Bimbo 3 anni e 4 mesi, esageratamente legato al padre

Gentilissimi, sono una mamma disperata.
Ho un bimbo di 3 anni e una piccola di due mesi e scrivo per il primo.
Da sempre é legato al papà e questo non è un problema per me, hanno un bellissimo rapporto che però, adesso, è quasi un’ossessione per il bimbo.
Se in casa non vede il papà comincia ad urlare e piangere anche per mezz’ora e nessuno riesce a calmarlo.
Il danno è anche mio marito che lo asseconda in qualunque cosa voglia: qualsiasi gioco richiesto o al fine di distrarre il bambino per L assenza del papà glielo compra ma il piccolo, poco dopo, ricomincia a chiedere del papà e ad urlare finché magari non torna da lavoro.
Tutto è contornato da urla, capricci, no continui.
Io non so più come gestire la situazione e credo che il piccolo abbia bisogno un percorso psicologico che mio marito sminuisce perché sostiene che a tre anni é una fase che passerà da sola.
Vi prego datemi una dritta.
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 175 10
Buongiorno,
da quanto emerge dal suo racconto, sembra che la difficoltà non sia solo il legame forte tra il suo bimbo e il papà, ma come questo legame si manifesta quando il papà non c’è: pianto prolungato, difficoltà a essere consolato, richieste insistenti.

A tre anni è abbastanza frequente che i bambini attraversino fasi in cui si attaccano molto a una figura di riferimento. Tuttavia, per come lo descrive, sembrerebbe che qui si sia creato un meccanismo un po’ rigido: il bambino fatica a tollerare l’assenza e, nello stesso tempo, l’ambiente intorno prova in tutti i modi a riempirla subito.

Lei racconta che il papà tende ad assecondarlo molto, anche con giochi o acquisti per distrarlo. A volte, senza volerlo, questo può avere un effetto paradossale: il bambino non impara gradualmente a gestire l’assenza, perché ogni volta che sta male arriva qualcosa che prova a compensare o a far passare subito il disagio.

In questi casi può essere utile un piccolo cambio di direzione condiviso tra voi genitori. Non tanto togliere affetto o vicinanza, ma provare a rendere l’assenza del papà più prevedibile e sostenibile, invece che qualcosa da evitare a tutti i costi.

Ad esempio:
- anticipare quando il papà esce e quando tornerà, con parole semplici e ripetute
- mantenere una routine stabile quando lui non c’è
- evitare di introdurre continuamente nuovi stimoli (giochi, distrazioni) per placare il pianto
- restare presenti emotivamente mentre il bambino è in difficoltà, senza cercare subito di far cessare il pianto
È come se il messaggio potesse diventare: il papà non c’è adesso, tornerà, e nel frattempo puoi stare anche con me .

Un punto importante è anche l’accordo tra voi adulti. Per come lo descrive, sembrerebbe che lei e suo marito abbiate due modi diversi di leggere la situazione. Trovare una linea comune, anche su piccoli aspetti, può aiutare molto il bambino a sentirsi più sicuro.

Rispetto all’idea di un percorso psicologico: a questa età spesso si lavora più con i genitori che con il bambino. Potrebbe quindi avere senso, se lo ritenete utile, un confronto per voi, proprio per capire come gestire insieme queste dinamiche.

Queste fasi, nella maggior parte dei casi, tendono a modificarsi nel tempo, soprattutto quando il bambino viene aiutato gradualmente a tollerare le piccole separazioni.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

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