Utente 553XXX
Dottori Salve sono un ragazzo di 21 anni e da un pò ho un cordoncino duro palpabile sul dorso del pene che fa un giro poco sotto al glande e si estende per circa 2 cm nella regione pubica. Ho fatto un ECD che ha confermato l'ostruzione della vena da parte di un trombo. Il medico non ha saputo dirmi come mai ho questa tromboflebite e ha ipotizzato un trauma anche se non ho rapporti sessuali da parecchio tempo e quando è comparsa questa vena dura ricordo che non mi masturbavo neanche allora il medico ha messo anche in ipotesi in eccesso di vasodilatazione avanzato dai farmaci alfabloccanti e antibiotici utilizzati per la prostatite in quel periodo. Mi chiedo quindi se a questo punto possa essere in qualche modo utile alla risoluzione del problema una terpia anticoagulante eparinica o antiaggregante. Ho letto su molti siti discussioni su questo problema e molti consigliano terapie anticoauglanti o antiaggreganti e applicazione creme specifiche. Purtroppo ho scoperto "tardi" il problema visto che all'inizio il medico non ha saputo formulare diagnosi perchè non si accorse della cosa e dopo mesi la vena si è ispessita ancora di più fino a diventare più visibile e palpabile quando finalmente il mio medico se ne accorto e poi arrivò la conferma dell' ecodoppler. A questo punto farebbe bene un trattamento con gli anticoagulanti tipo clexane o antiaggreganti come prisma 50 mg e creme come huridoid (consigliata da molti medici sullo stesso argomento)? Grazie in anticipo per l'attenzione.

[#1]  
Dr. Dario Pugliese

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Salve, la tromboflebite superficiale del pene (malattia di Mondor) può essere trattata con terapie locali (creme) o anche con l'escissione chirurgica della vena trombizzata. Si affidi alle cure dell'Urologo Andrologo per la terapia per il suo caso specifico.
Cordiali saluti.
Dr. Dario Pugliese

[#2] dopo  
Utente 553XXX

Io ne soffro da diversi mesi e all'inizio non sapevo di averla perchè i primi urologi non mi diagnosticarono niente. Solo l'ultimo urologo (il terzo) si è accorto della cosa e mi ha dato mesi di anticoagulanti (cardioaspririna e poi enoxoparina sottocutanea). Finita la terapia ancora mi trovo nella stessa situazione così sempre l'urologo mi manda da un chirurgo cardiovascolare che mi da due mesi si prisma 50 mg antiaggregante piastrinico. Quello che ora mi preoccupa è che è passato tanto tempo da quando mi è comparsa questa vena ormai trombizzata e non so se le terapie hanno efficacia a questo punto. Poi sia l'urologo che il cardiovascolare respingono fortemente l'idea di un intervento in quanto dicono causerebbe troppi danni. Sono pertanto molto preoccupato per la cosa. Penso che la cosa sia stata trattata troppo tardi per colpa dei primi urologi che dicevano che non sentivano niente al tatto anche se la vena era palpabilissima e portavo anche l'ecd che confermava il quadro. Ora mi chiedo se a distanza di tanti mesi possa avere un senso imbottirmi di anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici per cercare di risolvere. Grazie.

[#3]  
Dr. Dario Pugliese

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Capirà che è impossibile esprimersi senza averla valutata direttamente. L'unico consiglio che posso darle è di farsi seguire da un Urologo con vasta esperienza in Andrologia.
Cordiali saluti
Dr. Dario Pugliese

[#4] dopo  
Utente 553XXX

La ringrazio sempre per i cortesi interventi. Mi viene da ridere a pensare che è stato proprio l'urologo a mandarmi dal chirurgo cardiovascolare per questo problema il quale mi ha dato 2 mesi di antiaggregante piastrinico dopo 4 mesi e mezzo di anticoagulante fatto su consiglio dell'urologo andrologo senza successo. La domanda che mi viene spontanea è se dopo tutto questo arco di tempo la vena possa ricanalizzarsi essendo trombizzata completamente ormai. Il chirurgo cardiovascolare così come l'ecografista Doppler dicono purtroppo di no. La vena mi da perenne stato di gonfiore dell'organo alquanto fastidioso anche a riposo e deficit erettile lieve nonché torsione dello stesso. Chi ha avuto il "pregio" di visitarmi o non aveva capito nulla o mi ha sempre dato anticoagulanti. Quello che quindi mi chiedo alla luce di ciò è se ha senso continuare per altri mesi con antiaggreganti piastrinici. Altre visite non posso certo permettermele e penso che a poco servirebbero parliamo di una vena dorsale del pene trombizzata dura al tatto facile da immaginare anche senza visita diretta (che fino a mo non mi hanno aiutato granché). Grazie sempre comunque. Saluti.

[#5]  
Dr. Dario Pugliese

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Gentile Utente, come già scritto nel primo messaggio, nei rari casi non responsivi a terapia anticoagulante può trovare spazio la chirurgia. È ovvio però che l'indicazione la deve porre un Collega che la valuta direttamente. Cordiali saluti.
Dr. Dario Pugliese

[#6] dopo  
Utente 553XXX

Certo grazie per la risposta. Che mi ha visitato ha già ritenuto controproducente la chirurgia. Quello che mi chiedo e se gli antiaggreganti piastrinici servano per questa patologia (Mondor al pene) in generale. Lasciando un attimo perdere il mio caso specifico... le indicazioni di aggregati piastrinici (prisma 50 mg) che non dovrebbe essere un anticoagulante, è corretto come terapia? Grazie sempre.

[#7]  
Dr. Dario Pugliese

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Sì, risulta tra le terapie che si possono utilizzare.
Cordiali saluti.
Dr. Dario Pugliese