Utente 509XXX
A casa mia mi sento incredibilmente sola e non compresa, sempre giudicata e presa di mira. I miei fratelli criticano in maniera molto cattiva tutto ciò che faccio, rivolgendomi insulti e spesso espressione di disgusto. Come se fossi sempre un grande disastro. Sono spesso etichettata da loro come quella "viziata" e che pretende troppo. Magari che pretende troppo a livello di soldi, a livello di libertà da parte dei miei genitori. Quando magari cerco un loro appoggio per tornare un po' più tardi a casa non lo trovo mai, solo due persone che incentivano i miei genitori a darmi meno libertà. In realtà i viziati sono loro, in particolare il mio fratello più grande che viene coccolato, difeso e accontentato da mia madre. I miei genitori non si amano più e non si sono divorziati solo perché mia madre non lavora, è molto grande e non riceverebbe chissà quali vantaggi. A parte ovviamente separarsi da mio padre che tanto odia. Litigano ogni giorno in maniera violenta e mio padre alcune volte le da anche della puttana. Mio padre è molto vecchio e mi picchia e mi insulta pesantemente fin da piccola quando litighiamo, cerco infatti in qualsiasi modo di evitare di farlo arrabbiare. Da della puttana anche a me quando litighiamo. Bestemmia, va in giro per casa in mutande e urla sempre. Però se qualcuno prova a fare la stessa cosa si arrabbia. Mi prende in giro quando dico qualcosa su cui non è d'accordo o se pensa che sia stupido. Quando sono malata anziché preoccuparsi di me mi urla addosso perché non sono andata a scuola e che non ho voglia di fare nulla. Non vedo l'ora che muoia, mi ha lasciato fin troppi lividi. E poi c'è mia madre. Mia madre mi ha costruito una gabbia fin da quando ero piccola e continua a stringerla. La risposta ad ogni cosa prima di sapere quale sia effettivamente la domanda è sempre no. Mi costringe ogni giorno a escogitare sistemi per uscire e stare serena, ma puntualmente non serve mai a niente. Non giustifica mai i suoi no, o se lo fa sono giustificazioni senza alcun senso. "Dato che piove e non è vitale che tu esca, resti a casa". Magari avevo un appuntamento all'associazione di cui faccio parte, ma a lei non importa. Mi ritrovo sempre a piangere, davanti a una madre che non mi capisce. I miei genitori mi danno sempre della viziata quando piango, credono che io voglia attirare l'attenzione. Quando urlo e li prego di lasciarmi in pace mi ridono in faccia nel vero senso. Mia madre in questi anni ha solo scatenato in me meccanismi strani per quanto il relazionarmi agli altri, ha creato in me piccoli traumi. Ad ogni suo no inizia a battermi forte il cuore, sento come se si formassero tante matasse nel cervello, e non riesco più a controllarmi. È come se perdessi la capacità sulle mie azioni. Tanto che alcune volte ho iniziato a tirarmi i capelli e sbattere la testa a muro davanti a loro. Ho provato diverse volte a parlare con entrambi, ma non ha mai portato a nulla. Mi rispondono sempre con "Non è vero, noi ti diamo tutto". Aiutatemi.

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Dr.ssa Alessandra Varotto

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Gentile Signorina,
sembra palese, dalle sue parole, il fatto che Lei stia facendo tanta fatica a ricavarsi uno spazio di dignità dentro la sua famiglia. E con questo intendo uno "spazio" dove poter essere sentita, non solo quando vuole andare all'associazione quando piove ... ma anche nelle discussioni più pratiche e quotidiane che fanno parte dell'ordinaria amministrazione famigliare.
Dalla sua lettera si evince, poi, tanto sentimento di rabbia nei confronti di papà, un uomo che la offende e la critica continuamente, tant'e' che Lei si augurerebbe che lui morisse. Anche con la Sua mamma si esprime con parole amare ad esempio quando riferisce di sentirsi quasi soffocata da questa ("mi ha costruito una gabbia fin da quando ero piccola e continua a stringerla")
Nel suo piccolo sistema di famiglia in cui sembra dominante il genere maschile entrano in gioco tanti fattori ad influenzare ciò che noi psicologi chiamiamo il/i conflitto/i adolescenziale/i. In primis è in gioco l' emergere della "personalità" sessuale e poi anche il Suo forte bisogno di relazionarsi fuori dalla quattro mura, di cercare persone altre, con cui sintonizzarsi e scoprire modi altri di vita e di comportamento, dove stare e provare a sperimentarsi.
Ritorniamo, tuttavia, al suo mondo "dentro" la famiglia che è poi l'ambito di questo scritto, un modo turbolento fatto di tanti no e di grandi rifiuti che le provocano anche la sensazione di non sentirsi pari ai suoi fratelli...provocando addirittuttura un senso di disorientamento (...sento come se si formassero tante matasse nel cervello, e non riesco più a controllarmi. È come se perdessi la capacità sulle mie azioni). Io non Le potrò offrire la soluzione per calmare le acque dentro casa e trovare quel prestigio famigliare che le manca per poter reagire a testa alta ai no di papà o per sentirsi rinonosciuta adeguatamente dai suoi fratelli. Al di la del fatto che la sua famiglia sia già palesemente "sfaldata" e che i suoi genitori forse non sono nemmeno felici di stare insieme... mi interessa sapere a questo punto dell' argomentazione se, e in quale misura ,possa essere presnte la possibilità di un aiuto familiare di fronte a questo momento di crisi che sta vivendo (una crisi, amio avviso, normale perchè imprescindibile dalla sua età). Su questo nodo importante mi sentirei di provare a rispondere riprendendo la descrizione che ne ricavo del suo quadro famigliare....Certamente un papà che gira in mutande per casa e che sforna parole offensive ogni volta che apre bocca non avrà i modi più raffinati per esprimersi verso di Lei, ma se questo è il suo unico modo per "arrabbiarsi" e per dire quanto è importante non perdere giorni di scuola, allora sentiremo certamente quel "fischio" all'orecchio che ogni adolescente ribelle avverte a diciottoanni. E questo segnale farà riflettere sul fatto che, forse, papà nei suoi modi burberi, vuole dire che è importante non perdere le lezioni e che bisogna dimostrare impegno per conquistare il diploma...Mi permetto di avanzare questa ipotesi interpretativa per rendere conto che un padre anagraficamente "molto vecchio" avrà forse una mentalità per certi versi atipica nei tempi ma non per questo ci si dovrà porre al di sopra di lui senza le dovute considerazioni (essere anziano spesso significa non avere avuto la possibilità di conoscere un istruzione superiore ma sapere invece, proprio perche non si è fatto un grado elevato di scuola, quanto importante è essere una persona studiata...ma non so se questo è il suo caso e quindi lo scrivo tra parentesi).
Rispetto alla mamma che Le costringe ogni giorno a escogitare "sistemi per uscire e stare serena" non mi sento di esprimermi contro, almeno per le poche parole con cui ce la descrive.... Probabilmente peccherò anche qui "ipotesi" interpretative affrettate, tuttavia, per quanto Lei abbia replicato l'inutilità del suo aiuto nei momneti di crisi familiare, mi sembra l'unica persona descritta in modo "umanamente" più caldo. Mi sembra pure di capire che nei suoi tentativi ti aiutarla si intravendano le intenzioni a cercare una via per la Sua serenità!
L'adolescenza è l'età dei no, quella che presuppone (nella risoluzione dei suoi tanti conflitti e avversità) il passaggio risolto o meno alla fase adulta. Chi si trova qui dentro, dolente o non dolente, dovrà affrontare tante rinunce anche da parte dei genitori e dovrà combattere tanto con i suoi fratelli. E non ne uscirà indenne.
Quello che Le voglio dire con queste parole è di cercare con molta umilità d'animo e tanto coraggio di affrontare la sua famiglia con il dialogo. Solo costruendo "ponti" di contatto con la famiglia, potrà riuscire un giorno di affrontare le tappe della sua vita futura in modo veramente sereno. Le servono delle spalle per costruire poi le sue di spalle. Provi a far tesoro di queste parole per quanto Le è possibile, senza chiudersi nel muro dei no e dei pianti. E provi, soprattutto, a chiarire a mamma e papà quali sono le sue esigenze di adesso e soprattutto perchè lei ritiene di non sentirsi appagata da loro (...mi rispondono sempre con "Non è vero, noi ti diamo tutto").
Le farà senz'altro bene pensare che tutto si possa chiarire con il dialogo. E se si alzerà ancora un altro no, non sarà mai come prima perchè lei ci avrà provato. Parli a suo padre senza paura di farlo arrabbiare e dia sua madre la fiducia che merita perchè anche lei ne ha bisogno...
E con questo la saluto, sperando di essere riuscita per lo meno a farLe veder le cose da una prospettiva diversa e non così buia come Lei ci è venuta a descrivere qui a Medicitalia.
Cordialmente
Dr.ssa Alessandra Varotto
Dr.ssa Alessandra VAROTTO
psicologa clinico dinamica indirizzo comunità
Iscritta all'albo Regione Veneto n.7550
www.studiovarotto.com

[#2] dopo  
Utente 509XXX

Affronto questa situazione in questo modo da quando ero piccola. Ho ricevuto lividi da mio padre e visto sangue uscire dalla gengive dei miei fratelli adolescenti perché li aveva picchiati troppo. Non si tratta di una crisi adolescenziale, io ho quasi 18 anni. Mio padre non è "burbero", mio padre è una persona senza educazione e meschina che per esprimersi usa parolacce, urla, bestemmie e pretende rispetto senza darlo. Mio padre si sente il re a casa mia e pretende che tutti lo trattino con i guanti, mentre lui si permettere di trattare gli altri come più gli accomoda. Non tutti i genitori sono bravi genitori e non sanno dimostrarlo, alcuni sono persone senza uno scopo nella vita che fanno figli e poi li rovinano. E questo sa perché? Perché se non ti sei sposato e non hai avuto figli in vita tua sei solo un fallito. Ma se ti sposi e tratti tua moglie con i suoi figli da schifo perché effettivamente non li ami allora fallito ci resti comunque. Mio padre non mi ama, sono solo il suo piccolo trofeo da mostrare quando si sente inutile e senza uno scopo. Mia madre mi ama solo per non sentirsi sola accanto mio padre, ma non mi apprezza. Sono la sua consolazione mal riuscita a una vita di sbagli. I miei genitori mi vedono come la pecora nera, come quella che non c'entra niente. E hanno ragione, non resteremo in contatto se mai un giorno mi sposerò e quando mi trasferirò. E devo aspettare ancora due anni, durissimi. Abbiamo pensieri opposti su tutto. Ho provato a instaurare questo dialogo che dice lei milioni di volte, a parlare con la calma, esprimere il mio pensiero, i miei bisogni. Ho sempre ricevuto porte in faccia. Ho cercato soluzioni invano e ho provato un sacco di volte a vedere la cosa in un'altra prospettiva. Non c'è. "Loro ti spengono" non sa quante persone me lo dicono.

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Cara ragazza,

ci presenti una situazione complessa, che talvolta giunge a sfociare in episodi di autolesionismo quali "..tirarmi i capelli e sbattere la testa a muro.".

Vorremmo veramente aiutarTi,
ma un consulto online non può certamente risolvere i Tuoi malesseri.
Anzi, al contrario può darTi l'illusione di esserti affidata a qualcuno, quando online ciò non può avvenire.

Per questi ed altri motivi il presente servizio di "Consulti" è più adatto alle persone maggiorenni.
Non perché i minorenni non ne abbiano bisogno,
piuttosto perché a loro è ancora più indispensabile un ascolto di persona;
ad esempio presso la Psicologa/o dello "Spazio Giovani" del Consultorio della Tua città, dove potrai recarTi in autonomia e gratuitamente.
Ritieni di poterlo fare?

Ciao
Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfez. Sessuologia clinica, Psicologa europea.
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