Situazione senza via d'uscita

Buongiorno,
sto vivendo un periodo difficilissimo e ho deciso di chiedere aiuto ad un professionista sperando di poter stare un po meglio.
Purtroppo è già il secondo specialista che provo ed entrambe le persone in questione non mi sono state d'aiuto, anzi hanno aggravato i miei sintomi. Il mio problema è quello di non riuscire ad accettare una determinata situazione. Ma è possibile che entrambi non hanno saputo fare altro che demolirmi e buttarmi in faccia senza alcuna delicatezza l'amara verità che non riesco ad accettare?
non è il mio caso perchè non voglio entrare nel personale ma per fare un esempio e rendere l'idea: se una persona non riesce ad accettare che ad es. la madre è morta, cosa fa lo psicologo, glielo ripete finchè il paziente non lo accetta? o gli fa leggere libri sulle madri che muoiono? perchè a me sembra una forzatura e facendo così con il mio problema mi hanno fatto crollare e stare veramente malissimo.
ma dico io ci saranno dei motivi per i quali il paziente non riesce ad accettare certe cose, non sarebbe il caso di indagare su quelli prima di rischiare di far crollare del tutto una persona?
Io purtroppo non vedo vie d'uscita alla mia situazione che era già disperata ma ora mi sembra ancora di più visto che neanche due professionisti sono stati in grado di aiutarmi.
Mi sento sola, disperata come non mai, mi sento come se fossi già morta. E prima di andare in analisi stavo male ma non così, il fatto che loro mi abbiano messo di fronte alla realtà nuda e cruda che non sono pronta ad affrontare mi ha distrutto. Meglio vivere di illusioni allora, se aiutano a vivere
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile Signora,
Visto che non riferisce più' dettagliatamente il suo problema vorrei anzitutto chiedere di farlo perche' senza capire la sua questione non e' possibile darle neanche un parere.
Alla sua domanda posso cercare di dare una risposta che non puo' che.essere generica.
Quando un paziente si compiange, non si sforza, non si attiva per uscire da una situazione negativa presumibilmente cio' significa che in questo atteggiamento prova un "godimento perverso" cioe' utilizza il terapeuta come testimone della sua impossibilita' ad uscire dalla situazione in cui si trova. Cerca cioe' un'autorizzazione competente alla sua sofferenza espressa.
Compito del terapeuta e' percio' evitare tale "godimento" come primo passo di un cammino verso un trasformazione.
Nella maggior parte dei casi tali interventi di taglio aiutano il paziente a sollevarsi e a ripendere a camminare, ma in taluni casi cio' non accade.
Il teapeuta dovra' percio' aspettare un moento più' opportuno e ritentare.
Forse lei ha interrotto le relazioni terapeutiche in qUesta fase.
Si ritrova in tale situazione?
I migliori saluti

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

[#2]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio per la risposta.
Perchè bisogna sempre dare per scontato che sia "colpa" del paziente?? Che non si impegna abbastanza, non si attiva ecc..
Io sono realmente intenzionata a fare di tutto per STARE MEGLIO ma sono alle prime sedute e mi sembra un tantino presto per mettermi di fronte a cose che sono più grandi di me...e anche con l'altro terapeuta è successo all'inizio.
Ma se io sono in una fase acuta del problema ovvero nel mezzo di una crisi sentimentale e sono a pezzi, e invece che darmi strumenti per affrontare tutto ciò mi si dice crudamente che questo non è amore ma dipendenza, dando già scontato che debba finire, che all'altra persona non gliene freghi niente di me, che mi usa, che non sono sentimenti autentici ecc....(quando invece io ho specificato in seduta che sono le mie più grandi paure il fatto che possa finire, di non essere amata ecc) mi si mette di fronte a cose che potrebbero anche essere vere ma che chiaramente ora non sono in grado di affrontare. E questo dovrebbe farmi sentire meglio???
Chiunque è capace di dirmi queste cose, speravo che uno psicologo sapesse fare di meglio. L'unica cosa che mi teneva in piedi era la speranza che qualcuno mi potesse aiutare..ora nemmeno più questo.
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Attivo dal 2012 al 2016
Psicologo
Gentile Utente,

penso che la questione stia proprio in queste sue parole:

<<... mi si mette di fronte a cose che potrebbero anche essere vere ma che chiaramente ora non sono in grado di affrontare.>>

Certamente le varie modalità di "mettere (Lei) di fronte a cose..." si possono discutere, ma assumendo che "... ora non è in grado di affrontare..." tali cose, probabilmente ha bisogno di un "momento" più ampio in cui semplicemente condividere con qualcuno le emozioni che prova.

Prima o poi però dovrà necessariamente passare all'azione in prima persona, e per farlo dovrà inevitabilmente affrontare quelle cose che per ora non riesce ad accettare.

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dopo
Utente
Utente
Dr. Repici grazie per la risposta,

mi chiedo uno psicologo non dovrebbe essere in grado di capire quando quella persona ha le risorse per "affrontare" certe situazioni o quando è il caso di andarci piano?
io dalla seconda seduta di analisi ne sono uscita distrutta. E' normale? e ho peggiorato la mia situazione non sono nemmeno piu riuscita a lavorare.
In realtà speravo di risolvere altri miei problemi più "antichi" e non mi aspettavo che mi venissero tolte completamente le poche certezze relative al presente che mi tengono in piedi...
Ovviamente esporrò tutto questo nella prossima seduta ma mi sto chiedendo se è il caso di continuare o no


Dr.ssa Esposito:

Come mai mi ha chiesto di spiegare più dettagliatamente il mio problema ma poi non mi ha più risposto?

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Attivo dal 2012 al 2016
Psicologo
Gentile Utente,

parlare dei propri dubbi col terapeuta è la cosa giusta da fare, così come valutare insieme a lui/lei l'opportunità di continuare così o di cambiare sistema.

A volte le sedute sono emotivamente impegnative, ma spesso questo può servire a smuovere la situazione.

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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gent.ma Signora,
non le ho risposto per problemi di connessione al sito. Mi perdoni!
Quando ci sono delle forti sofferenze sentimentali se queste sono dovute a dipendenza affettiva si attualizza proprio quel godimento perverso che le dicevo: non c'e desiderio di migliorare perche¨ il bisogno di dipendere piacevole per quanto faccia soffrire.
E' percio' necessario affrontarlo con decisione e coraggio!
Lasci trascorrere qualche giorno e poi se crede riprenda la terapia.
Parli con il terapeuta del suo disagio, e' importante elaborarlo!
Mi faccia sapere!
Cordialmente
[#7]
dopo
Utente
Utente
Vi ringrazio molto per avermi aiutato a ridimensionare la mia reazione emotiva,spero di trovare un punto d'incontro con il terapeuta.
Vi tengo aggiornati.

Cordiali Saluti
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Dr.ssa Serena Rizzo Psicologo 202 9
Carissima Utente,
comprendo la sua difficoltà ad affrontare dinamiche per Lei estremamente delicate.
Le consiglio però di non abbandonare la terapia così presto e di esternare al suo terapeuta il suo vissuto interiore, anche rispetto alle modalità terapeutiche, in modo da poterLe affrontare ed elaborare insieme.
La saluto caramente,
Dott.ssa Serena Rizzo,
www.psicoterapiacognitivacampania.it
www.psicologiabenevento.it

Dr.ssa serena rizzo

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dopo
Utente
Utente
Salve,
ho parlato con il terapeuta delle difficoltà riscontrate e abbiamo concordato di lavorare su altri aspetti della mia vita ( e quindi di potenziare le mie risorse) e non sul problema di dipendenza affettiva che mi attanaglia.

Il problema è che lo psicologo in questione mi ha consigliato di prendere farmaci e io ritengo di non averne assolutamente bisogno, anche perchè, a parte quando esco dalle sedute che sono letteralmente a pezzi, riesco a fare una vita abbastanza "normale".

Sono rimasta veramente allibita da questa proposta, prima di tutto perchè credo uno psicologo non possa prescrivere nè consigliare farmaci, e poi se proprio fosse necessario credo andrebbero dati solo nei casi più gravi e io obiettivamente, anche se sto molto male in questo periodo, non credo di rientrare in questi casi.

Sono molto confusa e non so se proseguire con la terapia, anche perchè il terapeuta è molto brusco nei modi e non so se per me sia la cosa migliore.


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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gent.ma Signora,
Se lei e' davvero a disagio con il suo attuale terapeuta puo' cambiarlo.
Ma si accerti che la sua non sia in realta' una " resistenza"alla terapia, a lavorare su se stessa.
Se lasciare il trattamento terapeutico comportera' per lei l'accettazione passiva acritica di una dipendenza affettiva il danno per lei sarebbe grave.
Ritenevo doveroso confrontarla con tale rischio.
Riguardo i farmaci essi non possono essere prescritti da uno psicologo psicoterapeua. Ma se il suo terapeuta fosse medico potrebbe prescriverli. Si accerti di tale titolo.
A livello di "consiglio" il terapeuta con il quale esista una relazione terapeutica basata sulla fiduia puo' consiglioarli se lo ritiene corretto.
I migliori saluti
[#11]
dopo
Utente
Utente
Gent.ma Dott.ssa,

io non so come fare ad accertarmi se la mia è in realtà è una resistenza alla terapia oppure se è questo metodo non fa per me,
so solo che non accetterò mai passivamente la dipendenza affettiva, sono perfettamente consapevole che non sia una situazione "sana" per me, ma in questo momento questa "dipendenza" mi permette di tenermi "in piedi".

Il vero problema a mio avviso è un altro, si tratta di un evento traumatico che mi ha segnato negli ultimi anni e che non sono ancora riuscita a superare. Questa sorta di dipendenza affettiva forse limita il riemergere di questo antico trauma.

Ora io e il terapeuta stiamo cercando di lavorare su quello...ma ho parecchi dubbi sul metodo. Mi propone di lavorare su me stessa e di fare delle cose che si mi aiuterebbero, ma non sono in grado di fare in quanto associate al trauma che ho subito. Inoltre invece di attenuare la sintomatologia con i farmaci a mio avviso sarebbe opportuno agire sulle cause e magari sulla rielaborazione dell'evento.
Mi sono informata già prima di entrare in analisi sugli studi del terapeuta e so che è psicologo e psicoterapeuta ma non medico.

Il fatto che mi abbia consigliato i farmaci inoltre mi fa sentire ancora più svalutata da parte sua ma io so di non averne bisogno.


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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Cara Signora,
Mi sembra che lei abbia raggiuntoi un livello dui autocoscienza alto, quindi il lavoro che avete svolto e' ottimo.
Quello che invece le rema contro e' la mancanza di coraggio mi sembra.
Un trauma lo si affronta ed elabora con dolore. E se una dipedenza affettiva si e' creata a protezione di cio' qusto dolore deve essere attraversato. O prendera' sempre piu' spazio e risorse.
Proporle una terapia farmacologica quindi potrebbe essere un modo di renderle meno penoso il percoso, quindi una cura verso di lei e non una squalifica.
Comunque la disponibilita' ad assumere farmaci o meno e' una sua esclusiva scelta , al di la' di qualsisi cnsiglio anche medico.
La mia sensazione per quello che e' possibile on line e' che la sua sia una resistenza, molto tenace e ben radicata.. Ma chieda al suo terapeuta, solo lui puo' realmente guidarla in questo momento di scelta.
Mi tenga informata!

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