinanza, ma che tipo di distanza. Per come lei lo descrive, potrebbe essere utile differenziare:
- una distanza emotiva, necessaria per permetterle di elaborare questo lutto e ridurre i pensieri angosciosi;
- da una presenza genitoriale stabile e affidabile, che i suoi figli continuano ad aver bisogno di sentire.
Ai figli non serve che lei stia bene subito, ma che resti una figura presente, stabile e non trascinata nel conflitto o nel dolore. Questo significa, per quanto possibile, evitare di coinvolgerli nel suo vissuto emotivo e mantenere con la loro madre una comunicazione centrata su di loro, non sulla relazione di coppia finita.
Quando lei scrive di voler superare il più velocemente possibile questo doloroso lutto , purtroppo non è così semplice: alcune perdite, soprattutto dopo tanti anni e con una famiglia in comune, non si superano in fretta. Si attraversano. Cercare di accelerare troppo rischia di lasciare il dolore intatto, solo più silenzioso, fino a ripresentarsi anche più forte e doloroso di prima.
Se sente che i pensieri restano persistenti, che l’idealizzazione non si attenua e che la sofferenza fatica a trovare spazio, prendersi un luogo di confronto più continuativo potrebbe aiutarla a distinguere meglio ciò che riguarda la relazione finita da ciò che riguarda il suo ruolo di padre, senza mettere i due piani in competizione. E ancora le sottolineo, si dia tempo, lo deve a sé stesso e ai suoi figli.
La saluto cordialmente.
da quanto emerge dal suo racconto sta attraversando una fase molto delicata, in cui convivono più livelli di dolore: la fine di una relazione durata vent’anni, la presenza di una nuova relazione della sua ex compagna, e la responsabilità verso due figli ancora piccoli. È comprensibile che tutto questo renda i pensieri insistenti e faticosi da contenere. Quasi come una pentola a pressione direi.
Lei descrive con lucidità un punto importante: si accorge di stare idealizzando la figura della sua compagna e di sentirsi bloccato su un futuro che oggi non c’è più. Il fatto che riesca a riconoscere questi pensieri come una possibile distorsione non li rende meno dolorosi, ma indica che una parte di lei sta già provando a fare i conti con la realtà così com’è.
Rispetto alla distanza, per come lei la pone, sembra più un bisogno di protezione che una fuga. Allo stesso tempo, lei coglie un nodo centrale: una distanza assoluta rischierebbe di andare a discapito dei figli. Qui forse la questione non è distanza o vicinanza, ma che tipo di distanza. Per come lei lo descrive, potrebbe essere utile differenziare:
- una distanza emotiva, necessaria per permetterle di elaborare questo lutto e ridurre i pensieri angosciosi;
- da una presenza genitoriale stabile e affidabile, che i suoi figli continuano ad aver bisogno di sentire.
Ai figli non serve che lei stia bene subito, ma che resti una figura presente, stabile e non trascinata nel conflitto o nel dolore. Questo significa, per quanto possibile, evitare di coinvolgerli nel suo vissuto emotivo e mantenere con la loro madre una comunicazione centrata su di loro, non sulla relazione di coppia finita.
Quando lei scrive di voler superare il più velocemente possibile questo doloroso lutto , purtroppo non è così semplice: alcune perdite, soprattutto dopo tanti anni e con una famiglia in comune, non si superano in fretta. Si attraversano. Cercare di accelerare troppo rischia di lasciare il dolore intatto, solo più silenzioso, fino a ripresentarsi anche più forte e doloroso di prima.
Se sente che i pensieri restano persistenti, che l’idealizzazione non si attenua e che la sofferenza fatica a trovare spazio, prendersi un luogo di confronto più continuativo potrebbe aiutarla a distinguere meglio ciò che riguarda la relazione finita da ciò che riguarda il suo ruolo di padre, senza mettere i due piani in competizione. E ancora le sottolineo, si dia tempo, lo deve a sé stesso e ai suoi figli.
La saluto cordialmente.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Buonasera,
La ringrazio molto per le sue parole: mi hanno fatto sentire sulla strada giusta, cosa che in questo momento per me è davvero importante. La similitudine con la pentola a pressione non poteva essere più azzeccata.
Riconosco quanto dice sulla distanza emotiva e sul mio ruolo di padre, e cercherò di tenere separati questi due piani per il bene dei miei figli. Non è facile, ma capisco che è la strada giusta.
Comprendo che metabolizzare il dolore non può essere accelerato , anche se istintivamente vorrei che tutto passasse in fretta e che il presente diventasse passato. Proverò a darmi il tempo necessario e a lavorare su di me, cercando di non perdermi in pensieri idealizzati o inutilmente tormentosi.
Se dovessi sentire che il peso diventa troppo grande, valuterò seriamente di intraprendere un percorso di confronto continuativo come lei suggerisce.
Avrei una domanda: a quale campanello d’allarme dovrei prestare maggiore attenzione, sempre che se ne possa individuare uno?
Grazie ancora per la sua attenzione e sensibilità.
Buona serata.
Un lettore.
La ringrazio molto per le sue parole: mi hanno fatto sentire sulla strada giusta, cosa che in questo momento per me è davvero importante. La similitudine con la pentola a pressione non poteva essere più azzeccata.
Riconosco quanto dice sulla distanza emotiva e sul mio ruolo di padre, e cercherò di tenere separati questi due piani per il bene dei miei figli. Non è facile, ma capisco che è la strada giusta.
Comprendo che metabolizzare il dolore non può essere accelerato , anche se istintivamente vorrei che tutto passasse in fretta e che il presente diventasse passato. Proverò a darmi il tempo necessario e a lavorare su di me, cercando di non perdermi in pensieri idealizzati o inutilmente tormentosi.
Se dovessi sentire che il peso diventa troppo grande, valuterò seriamente di intraprendere un percorso di confronto continuativo come lei suggerisce.
Avrei una domanda: a quale campanello d’allarme dovrei prestare maggiore attenzione, sempre che se ne possa individuare uno?
Grazie ancora per la sua attenzione e sensibilità.
Buona serata.
Un lettore.
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 60 visite dal 05/02/2026.
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