Crisi di relazione e difficoltà comunicativa
Salve,
Sono una ragazza di quasi 30 anni e da circa 10 anni ho una relazione con un ragazzo della mia età, vissuta sempre serenamente ma a distanza, da circa due anni conviviamo perché io mi sono spostata nella sua città per mettere fine a questa distanza per comune desiderio.
I primi mesi sono stati sereni ma da un po’ sento che qualcosa è cambiato.
Ho l’impressione che il mio partner non abbia voglia di fare nulla insieme a me e ogni mia proposta viene presa come una imposizione se viene attuata, oppure lui cerca delle scuse per non realizzarla o ancora mi viene detto che non dobbiamo sempre programmare cose insieme perché ognuno deve avere i suoi spazi.
Io ho sempre fatto presente che per me è molto importante passare del tempo di qualità insieme perché convivere non significa passare del tempo insieme considerando i vari impegni lavorativi per cui spesso ci si vede solo la sera quando si è stanchi.
Lui dice che viviamo la vita in modo diverso e che devo rassegnarmi perché non posso avere quello che chiedo e che se prima lo avevo era perché ci vedevamo poco quindi tutto il rapporto era condensato in pochi giorni.
Anche a livello di intimità da mesi non avvengono contatti con scuse e le poche volte che avviene qualcosa, mi sembra sia per dovere e non farmi lamentare.
Ne abbiamo parlato tantissime volte ma si crea sempre una gigantesca incomunicabilità che si esplica sempre tramite lo stesso schema: litigio/silenzio che dura giorni/promessa di migliorare/quotidianità/litigio rivangando i litigi passati da parte di entrambi.
Da parte mia ho cercato di uscire dalla mia comfort zone e fare le cose che mi erano state chieste ma tutto viene banalizzato con vabe non hai fatto niente di che non intendevo questo; viceversa a me sembra che lui non stia facendo nulla.
Anche rispetto il tema del matrimonio, nei mesi passati ne avevo parlato come un progetto prossimo (dati gli anni di relazione) e invece lui l’ha vista come una imposizione tanto che io stessa ho iniziato a dire agli amici che ci chiedono che alla fine noi non ci teniamo più di tanto e non sappiamo se avverrà.
Tutto questo mi fa sentire molto frustrata, amareggiata, poco desiderata e impatta tanto sulla mia autostima perché penso che a questa età le relazioni debbano viaggiare su binari diversi e perché mi spiace avere pensieri negativi su di me (non sono abbastanza, non valgo la pena, forse non mi merito di essere trattata come vorrei).
Chiedo a voi se sto esagerando, sto chiedendo troppo a una persona che non è disposta a darmi ciò che io vorrei da una relazione o questa situazione può essere legata all’inizio della convivenza che ha modificato gli assetti?
Ci sono dei modi per uscire dallo schema della incomunicabilità che si è creato?
Possiamo fare qualcosa per trovare un punto di incontro?
È giusto che uno dei due rinunci alla propria idea di relazione per non litigare più?
È giusto a 30 anni rinunciare a cose che reputiamo importanti in una relazione?
Grazie a chi risponderà
Sono una ragazza di quasi 30 anni e da circa 10 anni ho una relazione con un ragazzo della mia età, vissuta sempre serenamente ma a distanza, da circa due anni conviviamo perché io mi sono spostata nella sua città per mettere fine a questa distanza per comune desiderio.
I primi mesi sono stati sereni ma da un po’ sento che qualcosa è cambiato.
Ho l’impressione che il mio partner non abbia voglia di fare nulla insieme a me e ogni mia proposta viene presa come una imposizione se viene attuata, oppure lui cerca delle scuse per non realizzarla o ancora mi viene detto che non dobbiamo sempre programmare cose insieme perché ognuno deve avere i suoi spazi.
Io ho sempre fatto presente che per me è molto importante passare del tempo di qualità insieme perché convivere non significa passare del tempo insieme considerando i vari impegni lavorativi per cui spesso ci si vede solo la sera quando si è stanchi.
Lui dice che viviamo la vita in modo diverso e che devo rassegnarmi perché non posso avere quello che chiedo e che se prima lo avevo era perché ci vedevamo poco quindi tutto il rapporto era condensato in pochi giorni.
Anche a livello di intimità da mesi non avvengono contatti con scuse e le poche volte che avviene qualcosa, mi sembra sia per dovere e non farmi lamentare.
Ne abbiamo parlato tantissime volte ma si crea sempre una gigantesca incomunicabilità che si esplica sempre tramite lo stesso schema: litigio/silenzio che dura giorni/promessa di migliorare/quotidianità/litigio rivangando i litigi passati da parte di entrambi.
Da parte mia ho cercato di uscire dalla mia comfort zone e fare le cose che mi erano state chieste ma tutto viene banalizzato con vabe non hai fatto niente di che non intendevo questo; viceversa a me sembra che lui non stia facendo nulla.
Anche rispetto il tema del matrimonio, nei mesi passati ne avevo parlato come un progetto prossimo (dati gli anni di relazione) e invece lui l’ha vista come una imposizione tanto che io stessa ho iniziato a dire agli amici che ci chiedono che alla fine noi non ci teniamo più di tanto e non sappiamo se avverrà.
Tutto questo mi fa sentire molto frustrata, amareggiata, poco desiderata e impatta tanto sulla mia autostima perché penso che a questa età le relazioni debbano viaggiare su binari diversi e perché mi spiace avere pensieri negativi su di me (non sono abbastanza, non valgo la pena, forse non mi merito di essere trattata come vorrei).
Chiedo a voi se sto esagerando, sto chiedendo troppo a una persona che non è disposta a darmi ciò che io vorrei da una relazione o questa situazione può essere legata all’inizio della convivenza che ha modificato gli assetti?
Ci sono dei modi per uscire dallo schema della incomunicabilità che si è creato?
Possiamo fare qualcosa per trovare un punto di incontro?
È giusto che uno dei due rinunci alla propria idea di relazione per non litigare più?
È giusto a 30 anni rinunciare a cose che reputiamo importanti in una relazione?
Grazie a chi risponderà
Gentile utente,
da quanto scrive emerge molta frustrazione e anche dolore. Lei racconta una relazione lunga, costruita nel tempo, per la quale ha fatto una scelta importante trasferendosi. Oggi però si sente poco desiderata, poco scelta, quasi in eccesso nelle sue richieste.
Per come lo descrive, il nodo centrale sembra essere diverso modo di vivere la relazione: per lei è importante il tempo di qualità, la progettualità, l’intimità; per lui la convivenza sembra bastare e le richieste vengono vissute come pressione. Non è una questione di chi ha ragione, ma di bisogni affettivi che oggi non si incontrano.
Lei chiede se sta esagerando o chiedendo troppo. Da quanto emerge, non sembra una richiesta eccessiva voler condividere tempo, intimità e progettualità dopo dieci anni di relazione. Il punto semmai è chiedersi se lui, in questo momento, è disposto o meno a investire nella stessa direzione.
Lo schema che descrive litigio, silenzio, promessa, quotidianità, nuovo litigio è un circolo che spesso si mantiene perché si parla molto del conflitto e poco del bisogno profondo che c’è sotto. Quando lei dice mi sento poco desiderata , quello è il cuore. Se la conversazione resta su fai / non fai , difficilmente si esce dallo stallo.
Può essere utile provare a spostare il dialogo da:
non fai abbastanza
a
quando succede questo io mi sento così .
Non per convincerlo, ma per capire se c’è uno spazio reale di ascolto.
Rispetto al matrimonio e alla progettualità, la sua domanda è molto importante: è giusto rinunciare a ciò che per lei è fondamentale per evitare conflitti?
Qui non c’è una risposta valida per tutti. Però può chiedersi: se questa situazione restasse così nei prossimi anni, lei riuscirebbe a sentirsi serena? O si sentirebbe sempre un passo indietro rispetto a ciò che desidera?
La convivenza può certamente modificare gli equilibri. A volte l’assestamento richiede tempo, ma può essere utile chiedersi se oggi esista una reale volontà reciproca di trovare un punto di incontro. Se sentite che da soli non riuscite a uscire dallo stesso schema, potrebbe avere senso valutare un confronto in un luogo neutro, con un professionista, per capire se e come costruire un nuovo equilibrio.
Un punto di incontro non significa che uno rinuncia e l’altro vince. Significa che entrambi si muovono un po’. Se lei sente di muoversi e lui no, è comprensibile che l’autostima ne risenta.
Le sue domande sono sane. Non parlano di capriccio, ma di bisogno di reciprocità.
Un caro saluto
da quanto scrive emerge molta frustrazione e anche dolore. Lei racconta una relazione lunga, costruita nel tempo, per la quale ha fatto una scelta importante trasferendosi. Oggi però si sente poco desiderata, poco scelta, quasi in eccesso nelle sue richieste.
Per come lo descrive, il nodo centrale sembra essere diverso modo di vivere la relazione: per lei è importante il tempo di qualità, la progettualità, l’intimità; per lui la convivenza sembra bastare e le richieste vengono vissute come pressione. Non è una questione di chi ha ragione, ma di bisogni affettivi che oggi non si incontrano.
Lei chiede se sta esagerando o chiedendo troppo. Da quanto emerge, non sembra una richiesta eccessiva voler condividere tempo, intimità e progettualità dopo dieci anni di relazione. Il punto semmai è chiedersi se lui, in questo momento, è disposto o meno a investire nella stessa direzione.
Lo schema che descrive litigio, silenzio, promessa, quotidianità, nuovo litigio è un circolo che spesso si mantiene perché si parla molto del conflitto e poco del bisogno profondo che c’è sotto. Quando lei dice mi sento poco desiderata , quello è il cuore. Se la conversazione resta su fai / non fai , difficilmente si esce dallo stallo.
Può essere utile provare a spostare il dialogo da:
non fai abbastanza
a
quando succede questo io mi sento così .
Non per convincerlo, ma per capire se c’è uno spazio reale di ascolto.
Rispetto al matrimonio e alla progettualità, la sua domanda è molto importante: è giusto rinunciare a ciò che per lei è fondamentale per evitare conflitti?
Qui non c’è una risposta valida per tutti. Però può chiedersi: se questa situazione restasse così nei prossimi anni, lei riuscirebbe a sentirsi serena? O si sentirebbe sempre un passo indietro rispetto a ciò che desidera?
La convivenza può certamente modificare gli equilibri. A volte l’assestamento richiede tempo, ma può essere utile chiedersi se oggi esista una reale volontà reciproca di trovare un punto di incontro. Se sentite che da soli non riuscite a uscire dallo stesso schema, potrebbe avere senso valutare un confronto in un luogo neutro, con un professionista, per capire se e come costruire un nuovo equilibrio.
Un punto di incontro non significa che uno rinuncia e l’altro vince. Significa che entrambi si muovono un po’. Se lei sente di muoversi e lui no, è comprensibile che l’autostima ne risenta.
Le sue domande sono sane. Non parlano di capriccio, ma di bisogno di reciprocità.
Un caro saluto
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 88 visite dal 16/02/2026.
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