Utente 719XXX
Gentili Dottori,
vi pongo un problema che non riesco ha risolvere in altro modo.
Ho 37 anni, sono libero professionista. A settembre 2007 ho perso mio padre, vedendolo morire sotto i miei occhi improvvisamente per la dissezione dell’aorta toracica. Ciò ha provocato in me profondo malessere ma pensavo che il tempo venisse in mio aiuto. Senza voler essere eccessivamente prolisso vi enuncio cosa mi sta succedendo: prima del “fatto”, convivevo con la mia ragazza ma poi sono dovuto tornare a casa, particolarmente grande, da mia madre per non lasciarla sola e per poter curare l’immenso giardino. La mia ragazza è tornata dalla madre a … 300 km da qui e quindi ci vediamo molto raramente. I miei 2 fratelli e mia sorella sono sposati o hanno la ragazza e vivono altrove. Io sono estremamente “giù”, non dormo la notte, mi sono chiuso in me stesso, dal giorno del funerale non sono più andato al cimitero, quando raramente esco con gli amici cerco di essere normale ma mi sento solo e fingo, quando sono solo piango. Ho valutato l’ipotesi di andare da uno psicologo ma non so se riuscirà a capirmi. Sono di indole molto battagliero ma ora sono svuotato.
Non so neanche perché vi sto scrivendo, forse è il primo modo, anche se virtuale, di parlarne con qualcuno. Cerco aiuto perché ne sento il bisogno.
Grazie

[#1]  
Dr. Federico Sasso

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La sua storia toccherebbe chiunque..quindi è normale avere l'impressione di non sapere cosa fare! SI trova nella classica situazione di forze uguali e contrarie, quindi nell'ipossibilità di poter scegliere cosa sente più giusto per lei..ogni scelta le sembra potrebbe togliere agli altri affetti. Non è da trascurare il suo non dormire, la susa chiusura... forse è arrivato il momento di chiedere a qualcuno aiuto di persona, lo psicologo... è coraggio farsi aiutare! A presto

[#2]  
Dr.ssa Chiara Cimbro

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Gentile utente,
l'elaborazione di un lutto importante è un processo delicato, lungo e soggettivo.
Certamente oltre alla perdita di suo padre, ha anche cambiato importanti elementi della sua vita che potrebbero essere fonte di destabilizzazione per chiunque.
Da ciò che riferisce si potrebbero aprire due possibilità di interpretazione della sua condizione.
Da un lato la sintomatologia del Post Traumatic Stress Disorder (dato dagli elementi che ha citato e dalla durata rispetto al decesso di suo padre), come di una sintomatologia di tipo depressivo.

Certamente le potrebbe essere molto utile sottoporsi ad una visita specialistica per poter avere un migliore inquadramento.

Cordialmente.
Dott.ssa Chiara Cimbro
Psicologa Psicoterapeuta

[#3]  
Dr.ssa Giuliana Apreda

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Gentile utente
la perdita di un padre è una prova durissima da superare soprattutto quando accade senza un preavviso. Le posso consigliare, al momento, di non prendere alcuna decisione importante in merito alla sua vita, sospenda per un pò le sue decisioni. Chiedere aiuto in questi momenti è importante, uno psicologo psicoterapeuta potrà aiutarla nel lungo processo di separazione dalle persone amate.
Elaborare un lutto non significa superare la perdita...ma sopportare.
E' normale sviluppare una depressione reattiva e se non riesce a svolgere le sue normali attività non esiti a chiedere aiuto ad uno psichiatra: potrebbe essere indicata una terapia farmacologica che la aiuti anche a riposare la notte.
Anche sua madre necessita di un supporto psicologico, lei in questo momento non può sostenere nessuno deve essere sostenuto.
Le sono vicina
cordialmente

dott.ssa Giuliana Apreda
d..sa Giuliana Apreda
psicolo psicoterapeuta

[#4]  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
sembra che lei sia rimasto molto colpito dall'episodio della morte di suo padre, come se qualcosa le avesse fatto un segno dentro.

Evidentemente questo qualcosa ha anche scatenato una reazione a catena, soprattutto mettendo in superfice tutta una serie di problematiche rimaste irrisolte prima del lutto, tra cui il rapporto con la sua partner e quello con sua madre

lo stress dovuto al trauma del lutto, abbassando le sue "risorse" emotive, ha reso tutto più difficile, ed ecco questo allontanamento dalla sua ragazza, ed ecco il riavvicinamento alla madre (che forse serve a controllare un certo senso di colpa), e così via

Dai sintomi da lei descritti probabilmente vi è l'indicazione per una valutazione del tono dell'umore: in questo caso la prima cosa da fare sarebbe una visita psichiatrica

Per tutto ciò che invece concerne la "reazione a catena" anche io le consiglio una valutazione psicologica

Non ho conosciuto suo padre ma ho perso il mio, per cui penso di poter credere che Suo padre non avrebbe voluto che lei si lasciasse andare, per cui è ora di reagire, non aspetti ulteriormente
Cordialmente

Daniel Bulla

[#5] dopo  
Utente 719XXX

Gentili Dottori
Vi ringrazio per l’attenzione accordatami. Credo che il mio principale problema è che non riesco a parlarne con nessuno, nemmeno con la mia ragazza. Sono chiuso in me stesso credendo che gli “altri” non possano capirmi. Per questo scrivo quello che mi passa per la testa in una specie di diario che con il passar del tempo è diventato uno sfogo. Ma ciò non mi ha aiutato. Mi sono sempre considerato uno “forte” ma la drammaticità dell’evento, improvviso e impensato, unito al destino che ha voluto che vedessi come mio padre moriva a 70anni, mi ha fatto scoprire un lato che non conoscevo: debole e fragile. Mi guardo intorno e scopro che non ho più un appoggio fondamentale e nella mia famiglia, numerosa, era il mio punto di riferimento: gli devo molto e ho sempre pensato di sdebitarmi. Chiedeva aiuto quel giorno ed io non sono riuscito a darlo e non avrò un’altra occasione. Aggiungo un particolare credo di non poco conto: con mia madre non vado assolutamente d’accordo, ha un modo di agire e di pensare contrario al mio modo di vedere le cose e, in passato, ha fatto soffrire (eufemismo) mio padre. Ora vivo con lei, più per non farle distruggere tutto ciò che mio padre ha costruito e fatto, che per altro. Vorrei stare con la mia ragazza, ma non posso vedere distruggere tutto quanto. Vorrei spaccare il mondo per l’ingiusta fine di una persona meravigliosa, ma non faccio altro che disperarmi.
Scrivere queste righe, sapendo che qualcuno le legge, è per me un conforto.
Non so se andare da uno “specialista” sia una buona idea; non so descrivere a voce le emozioni che sento. L’unico modo che conosco è scrivere. E piangere …

[#6]  
Dr.ssa Giuliana Apreda

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gentile utente
ascolti i nostri consigli di rivolgersi ad uno specialista
Essere Forti significa anche sapere chiedere aiuto in momenti critici della vita. I suoi cari non la possono aiutare occorre un professionista. Mi creda anche io ho perso mio padre nel 2005 per un problema di sostituzionde della valvola aortica e allora non ho esitato a chiedere aiuto. Mi scusi se insisto ma il suo caso mi ha coinvolto...è necessario che qualcuno raccolga le sue lacrime.
Scrivere per il momento non le è d'aiuto: è troppo presto il dolore è troppo intenso per ricordare momenti piacevoli vissuti con suo padre.
Sua madre può essere "controllata" anche da lontano magari facendosi aiutare da un legale. Da solo non può occuparsi di tutto
cordialmente

Dott.ssa Giuliana Apreda
d..sa Giuliana Apreda
psicolo psicoterapeuta

[#7] dopo  
Utente 719XXX

Gentilissimi Dr.ssa Apreda, Dr. Bulla, Dr.ssa Cimbro e Dr. Sasso
sono colpito dalle vostre risposte! Cercherò di seguire il vostro consiglio di andare da uno specialista. In poche righe siete riusciti ad “entrare” nel mio problema. Sento nelle vostre parole non solo un consulto medico ma qualcosa in più, soprattutto nel Dr. Bulla e Dr.ssa Apreda. Cercherò di reagire, come avrebbe voluto mio padre, e chiederò a qualcuno di raccogliere le mie lacrime.
Infinitamente grazie.

[#8]  
Dr.ssa Elisabetta Zuliani

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...e cosi per "sdebitarsi" con suo padre ha rinunciato alla sua vita...all'amore della sua donna...in una parola alla sua felicità...e si è preso carico di tutto da solo...ma non è felice: non è così? Eppure è stata una scelta sua...nessuno le ha chiesto di accollarsi una situazione cosi gravosa...Suo padre le ha lasciato un carico troppo pesante...lei vorrebbe prendere il suo posto...lei...me lo lasci dire...in fondo è arrabbiato con suo padre! In debito per cosa poi???? nella lettera non lo dice... che cosa deve farsi perdonare di cosi atroce da sacrificare la sua vita? Nessun disturbo post traumatico...nessun bisogno di farmaci...è un senso di colpa profondo che la blocca a fare quello che desidera...e si ricordi che dietro ogni senso di colpa si nasconde sempre la rabbia....
Dr.ssa Elisabetta Zuliani
Psicologa,Psicoterapeuta,Consulente sessuologa

[#9] dopo  
Utente 719XXX

Gentile Dr.ssa Zuliani,
ha ragione! Sento il bisogno di sdebitarmi. O meglio, avrei voluto sdebitarmi con lui. Mi ha dato tutto, ha dato tutta la sua vita per i suoi figli, sopportando mia madre e superando difficoltà finanziarie (quattro figli, non sono pochi) quasi da solo. Ci ha fatto studiare, due figli all’università, un’infermiera e un finanziere. Con lo stipendio da Maresciallo della Finanza. Ci ha dato una casa e non mi è mancato mai nulla di importante. Avrei voluto dare qualcosa in cambio, non perché mi sento in colpa per i suoi sacrifici ma perché lui mi ha insegnato a “dare” più che ad “avere”. Ha ragione, non sono felice! Ma solo perché mi manca! Solo perché non potrò più renderlo nonno. L’unica cosa che posso fare, è non vedere distruggere quello che ha fatto. C’è una colpa in questo? Lei mi dirà che sto distruggendo la mia vita e che mio padre preferirebbe vedere andare in malora qualcosa di materiale piuttosto che me stesso! Il fatto è che quando curo il giardino (di 5000 mq) che ha fatto con le sue mani vedo lui, mi sento vicino a lui, mi sento lui. Si sbaglia, non sono arrabbiato con lui e non mi ha lasciato nessun carico. Al contrario, ha lasciato un gran vuoto. Non so se devo farmi perdonare qualcosa. Sento però un senso di ingiustizia per il modo in cui se ne è andato, il sentirlo gridare aiuto ed io, la prima volta che mi veniva chiesto, non sono riuscito ad aiutarlo. Non sono uno stupido, so che non potevo fare niente ma avrei voluto. Avrei voluto ringraziarlo, avrei voluto salutarlo e dirgli che sarebbe andato tutto bene: ecco, questo! L’ho solo visto morire fra le mie braccia e questo si, mi da rabbia! Non credo di aver bisogno di farmaci ne di “classificare” in qualsivoglia disturbo psichico il mio malessere. Riuscirò a venirne fuori, ma ora mi manca e lasci che io pianga e che curi il suo giardino. Non riesco a lasciarlo andare, non mi rassegno. Non c’è più. E questo è tutto. Il resto verrà, ne sono sicuro.

[#10]  
Dr. Giannantonio Cassisi

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La gratitudine che prova nei confronti di suo padre è cosa rara, in questo momento storico-culturale in cui tutto sembra dovuto e scontato, ma sono sicuro che suo padre godesse nel vedere i risultati del proprio impegno. Ricordi che chi dà, spesso, ottiene molto più di chi riceve.
Il suo, evidentemente, è stato un Padre, ma non credo gli sia dovuto alcun sacrificio umano: era un uomo, non una arcaica divinità terribile.
"I genitori devono dare le radici per crescere e le ali per volare".
Lei ha radici forti, troppo forti. Deve farsi aiutare a liberarsi.

In bocca al lupo
G.Cassisi

[#11]  
Dr. Antonio Vita

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Preg.mo Utente,

Non mi avventuro a enumerarle le cause che stanno amplificando il dolore per la perdita di suo padre, né a cercare di spiegare il perché dell'antico rancore per sua madre, giusto o sbagliato che sia. Sarebbe come enucleare una serie di ipotesi in astratto che non servono a nulla. Il caso va esaminato in modo reale e attraverso diversi incontri, cui potrà far seguito l'inizio di un serio e durevole percorso psicoterapeutico.

In concreto le consiglio di contattare uno psicoterapeuta e, considerate le sue remore, in un paio di incontri o poco più potrà vedere se la persona-specialista che ha scelto va bene per lei, altrimenti cambi subito.

L'Università di Urbino è sede di un corso di laurea in Psicologia e mi pare anche di corsi di specializazione per la formazione di psicoterapeuti. Non le rimarrà difficile acquisire informazioni idonee al fine di trovare quello psicologo-psicoterapeuta che fa al suo caso.

Cordiali saluti e tanti sentiti auguri.


Dott. Antonio Vita
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[#12] dopo  
Utente 719XXX

Gentile Dr. Cassisi,
la ringrazio. Cercherò di estirpare le radici che, in questo momento, non mi fanno essere sereno.
Gentile Dr. Vita,
ringrazio pure lei. Non so, o non riesco a comprendere, se ci sono cause che amplificano il mio dolore. Una domanda: non può essere che il mio malessere è causato dalla semplice, unica, insostenibile causa della sua scomparsa?

Viste le Vostre raccomandazioni, Vi prometto che farò il possibile per superare le mie reticenze e farmi aiutare da uno specialista.

Vi ringrazio sentitamente

[#13]  
Dr. Antonio Vita

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Gentile Utente,

Può darsi che tutti i suoi malanni provengano soltanto dall'insostenibile dolore per la perdita di suo padre.
Può succedere però, il più delle volte, che forme di malessere psichico di tal genere siano "plurideterminate". Quindi la scomparsa del padre è senza dubbio la causa principale, a cui però se ne potrebbero assommare altre che solo un'attenta analisi psicologica potrebbe far venire alla luce della "coscienza" (togliendole dall'oscurità dell'inconscio ove sono adesso relegate !!!).
Ecco perché mi astengo dal fare ipotesi, rimandando il tutto agli incontri che vorrà fare con un suo psicoterapeuta che troverà senz'altro nella sua provincia.

Cordiali saluti.
Dott. Antonio Vita
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[#14]  
Dr.ssa Giuliana Apreda

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penso che il suo dolore immenso per la scomparsa del suo amato padre non consenta al momento di analizzare altre dinamiche
Un problema per volta. Prima dovrà rassegnarsi a questa perdita e dopo potrà fare chiarezza su altri aspetti importanti della sua vita

cordialmente

Dott.ssa Giuliana Apreda
d..sa Giuliana Apreda
psicolo psicoterapeuta

[#15]  
Dr. Antonio Vita

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Pagina errata.
Dott. Antonio Vita
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[#16] dopo  
Utente 719XXX

Gentili medici,
vi scrivo dopo un po’ di tempo per aggiornarvi. Vi dico subito che non sono andato da nessun medico, non per mancanza di fiducia ma perché sono convinto che non riuscirei a parlargli. Mi riesce più semplice scrivere e a riprova di questo non sono riuscito a parlarne neanche con le persone a me più vicine. Ho passato molto tempo in solitudine, mi sono preso molto tempo per me (ho fatto un mese di ferie), ho pensato molto. Spesso ho pianto ricordando mio padre. Ma sto cercando di farmene una ragione: provo un dolore immenso, intimo, indescrivibile, quasi rabbioso, con cui dovrò convivere per sempre ma con serenità. Sono convinto di avere altri “problemi” (rapporto con mia madre, con la mia ragazza, …) che si sono acuiti ma che affronterò. E’ passato un anno e mi sembra una vita. Non l’ho ancora salutato e un giorno dovrò farlo, dovrò lasciarlo andare. Per il momento però non voglio. Un amico mi ha detto: “I ricordi oggi ti distruggono, domani ti aiuteranno”. Credo e spero abbia ragione …

Grazie a tutti Voi, preziosi e cari Medici.

[#17]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile utente
Quando si deve superare un grande dolore, l'unico modo per farlo è affrontarlo e passarci attraverso. Il dolore è una sensazione che non può scomparire, può solo decantare, col tempo. Ma per poterlo fare, l'unico modo è attraversarlo completamente. È necessario prima toccare il fondo, per poi puntare i piedi, darsi la spinta e riemergere.

Anche se ha deciso di non chiedere aiuto specialistico, scrivere può essere d'aiuto in questo processo, come si è già reso conto anche da solo.

A proposito: nessuno di noi è medico.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

[#18]  
Dr. Giannantonio Cassisi

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Noto con piacere che il suo "Non voglio" di oggi ha rimpiazzato il profondamente diverso e soverchiante "Non riesco (non posso)" di qualche tempo fa. Segno, a mio avviso, che la coscienza si sta facendo strada attraverso il marasma di emozioni di cui è prigioniero.

Cari saluti
G.Cassisi

[#19]  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

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Gentile Utente
le sue parole suonano oggi con un tono diverso, addolorato ma non abbattuto ed arrendevole.

La decisione di non farsi aiutare è rispettabilissima dal momento che è la sua ma, mi permetta, faccia attenzione a non impostare la sua vita nel tentativo di superare il dolore.
Immagino che la morte di un genitore sia una delle cose più dolorose ma credo che quando la sofferenza chiede di modificare stile di vita ed impostazione delle relazioni allora significa che, fra sè e la soluzione del problema forse si è insinuata una variabile aggiuntiva.
Sembra chiaro che questa variabile stia rendendo lento e del tutto imprevedibile il normale percorso di elaborazione, non le permette di andare oltre, e questo non sembra avere un gran valore adattivo.

Provi a pensarci.
Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense

[#20] dopo  
Utente 719XXX

Buongiorno gentili dottori.
È passato molto tempo ma volevo aggiornarvi.
Dopo due anni passati da mia madre ho lasciato quella casa per vivere da solo. Non è che mi sia pentito di aver curato il giardino (tornassi indietro lo rifarei) ma non era una decisione giusta per me: per troppo tempo mi sono come annullato cercando di sostituirmi a mio padre e cercando quindi di sentirmi più vicino a lui facendo le sue cose.
Una notte feci un sogno: ero in giardino e facevo vedere a mio padre come avevo potato la siepe, come era verde e curato il prato, come non c’era una foglia in giro, fiero di me stesso gli ripetevo “ … visto come sono stato bravo!”. Lui osservava e mi guardava, ma non mi diceva niente. Continuava a fissarmi e io speravo che mi dicesse qualche cosa. Niente. Continuava a fissarmi. Come era suo costume, avaro nelle parole, ma non nei segni, nei suoi occhi leggevo: caro figlio mio, non è quello che voglio da te. Lascia che il prato diventi giallo, che la siepe si svuoti, che i rami degli alberi crescano liberamente. Voglio che tu sia felice e basta. Un giorno ci rivedremo e taglieremo di nuovo insieme il prato. Insieme, e non da solo. Ora non serve. Non ti dimenticare di me.
La mattina dopo ho lasciato quella casa per vivere da solo. Ma solo, in realtà, non lo sono mai.

[#21]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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In genere evitiamo di commentare i sogni descritti dagli utenti, ma in questo caso mi permetterò di fare un'eccezione.

Perdere il padre significa per molti perdere un punto di riferimento, una colonna stabile della propria esistenza. Specie per il figlio maschio, che con lui vorrebbe identificarsi e dal quale cerca approvazione.

Nel suo caso sembra che lei soffrisse proprio di mancata considerazione e approvazione da parte di suo padre che, evidentemente, deve averle concesso queste cose con il contagocce, tanto che anche in sogno questo fatto si manifesta.

Tuttavia sembra positivo che lui (ma il realtà si tratta di lei stesso, perché è lei che lo ha sognato) le stia facendo capire che deve imparare a camminare sulle proprie gambe, senza curarsi troppo di dover piacere o compiacere gli altri.

Quindi da ora in poi si occupi soprattutto del SUO giardino.

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#22] dopo  
Utente 719XXX

Gentile dott. Santonocito,
sono una persona razionale ed anche io faccio poco se non nulla riferimento ai sogni, di solito. Ma quel fatto (che “fatto” non è trattandosi di un sogno), mi ha scosso come uno schiaffone (questo si reale!). Comunque ha colto nel segno un lato del mio carattere che ben conosco, visto che cerco continuamente approvazione da parte degli altri su quello che faccio; anche sul lavoro mi gratifica più un complimento che una parcella. Ma mi sfugge il lato negativo di questo. Per me non è infatti un problema anzi, lo trovo meno futile di un assegno. Anche con mio padre era così ma, come da lei intuito, lui era avaro in riconoscimenti plateali e conoscendomi molto bene mi ha sempre spinto a dare sempre di più e sempre meglio. Le racconto un fatto: mi laureai con il massimo dei voti e quel giorno ero strafelice nel vedere mio padre contento come un bambino, orgoglioso di suo figlio, ma anche in quella occasione non disse una parola, solo un piccolo buffetto di approvazione ( e con le lacrime agli occhi). E questo per me valse più di un voto su un diploma. Certo, ero soddisfatto anche per i miei sforzi ma … tutto qui. E questo non è assolutamente riduttivo nei miei confronti. O sbaglio?

[#23]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Comunque ha colto nel segno un lato del mio carattere che ben conosco, visto che cerco continuamente approvazione da parte degli altri su quello che faccio; anche sul lavoro mi gratifica più un complimento che una parcella.
>>>

E questo è ben noto ai dirigenti capaci, che sanno che complimenti e pacche sulle spalle si possono elargire gratuitamente...

>>> Ma mi sfugge il lato negativo di questo.
>>>

È negativo nel senso che ogni individuo dovrebbe tendere per quanto possibile a una certa autosufficienza e a un livello minimo di autostima.

Mettere l'idea che si ha di se stessi in mano ad altri, di chiunque si tratti, è una trappola pericolosa perché finisce che uno si ritrova a fare sempre quello che vogliono gli altri, piuttosto che quello che vuole lui.

Ma se per lei questo non è importante, ignori pure il commento.

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#24] dopo  
Utente 719XXX

Sono dirigente di me stesso visto che sono libero professionista: la cosa può valere per i miei clienti, ma non ho detto che il complimento sostituisce la mia parcella ma che è più gratificante!

Invece trovo interessante la sua lettura “..si ritrova a fare sempre quello che vogliono gli altri, piuttosto che quello che vuole lui”. Sono consapevole di questo e potrebbe essere vero per molte cose che mi riguardano, se solo lo permettessi, ma mi creda che faccio “quello che voglio” a tal punto di essere una persona assolutamente autonoma nel modo di fare e di pensare. Altro è cercare “l’approvazione” di chi mi sta vicino. Le faccio un esempio: ho cercato casa in affitto e l’ho trovata adatta alle mie esigenze. Alla mia ragazza (che non vive con me) invece non piaceva (a causa della distanza dal centro) ma presi ugualmente quella abitazione in quanto le mie esigenze (costi e dimensioni) erano prioritarie per me, ma ci rimasi male per il giudizio negativo di lei nonostante gli spiegai la situazione.


Comunque faccio tesoro e rifletterò su quello che mi ha detto, perché lo reputo importante.

La ringrazio per il consulto, sempre molto utile.

[#25]  
Dr. Antonio Vita

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Gentile Utente,

Ho piacere che ce l’abbia fatta e da solo. A volte succede che la presenza di un analista o di uno psicoterapeuta non serve se non ad accompagnare il proprio paziente durante il percorso interiore che fa.
Il percorso di trasformazione non sempre avviene attraverso l’analisi o la psicoterapia. Ci sono esperienze vicarianti che sono molto efficaci e del tutto prive di appoggio.
Chi crede, chi ha il beneficio e il carisma della fede può farle attraverso un percorso di immersione religiosa. Chiunque altro può farle in molti modi diversi e appropriati.
Questo è il sogno della fine di un percorso lento e durato diversi anni. Adesso lei è libero da quei legami che lo tenevano stretto a fare cose che non aveva mai realizzato prima. Ma non voleva questo suo padre. Suo padre voleva che lei crescesse come uomo e come figlio ed affrontasse la vita con coraggio e determinazione, con passione e con autenticità, con sentimenti veritieri e obiettivi consapevoli. Adesso si è liberato ed è in grado di poter fare da solo: ha lasciato la casa paterna, portando con sé l’”immagine” di suo padre che lo guarda espressivo e silenzioso (e amorevole).
Questo suo sogno è simbolo di una trasformazione psichica, di una metamorfosi della propria personalità. I suoi rimorsi per non aver aiutato suo padre quando ce n’era bisogno forse erano inutili o sostenibili. Ed è assolto in pieno perché non era l’orto e il giardino che suo padre voleva che lei curasse, ma la sua psiche che ha affrontato veramente una conversione pregevole e l’ha reso maturo e capace di vivere da solo con lucentezza e con particolare capacità la sua vita.
Complimenti vivissimi e grazie di essersi ricordato di noi.

Con tanti auguri e molti cordiali saluti.
Dott. Antonio Vita
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sito web: www.psicovita.it

[#26] dopo  
Utente 719XXX


Gentile Dott. Vita
La ringrazio per la sua risposta. In realtà ho affrontato questo percorso non da solo ma appoggiandomi alle cose che avevo: la mia ragazza, i miei fratelli, i miei amici, il mio lavoro. Non direttamente, aprendo il mio sconquasso interiore a loro, ma con la consapevolezza che loro c’erano. E facendo un lavoro “su di me” non di autoconvincimento o autocommiserazione, ma di consapevolezza su quello che sono. Mio padre non c’è più, e questo mi manca, ma ci sono io con le mie paure, con la mia felicità, con le mie insicurezze e con la mia forza.
E’ stato un percorso lento, irto di ostacoli, affrontato con una energia che non avevo. Sono altresì consapevole che ognuno di noi debba affrontare questi momenti a modo proprio, in modo altrettanto diverso, come Lei dice.
E scrivere tutto questo qui è un modo per ringraziarvi, tutti voi, non solo quelli che hanno scritto sul mio consulto, perché il vostro lavoro è prezioso e questo spazio è più utile di quanto, forse, voi pensiate. Lo è stato per me.
Non mi sono semplicemente “ricordato” di voi e sono io che vi ringrazio. Infinitamente.
Se cammino da solo lo devo anche a voi.

Vi auguro le migliori cose e vi saluto cordialmente.
Un abbraccio