Utente
Sono sposata da 14 anni, abbiamo due ragazze di 9 e 12.
Il rapporto è sempre stato molto difficile, lui ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo.
Il suo umore, i suoi problemi, la sua stanchezza, ci hanno condizionato la vita.
È sempre riuscito a rovinare ogni momento bello, e piu io cercavo di assecondato più pretendeva.
La violenza verbale e anche fisica è sempre stata la normalità per lui.
Finché un giorno ho smesso di reagire e mi sono rivolta a una psicologa.
6 mesi di terapia che mi ha restituito la mia dignità, facendomi capire che dovevo concentrarmi su di me e fare la mia vita.
Ho cresciuto le mie figlie amorevolmente, mi sono dedicata al lavoro, alle amicizie, a sport e hobby.
E mi vergogno a dirlo, da 10 mesi frequento anche un uomo... Iniziato per caso e per amicizia, non ci siamo più lasciati.
Malgrado questo ho sempre sperato che un giorno avrei avuto il rapporto con mio marito che non ho mai avuto, che saremmo stati prima o poi una famiglia vera.
Finito il lockdown, che è stato un incubo e durante il quale ho stretto i denti, ho chiesto la separazione.
Lui ha fatto finta di niente, ma vedendomi convinta ha deciso di tentare l'ultima spiaggia andando in psicoterapia.
È più di un mese, e la situazione è sempre peggio.
Mi insulta in continuazione, ha il sentore che io mi veda con un altro (anche se ora lo sento e basta) e mi addossa tutta la colpa della fine soprattutto in presenza delle figlie, con una volgarità che non dico.
Ma di andarsene di casa non ne vuole sentire parlare.
Quando gli ricordo le violenze lui minimizza o addirittura nega, gli ho persino inoltrato la mail che nel 2016 scrissi ad un centro antiviolenza, ma lui nega, dice che nelle altre famiglie non è tutto rose e fiori e che le nostre figlie non stanno subendo nulla di grave.
Io mi interrogo sul fatto se sia vero che voglio lasciarlo perché ho un altro, ma non credo sia così.
Non per niente con il mio amante ci siamo "lasciati", proprio perché voglio capire bene... A lui ci tengo ed è una persona umanamente eccezionale, mi aiuta e mi supporta, ma non sarà mai come avere una famiglia.
Dall'altro lato dubito che con mio marito le cose potranno mai migliorare e sinceramente è tutto fuori che amore.
Vorrei uscire da questo incubo, poter crescere le mie figlie nel modo migliore e far vivere una vecchiaia serena ai miei genitori che non ne possono più?
Ci riuscirò?
A che prezzo?
Lasciare mio marito (senza negoziare e temporeggiare oltre) è l'unico modo per uscirne vero?
Aggiungo che con mio marito non ho rapporti da quasi un anno, e che ha problemi anche nella sfera sessuale di eiaculazione precoce che non sono mai riuscita ad affrontare... Grazie

[#1]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Al punto in cui è giunto, sembrerebbe diventato un problema ormai più legale che psicologico.

Ha fatto terapia, ha migliorato la sua condizione, ha conosciuto un'altra persona (che ha, correttamente, secondo me, messo in stand by). Le manca solo l'ultimo passo: la separazione, che suo marito apparentemente non vuole concederle.

Con tutta probabilità il narcisismo non c'entra nulla, è più verosimilmente un caso di marito possessivo - magari egocentrico, ma non è esattamente la stessa cosa del narcisismo - che non accetta di essere lasciato dalla moglie.

Si trovi un bravo legale esperto in separazioni.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#2] dopo  
Utente
Grazie dottore per la sua risposta.
In effetti la sua risposta sarebbe più che logica, se non fossi prima di tutto una mamma e cercassi di capire quale sia la scelta migliore per il bene delle mie figlie. Farle vivere in una famiglia dove il padre arriva alla sera dal lavoro e insulta e talvolta picchia la madre senza motivo, solo perchè è nervoso dalla giornata, oppure separarmi e lasciarle per due week end al mese sole con un soggetto psicopatico? Perchè mi permetta, ma non ci vuole un dottore in psicologia per capire che mio marito ha dei seri problemi, che sia narcisismo o altro. Si sta curando, ma quasi due mesi di terapia lo hanno solo peggiorato a livello di equilibrio, oramai è diventato impossibile persino servirgli la cena senza che lui cerchi la lite o mi spacchi qualche oggetto in casa. E' possibile che il motivo del suo disagio e del suo isterismo sia la convivenza con me, oggetto della sua ossessione, e che allontanarsi da me gli possa fare bene soprattutto nel rapporto con le figlie, oppure un soggetto così fragile, senza il mio supporto è destinato a peggiorare?
E anche, come posso convincerlo ad allontanarsi da casa, anche solo per un periodo finalizzato al ripristino di forze ed equilibrio mio e delle ragazze, considerato che parlarci è praticamente impossibile? Potrei farlo per interposta persona?
Grazie

[#3]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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La scelta migliore per le sue figlie è quella che dovrà privilegiare, in primo luogo, la loro sicurezza.

Se in sede di separazione verrà determinato che suo marito soffre davvero di un disturbo psicologico, tale da mettere in pericolo la sicurezza delle figlie, non è affatto scontato che gli sarà concesso vederle. O almeno non allo stesso modo in cui sarebbe concesso a un padre che non avesse tali problemi.

>>> non ci vuole un dottore in psicologia per capire che mio marito ha dei seri problemi, che sia narcisismo o altro
>>>

Il punto centrale è che da qui non sarebbe comunque possibile saperlo. Dottori in psicologia o meno. La diagnosi clinica è un atto delicato e da prendere molto sul serio, non un tanto al chilo. A volte per il clinico è difficile stabilire di persona, attraverso visite e colloqui, di cosa soffre esattamente un paziente. Si immagini per email e in base a una descrizione fatta da terzi.

Quindi non se l'abbia a male se dobbiamo per forza essere prevenuti.

Ad ogni modo ribadisco che il problema di suo marito non riguarda probabilmente il narcisismo, ma altro. E le implicazioni legali a questo punto diventano, a mio avviso, prioritarie rispetto a quelle cliniche. Ecco perché farebbe bene a prendere il coraggio a due mani e regolarsi di conseguenza. Proprio per il bene delle bambine.

>>> E anche, come posso convincerlo ad allontanarsi da casa, anche solo per un periodo finalizzato al ripristino di forze ed equilibrio mio e delle ragazze, considerato che parlarci è praticamente impossibile? Potrei farlo per interposta persona?
>>>

Difficile dirlo, comunque non certo attraverso un consulto online. Proprio perché si tratta di un rapporto difficile, e proprio perché sono interessate le vostre bambine, non sarebbe opportuno dare suggerimenti senza conoscere bene gli estremi della questione, ma soprattutto senza aver fatto almeno un colloquio conoscitivo.

Il mio suggerimento resta lo stesso, di sentire innanzitutto il parere di un legale.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#4] dopo  
Utente
Grazie,
si certamente, un legale l'ho già contattato da mesi e gli ho dato gli aggiornamenti proprio oggi.

No affatto non posso pretendere che venga fatta una diagnosi on-line, e onestamente poco mi importa di dare un nome al problema.

Forse dentro di me ho bisogno che qualcuno mi dica e mi ribadisca che, al di là di problemi coniugali cui io ho sicuramente contribuito a creare, ma che ora non sono il problema principale, la dinamica del rapporto tra due persone (che in questo caso siamo mio marito ed io ed annessa la nostra prole) non può essere da oltre 10 anni incentrata sull'insulto e sulla violenza. E che da una situazione tossica e cronicizzata non si deve fare altro che uscirne, tanto più che chi pratica violenza non ha la minima intenzione di ammettere le sue colpe e di porre rimedio. Può anche darsi che il problema non sia neppure di ordine psicologico bensì culturale, che secondo mio marito una moglie vada trattata così e che lui si senta nel giusto. Chi lo sa. Di certo non scenderò a compromessi.
La ringrazio

[#5]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> la dinamica del rapporto tra due persone (che in questo caso siamo mio marito ed io ed annessa la nostra prole) non può essere da oltre 10 anni incentrata sull'insulto e sulla violenza
>>>

Assolutamente no, è proprio così. Ed è per questo che insisto sull'aspetto legale: non dovrebbe mai succedere che un marito picchi la moglie e in questo senso sostengo che l'aspetto psicologico è secondario.

È difficile che questo tipo di persone cambi facendo terapia. È meno difficile - sebbene non scontato - che sia disposto a smettere certi comportamenti quando a suo carico vi sia una denuncia penale in corso.

Se tuttavia il problema, come mi pare di capire, sia anche una certa esitazione da parte sua nel mettere fine al suo legame con quest'uomo, circostanza che sarebbe del tutto comprensibile, allora avrebbe senso un consulto psicologico per lei, per aiutarla a riflettere sull'opportunità di tale decisione.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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