Utente 444XXX
Gentili dott.
Mi rivolgo ancora a voi per un problema pratico che sta avendo però anche pesanti risvolti psicologici.
Sono stata seguita dai 7 ai 21 anni di età presso un centro ospedaliero di eccellenza, di cui non faccio il nome a causa una patologia genetica su cui mi sono già dilungata anche troppo nei precedenti consulti. A 21 anni, un po' perché la pediatria mi andava stretta, un po' gli ospedali non li sopportavo più, decisi di interrompere ogni controllo e, da allora fino ad oggi, sono stata seguita solo dal mio medico di base specializzato in ginecologia.
Ora però mi ritrovo a 33 anni che, mi rendo conto, per quanto il mio medico di famiglia abbia fatto un buon lavoro e io sia in buona salute, molte cose sono state trascurate. Ho così deciso, 2 mesi fa, di riprendere a farmi seguire da un centro medico specializzato, anche per capire quali e se ci siano per me le possibilità di avere un figlio tramite Fivet in futuro.
Mi sono quindi messa in contatto con i responsabili del reparto di endocrinologia per adulti dell'ospedale dove ero seguita da bambina.
I quali, con mio stupore, nonostante abbia io 33 anni, mi hanno indirizzata alla pediatria. Allo stesso ambulatorio di ambulatorio e malattie rare che avevo lasciato 12 anni fa. Per non so quale prassi ospedaliera infatti, per le adulte affette dalla mia patologia, in quell'ospedale hanno istituito un apposito ambulatorio "transizione verso l'età adulta". In pediatria. Gestito da un'équipe mista pediatria-adulti.
Secondo voi come mi sono sentita all'idea di dover andare in pediatria a 33 anni, un'età in cui, se fossi nata normale, in pediatria ci avrei portato i miei figli?
E per quale motivo quelle che sono normali dopo i 16 anni se hanno, che so, il diabete o problemi alla tiroide, vanno in endocrinologia per adulti, invece io, a 33 anni vengo mandata in endocrinologia pediatrica? Perché io non sono una donna vera e loro invece sì?
In pediatria non ci torno nemmeno morta. Piuttosto non mi faccio curare.
Sto pensando di lasciare anche la terapia psicologica, sinceramente. Che senso ha fare tanti sforzi e provare a considerarsi una donna nonostante la malattia genetica e l'infertilità, che senso ha tutto questo lavoro su di me se poi fuori dalla stanza di terapia la realtà è questa?
Il mio terapeuta si ostina a voler analizzare i traumi passati, i motivi psicologici del mio rifiuto della pediatria. Ma sul serio, lo devo anche spiegare perché non voglio andare in pediatria a 33 anni? Non ho bisogno di parole in questo caso. Ho bisogno di fatti concreti. Non sono di certo io il problema in tutta questa storia. Anche se, il mio terapeuta mi ha detto che devo capire che il mondo non è pensato per quelle come me. Ma che ragionamento è? Io non pretendo un mondo so misura per me, al contrario, voglio essere trattata come quelle normali.
Mi sa che rinuncio a tutto, tanto se cerco di fare qualcosa di buono, la realtà me lo impedisce, perché non sono e non sarò mai una donna vera.

[#1] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

Distinguiamo dati di realtà e significati attribuiti.

1. Dati di realtà.
Il PERCHE' dell'invio a pediatria deve chiederlo a chi effettua l'invio,
ma disposta ad ASCOLTARE i "dati di realtà": clinici, terapeutici, di procedura, di transizione, burocratici, ecc. Loro li conoscono, nè Lei nè io invece no, ma ci sono.

2. I significati
che Lei attribuisce all'invio in pediatria e i sentimenti che ne scaturiscono
sono ugualmente rispsttabili,
ma vanno in parallelo, non insieme.
Verranno considerati "dopo"
e magari Lei rifiuterà visto che "..VOGLIO essere trattata come quelle normali"
mentre la Sua problematica genetica non Le permette di essere nella norma in quello specifico settore riproduttivo.

Torna in questo consulto
il VOGLIO,
che in uno dei precedenti consulti Le segnalavo come "illusione di onnipotenza";
torna la grande arrabbiatura, che dopo giorni lentamente si riassorbe.

dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfez. in Sessuologia Clinica, Psicologa europea, Rovereto (TN)
www.webalice.it/centrodipsicologia

[#2] dopo  
Utente 444XXX

La sua risposta si commenta da sola.
Alla mia età essere considerate adulte, nonostante la patologia, non è illusione di onnipotenza, è un diritto!
Per sua informazione, in altri ospedali italiani, pure quelle come me smettono di essere seguite in pediatria dopo i 20 anni.
Ah, scusi... Dimenticavo che lei è normale, ha avuto tutti i figli che voleva, pertanto non accetterebbe mai di essere curata in pediatria.
Invece io, che non sono una donna vera, devo accettare le cose come stanno.
Le faccio i complimenti, allora, visto che lei è superiore a me.

[#3] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Nella fase dell'arrabbiatura
ogni persona che incontra ... viene presa a botte se non Le dà ragione.

Sappiamo dai consulti precedenti che,
rispondendo a Lei,
si corre questo rischio
dato che
come Lei ci scrive il 18.09
"è come se ci fossero, diciamo, due parti di me, una istintiva e una razionale, che entrano sempre in conflitto. Ma possibilità di "riappacificazione" purtroppo non ne vedo."

Noi tuttavia abbiamo scelto, per il momento, di risponderLe sempre,
segnalandoLe però
che non rispetta le "Linee guida" del sito
e che si prende delle libertà eccessive non giustificabili da alcuna patologia nè fisica nè psichica;
caratteristiche che, in taluni casi, hanno portato lo Staff Amministratore del Sito a bloccare i Suoi consulti
(tra cui: https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/566556-malattia-genetica-e-disagio-psicologico.html
https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/630476-non-so-se-sono-matta.html ).

La rimandiamo dunque al Suo Psicoterapeuta
che da tempo ha il piacere di prendersi cura di Lei di persona.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfez. in Sessuologia Clinica, Psicologa europea, Rovereto (TN)
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[#4] dopo  
Utente 444XXX

Gentile dott.ssa,
Non ha risposto alla mia domanda.
Lei, alla sua età ormai più che adulta, accetterebbe di essere seguita in un reparto pediatrico?
Credo proprio di no.
E allora, per quale motivo dovrei accettarlo io?
Ripeto: non sono io il problema in questa storia.

[#5] dopo  
 Staff Medicitalia.it

Gentile utente
la dr.ssa Brunialti ha già risposto ampiamente alle sue richieste, la preghiamo di non riproporre in modo ossessivo richieste simili o di formulare domande poco pertinenti.

La consigliamo di leggere attentamente le linee guida ai consulti.

Questo consulto viene chiuso dallo staff

Distinti saluti
staff@medicitalia.it