Utente
Gentilissimi,
La mia vita è ormai un grande inferno.
Mio padre si è sentito "tradito" dai miei suoceri e dalla mia ragazza perché avrebbero omesso di raccontare una cosa che riguardava una terza persona in comune.
Situazione alquanto pesante, visto che si parlava di problematiche legali.
In realtà, loro non erano tenuti a dirglielo.
Fino a qualche mese fa erano i migliori, ora non servono più.
È sotto SSRI (10 mg di paroxetina) e Sodio Valproato da 500 mg prescritto dalla psichiatra.
Non ho mai saputo la diagnosi posta dalla specialista a mio padre.
Il mio problema è il seguentte: secondo lo psicologo sarei un dipendente affettivo.
La mia serenità dipende dalla sua.
Adesso tutto è aggravato da questa situazione che ci è caduta in testa come un macigno sia su di me che sulla mia ragazza e la famiglia come conseguenza diretta.
Dopo quasi 5 anni di frequentazione assidua tra consuoceri e aver passato delle bellissime Domeniche, mille difficoltà, ecc... mio padre ha distrutto tutto.
Potrebbe trattarsi per mio padre di disturbo della personalità?
Non riesce ad avere relazioni sociali sane e da dove passa tutto si distrugge.
Non dura nulla.
Per quanto riguarda me; come posso fare per "difendermi" da tutto questo?
Io sto malissimo, vivo terribilmente sotto ansia perenne.
Mi sto trasferendo in una nuova casa ma non so se questo potrà contribuire a farmi sentire meglio.
Non solo, quella persona onesta di mio padre continua a pubblicare sui social le "sue ragioni" alludendo all'argomento tramite link.
Ho paura e sono demoralizzato per il mio futuro esistenziale, di coppia e della mia salute mentale.
Grazie e buon proseguimento.

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Dr.ssa Bernadetta Cucinotta

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Buon giorno, in effetti da quello che racconta il suo psicologo ha ragione, uno schema di dipendenza affettiva si riscontra.
Quello che non ho capito è se lei é in terapia o no, in quanto sarebbe decisamente necessario per la sua salute mentale e la sua vita futura, che lei affrontasse e risolvesse una volta x tutte questo bisogno disfunzionale, e ciò puó farlo iniziando un percorso terapeutico serio con uno psicoterapeuta.
Ciò la aiuterebbe anche a iniziare a prendersi cura di sé invece di preoccuparsi della diagnosi di suo padre, anche perché saperlo lascia un pò il tempo che trova e non risolve nulla.
Dr.ssa bernadetta cucinotta