Utente 304XXX
Buonasera,
in data odierna mia madre è stata sottoposta a posizionamento di nefrostomia rene destro, per idronpionefrosi causata da stenosi ureterale (anche vescica neurologica provocato da attacco ischemico nell'anno 2004).
I medici del reparto pensano di dimettere mia madre evitando il successivo posizionamento di stent jj che secondo il suo stato di salute a mio modo di vedere sarebbe più pratico. Comunque non so se il rene in questione è ancora funzionante
Vorreri un vostro parere in merito in quanto mia madre essendo costretta a letto o in carrozzina potrebbe avere problemi di dislocazione del catetere stesso . Per la successiva sostituzione in ospedale quali dei 2 sistemi di drenaggio crea minori difficoltà e minori tempi di permanenza in ospedale ? grazie e buonasera

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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TORINO (TO)

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Gentile Signora,
la nefrostomia percutanea è il metodo più diretto ed efficace per drenare le urine direttamente dal rene, per questo motivo viene adottata in condizioni di urgenza (grave insufficienza renale, grave infezione in atto, ecc.). Questa manovra permette di valutare direttamente la reale funzione residua del rene e la sua eventuale ripresa entro le prime 2-3 settimane. Questo dato è essenziale per decidere se sia o meno il caso di inserire successivamente una endoprotesi interna (anche detta stent, o doppio j). L'inserimento dello stent non è consigliabile se la funzione renale residua è molto scarsa. L'endoprotesi di per sé non porta solo vantaggi, in quanto come "corpo estraneo" può essere causa di fastidi di varia natura ed entitá. Inoltre, in presenza - come lei ci dice - di una vescica neurologica con verosimile infezione urinaria cronica, la presenza dello stent può facilitare la retromigrazione delle urine infette. Insomma, la valutazione sul da farsi è condizionata da molti fattori, da considerare con la massima attenzione, cosa che certamente sarà fatta dai nostri Colleghi.

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
Dr. Luca Colapaoli

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La sostituzione di un DJ in genere viene eseguita in sala operatoria con almeno una sedazione. Nel caso di sua madre potrebbe essere che in seguito all'attacco ischemico non percepisca dolore e quindi non sia indispensabile. Tuttavia rimane una procedura più complicata della sostituzione della nefrostomia che si effettua in genere in ambulatorio.

Inoltre una nefrostromia ha il vantaggio di essere visibile, quindi se non funziona ce ne si accorge quasi subito. Il DJ essendo interno se smette in funzionare come si deve in genere ce ne si accorge perchè compare dolore, febbre o altri disturbi.

D'altro canto il DJ ha il vantaggio di essere "interno" e quindi più pratico. Non ci sono tubi che fuoriescono e che quindi possono essere strattonati, e la mobilizzazione di un soggetto con problemi neurologici è più facile.

Se ha avuto una pionefrosi è comunque consigliabile attendere qualche settimana prima di, eventualmente, "sostituire" la nefrostomia con un DJ, per ridurre al minimo i rischi infettivi che ha la manovra se eseguita in fase "settica".

Non conosco la situazione nel dettaglio, ma in genere i pz che necessitano di un drenaggio permanente finiscono col provare entrambe le soluzioni, e poi scegliere quella che funziona meglio e/o che provoca meno problemi complessivi.
Dr. Luca Colapaoli

[#3] dopo  
Utente 304XXX

Ringrazio cordialmente i 2 gentili medici urologi che tempestivamente mi hanno fornito esaustive e preziose informazioni sullo stato di salute di mia madre . Sarà mia premura informarvi sulle eventuali decisioni che prenderanno i Vostri colleghi in ospedale . Ancora grazie e buonasera .