Utente
Salve, ho 34 anni e sono sposato da 5 con una donna, mia compagna da 18 anni.
Per entrambi è stato il primo rapporto di coppia.
Stiamo attraversando una forte crisi che, credo, ci sta portando a separarci.

La crisi è scoppiata a gennaio quando da un anno avevo iniziato una relazione con un'altra donna, dapprima sincera amica e poi vera e propria compagna.
A gennaio ho capito che non potevo continuare così e che dovevo capire cosa stava accadendo a me e al mio matrimonio.
Il tutto condito dai sensi di colpa che ancora oggi non mi lasciano.
Ho cercato di allontanarmi per un periodo da entrambe ma senza successo.
Con l'altra donna non ci siamo quasi mai più visti ma ci sentiamo.

La crisi in realtà era già in atto da diversi anni senza accorgercene.

Il nostro rapporto è sempre stato simbiotico (più da parte sua), chiuso verso l'esterno.
Abbiamo sviluppato un noi e trascurato l’io.
E questo ho capito essere stato motivo di mancata crescita individuale e un completo ristagno nella coppia.
Tutto ciò, purtroppo, lo percepisco solo io.
Solo io sento il bisogno di crescere.
La coppia per entrambi è stata un rifugio dalle nostre insicurezze.
Ma anche questo lo vedo solo io.

Il più grande elemento di crisi è la sessualità.
Io e mia moglie non siamo mai riusciti ad avere un rapporto sessuale completo.
Ciò è causato da un suo vaginismo di natura psicologica (che sta cercando di affrontare solo ora) e da un mio problema di eiaculazione precoce che ho capito solo dopo il tradimento essere una risposta al vaginismo di mia moglie.
Ciò che ha portato a trascurare tutto questo sono le insicurezze e la chiusura del rapporto.
Io ho sempre pensato di essere la causa di questo e per anni ho tentato di risolvere il mio problema senza successo da punto di vista medico e non psicologico.
La risposta di mia moglie non c'è stata.
Lei non ha mai voluto affrontare il problema.
Inoltre mi sono sempre sentito poco desiderato da lei anche per altre forme di sessualità.
Questo ha causato in me frustrazione, mancata speranza.
Mi ha allontanato da lei.
L'altra donna per me è stata una luce.
E ho scoperto con lei una parte di me prima ignota.

Ma con l'altra donna non è nato tutto per una attrazione sessuale.
Con lei, dapprima amica, riuscivamo ad aprirci, a parlare, a creare un'intimità.
Riuscivo a trovare un supporto, mi sentivo valorizzato e mi sentivo che potevo crescere con lei.
Tutto ciò non c'è stato con mia moglie.

Il rapporto con mia moglie era basato sulla progettualità, su comuni idee di vita, sulla dolcezza.

Da due settimane mia moglie sa tutto.
In questi mesi è stata lei a cercare di ricostruire mentre io volevo capire.
E ora lei, distrutta dal tradimento, non ha più la forza.
Se voglio salvare questo rapporto è il momento che sia io ha fare qualcosa ma non sento questa spinta, non sento la forza e l'entusiasmo.
Vorrei un parere da parte vostra e capire quanto seguire questo mio istinto che mi dice che non ce n'è più o sforzarmi di cercare un riavvicinamento.
Grazie

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

nessuno può sostituirsi a Lei nel dirLe cosa fare della Sua relazione matrimoniale:
non è compito (e responsabilità) di noi Psicologi influenzare decisioni o comportamenti.

Una riflessione clinica però:
generalmente una donna vaginistica è in coppia con un uomo con qualche problema sessuale;
oppure talmente timido - sessualmente - da non riuscire a spingerla con decisione ad affrontare il problema attraverso una terapia sessuale
ben prima dei 18 anni
e ben prima di giungere alla frutta.
In questo senso generalmente marito e moglie sono collusivi rispetto al problema
e la responsabilità va condivisa.
Cambiando partner la collusione si spezza, anzi non si crea neppure; e dunque accade che l'uomo possa ben-funzionare sessualmente.

Allo scopo di dipanare i vari fili che si aggrovigliano nella Sua vicenda personale e di coppia,
La oriento vivamente verso alcune sedute con uno Psicologo che sia anche Psicoterapeuta e che La aiuti a guardarsi dentro con limpidezza,
senza timore di osservare in viso quella verità che si fa strada.
In questo modo, qualsiasi sia la Sua decisione,
Lei avrà la serenità che deriva dall'avere esperito tutto quanto era fattibile
al fine di raggiungere la massima chiarezza possibile.

Per chi ci legge, è possibile approfondire la problematica sul vaginismo in:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/7907-terapie-efficaci-per-il-vaginismo-dall-esperienza-clinica.html .

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#2] dopo  
Utente
Buongiorno Dottoressa,
lei ha ragione. La responsabilità di questo errore è condivisa e il peso di questo lo porto anche io. Avrei dovuto spingerla ad affrontare il problema con una decisione maggiore di quella che ho messo. Ma anche io avevo le mie paure e le mie insicurezze.
Ora di fatto ne stiamo pagando le conseguenze...
Ho letto il suo articolo sul tema. Quante possibilità ci sono che dopo tutti questi anni ci sia un cambiamento? Io ho la convinzione che anche mia moglie potrebbe risolvere il problema più facilmente con un partner diverso. E' una convinzione sbagliata la mia? Mi sembra che si sia innescato tra noi due un circolo vizioso da cui è impossibile uscire.
La ringrazio per la risposta.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Con un partner differente spesso la difficoltà della donna è la stessa,
ma la motivazione al cambiamento è nuova:
il fallimento ventennale rappresenta un peso non indifferente
che in una nuova storia non c'è.

Ma avviene anche l'opposto,
come racconta questo consulto arrivato quasi contemporaneamente al Suo:
https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/775164-non-riesco-ad-avere-rapporti.html
descrivendo in modo molto efficace il punto di vista della donna.

E' importante e prioritario che Lei riesca a fare chiarezza in sè.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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