psichiatria

Neuroimaging e Malattie Mentali: come utilizzare TAC, RMN, SPECT e PET in Psichiatria

Vengono descritte le tecniche di neuroimaging più comuni (RMN, TAC, SPECT e PET) utilizzabili in psichiatria a scopo diagnostico e di ricerca.

Dr. Federico Baranzini Data pubblicazione: 23 agosto 2021

L’imaging cerebrale, noto anche come neuroimaging o brain imaging, costituisce un settore di ricerca scientifica che negli ultimi trent'anni ha potuto contare su degli importanti progressi dal punto di vista tecnologico e diagnostico.

L’importanza del neuroimaging in ambito psichiatrico

Anche la psichiatria ha saputo trarre vantaggio dal neuroimaging: grazie a questa tecnologia, ad esempio, è possibile rilevare delle lesioni cerebrali e intervenire su di esse in modo immediato. I vantaggi del neuroimaging in ambito psichiatrico però vanno oltre.

Tra i settori che hanno beneficiato maggiormente di queste nuove tecniche è importante ricordare la psichiatria biologica, ovvero quel settore della psichiatria che si occupa di investigare tutte le possibili anomalie eziologiche o patogenetiche che tendono a manifestarsi in occasione di sindromi psicorganiche, ovvero in occasione di quei disturbi di natura mentale legati a danni cerebrali diretti o indiretti. Il neuroimaging psichiatrico può, quindi, aiutare a comprendere i meccanismi neurobiologici e le anomalie dei network funzionali nel caso di disturbi quali schizofrenia, disturbo bipolare, disturbi d’ansia e ADHD (o disturbo da deficit di attenzione/iperattività), ma anche disturbo ossessivo compulsivo o DOC, depressione e disturbi del comportamento alimentare.

La psichiatria può inoltre fare ricorso al neuroimaging come tecnica di supporto al processo della diagnosi differenziale: ciò accade quando si tratta di escludere una possibile ipotesi di&nbspdisfunzione organica che si presenti sotto forma di sintomi psichici e che imiti un disturbo di natura mentale. Per esempio nel caso di diverse affezioni organiche tra le quali demenza multinfartuale, malattie degenerative, disordini metabolici, infezioni e infiammazioni del sistema nervoso centrale, ma soprattutto in caso di neoplasie (tumori) cerebrali nonché le conseguenze di traumi cerebrali importanti. Va comunque sempre ribadito, per evitare equivoci o fraintendimenti, che ad oggi la diagnosi di praticamente tutte le patologie psichiatriche primarie è squisitamente clinica e si fonda sulla visita psichiatrica, la raccolta della storia del paziente e l'esame obiettivo psichico. 

È fondamentale ricordare, inoltre, che anche il neuroimaging in ambito psichiatrico presenta diversi limiti e va utilizzato con attenzione a seconda dei casi individuali.

Neuroimaging: le tecniche più utilizzate in psichiatria

Esistono due tipologie di neuroimaging: il neuroimaging morfologico, volto a valutare la struttura cerebrale e il neuroimaging funzionale, volto al monitoraggio dell’attività cerebrale.

Nel caso del neuroimaging morfologico, le tecniche più utilizzate sono costituite dalla Tomografia Computerizzata o TC, e dall’Imaging a Risonanza Magnetica o RMN. Per il neuroimaging funzionale, invece, vengono utilizzate la PET, o Positron Emission Tomography, la SPECT, o Single Photon Emission Computed Tomography, la fMRI, o Functional Magnetic Resonance Imaging.

TAC in psichiatria

La Tomografia Computerizzata o Tomografia Assiale Computerizzata consiste in una tecnica di neuroimaging basata sulla scansione a raggi X, in grado di fornire una serie di immagini delle sezioni anatomiche del cervello. L’impiego di questa tecnica potrebbe comportare l’utilizzo di agenti di contrasto, in grado di rilevare eventuali danni alla barriera emato-encefalica come, ad esempio, in occasione di tumori, infiammazioni, o ascessi. È però importante valutare con attenzione la somministrazione dei mezzi di contrasto poiché sono suscettibili di causare, nel 5% dei pazienti, delle reazioni avverse quali ipotensione, nausea, rossori, orticaria e anafilassi.

La Tomografia Computerizzata può risultare utile in ambito psichiatrico soprattutto qualora la Risonanza Magnetica fosse controindicata come, ad esempio, nel caso di pazienti affetti da claustrofobia o ansia e nel caso di pazienti in stato di gravidanza. Benché questa tecnica di neuroimaging non presenti molte indicazioni nei disturbi di natura intrinsecamente psichiatrica, alcune ricerche sono state in grado di rilevare la presenza di alcuni cambiamenti o anomalie strutturali grazie alla Tomografia Computerizzata nel caso di pazienti psichiatrici. Tra queste è importante ricordare l’incremento del VBR (rapporto tra il volume del ventricolo cerebrale e quello dell'intero cervello) nel caso di pazienti affetti da schizofrenia, o i ventricoli cerebrali dilatati nei pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare, alcolismo, disturbo bipolare, demenza e depressione.

Risonanza Magnetica Nucleare o RMN o MRI

Grazie all’Imaging a Risonanza Magnetica o RMN, è possibile ottenere delle immagini dettagliate dei piani assiali, sagittali e coronali del cervello. Queste immagini costituiscono il frutto dell’interazione fra protoni e un campo magnetico esterno. Dipendentemente dai parametri temporali stabiliti e dalla frequenza di energia rilasciata dai protoni, la MRI è in grado di fornire due tipi di immagini: quelle dei dettagli anatomici della materia bianca e grigia e quelle delle aree affette da condizioni patologiche.

In ambito psichiatrico, la risonanza magnetica è molto importante dal momento che consente di identificare eventuali lesioni cerebrali di origine traumatica nel caso di pazienti affetti da sintomi psichiatrici come, ad esempio, psicosi o delirio, disturbi dell’umore gravi o cambi di personalità improvvisi. Questa tecnica, inoltre, ha mostrato una maggiore accuratezza nel rilevamento dei cambiamenti atrofici caratteristici della demenza, dell’edema dovuto all’infiammazione e delle lesioni della materia bianca. Rispetto alla TC, la MRI è in grado di procedere ad un’identificazione precoce di ictus cerebrali acuti.

Risonanza Magnetica funzionale o fMRI

Al momento, la tecnica nota come Imaging a Risonanza Magnetica funzionale, o fMRI nell'acronimo inglese, viene utilizzata soprattutto in qualità di strumento di ricerca. Questa modalità di neuroimaging prende in considerazione le variazioni all’interno del flusso sanguigno cerebrale e l’ipotesi di un possibile legame tra queste variazioni e le zone di attività cerebrale.

In ambito psichiatrico, grazie alla fMRI alcune ricerche sono state in grado di rilevare dei pattern ricorrenti di attivazione cerebrale nel caso di pazienti affetti da disturbi quali demenza, depressione maggiore, schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo. Benché non possa essere considerata ancora come un vero e proprio strumento clinico o diagnostico, la fMRI costituisce un alleato valido al miglioramento della comprensione dei disturbi di natura mentale e degli effetti dei farmaci psicotropi.

PET e SPECT

La Positron Emission Tomography, comunemente nota come PET, si serve di marcatori radioattivi per mostrare il funzionamento cerebrale all’interno dell’area corticale e subcorticale. I marcatori utilizzati includono il fluorodesossiglucosio o 18F-FDG, l’ossigeno-15 e radioligandi specifici che permettono di conoscere l’attività dei recettori neurotrasmettitori. La presenza di un ciclotrone che possa preparare i tracciatori di emissioni costituisce la condizione indispensabile in grado di permettere l’utilizzo della PET.

SPECT in psichiatria

La Single Photon Emission Computed Tomography o SPECT, consente la misurazione delle attivazioni cerebrali locali e le attività farmacologiche grazie alla misurazione di radionuclidi effettuata tramite una gamma camera. Tra i radionuclidi maggiormente impiegati in occasione della SPECT si trovano lo xenon-133, il tecnezio Tc-99m esametilpropilene (utilizzato per la misurazione del flusso sanguigno cerebrale) e, come nel caso della PET, di radioligandi specifici.

In psichiatria, sia la PET che la SPECT vengono utilizzate principalmente in ambito di ricerca per lo studio di patofisiologie dovute all’assunzione di farmaci. Secondo alcuni studi la PET e la SPECT possono risultare estremamente utili in caso di Malattia di Alzheimer e demenza vascolare dal momento che sono in grado di rilevare determinate anomalie nei pattern cerebrali, soprattutto quelle relative al metabolismo della corteccia e al funzionamento dei recettori. Questi eventi tendono ad anticipare i cambiamenti atrofici solitamente rilevati tramite la MRI in tempi successivi.

Neuroimaging in ambito psichiatrico: un confronto tra le varie tecniche

Le varie tecniche di neuroimaging cerebrale non si limitano a presentare delle differenze di ordine morfologico e funzionale. Tutti questi strumenti di analisi, infatti, tendono a possedere delle caratteristiche tecniche specifiche in grado di consentirne l’utilizzo a seconda dei pazienti e dei disturbi di cui soffrono.

Risonanza Magnetica o Tomografia Computerizzata: qual è la migliore tecnica di imaging morfologico?

La Risonanza Magnetica rispetto alla Tomografia Computerizzata presenta una risoluzione maggiore in grado di permettere l’osservazione di strutture cerebrali profonde quali il cervelletto e il tronco encefalico. Grazie alla MRI o RMN è di fatto possibile identificare in modo più preciso eventuali lesioni della materia bianca quali sclerosi multiple, vasculiti e leucoencefaliti. Questa tecnica, inoltre, consente l’osservazione della fossa posteriore. Purtroppo, come accennato in precedenza, alcuni pazienti non sono in grado di tollerare questa tecnica di analisi a causa dell’ambiente claustrofobico, del rumore fastidioso e della durata generale dell’esame.

La qualità della risoluzione non rappresenta la sola differenza fra Risonanza Magnetica e Tomografia Computerizzata. Queste due tecniche presentano delle differenze anche a livello della scannerizzazione: i raggi X della TC limitano la visione al piano assiale, mentre la MRI permette di visionare anche i piani sagittali e coronali.

Grazie però ai suoi costi inferiori e al tempo di esposizione ridotto, la Tomografia Computerizzata costituisce la tecnica più adeguata in occasione di sospette emorragie cerebrali e altri casi di emergenza simili. La claustrofobia e la presenza di parti metalliche come di pacemaker, inoltre, potrebbero rendere la Risonanza Magnetica completamente inutilizzabile.

PET, SPECT o fMRI: qual è la migliore tecnica di neuroimaging funzionale?

La SPECT può contare su di una maggior diffusione, una maggiore semplicità e un prezzo più abbordabile, eppure la PET presenta una migliore risoluzione, sia a livello spaziale che temporale. Entrambe queste tecniche, però, tendono a fornire delle visioni limitate delle strutture anatomiche.

È inoltre importante ricordare che, benché la fMRI sia in grado di offrire la migliore risoluzione, sia a livello temporale che spaziale, questa tecnica necessita di un maggiore tempo di esposizione. Per quanto riguarda la PET invece benché questo strumento consenta l’esame di marcatori potenzialmente utili, purtroppo il suo costo eccessivo ne impedisce l’acquisizione da parte della maggior parte delle strutture di cura.

In quali casi utilizzare il neuroimaging in ambito psichiatrico

In determinati casi potrebbe rivelarsi utile inserire tra le analisi preliminari o diagnostiche anche degli esami diagnostici eseguiti tramite tecniche di neuroimaging in grado di fornire un quadro dettagliato e preciso della situazione fisica del paziente.

Questi casi possono includere, ad esempio, le situazioni seguenti:

  • Insorgenza di malattie di natura psichiatrica in pazienti di età superiore ai 50 anni;
  • Delirio di nuova e rapida insorgenza, specie se accompagnato da allucinazioni;
  • Psicosi di nuova e rapida insorgenza;
  • Demenza di nuova insorgenza;
  • Inizio di un trattamento a base di terapia elettroconvulsivante o TEC;
  • Presenza di trauma cranico nel passato del paziente;
  • Anomalie in fase di analisi neurologica.

Nei casi sopra esposti, le tecniche di neuroimaging vengono utilizzate per eseguire delle indagini preliminari in grado di rilevare eventuali anomalie a livello biologico. Esiste però tutta una serie di patologie e disturbi psichiatrici specifici che possono avvalersi del neuroimaging al fine di tentare di identificare le cause che hanno portato al manifestarsi della malattia e di svelare eventuali problematiche ad essa correlate. L’evoluzione della psichiatria ha potuto contare su questi strumenti per poter comprendere in modo approfondito la natura di determinati disturbi e le potenzialità dei trattamenti a disposizione. Di seguito un elenco delle patologie più frequentememnte interessate.

Schizofrenia

Grazie all’impiego del neuroimaging in ambito psichiatrico è stato possibile scoprire la presenza di modificazioni strutturali cerebrali che si manifestano in occasione di malattie quali la schizofrenia e i disturbi paranoidei. In particolare, grazie alla Tomografia Computerizzata e alla Risonanza Magnetica, è stato possibile notare il legame tra dilatazione del corno temporale dei ventricoli laterali, in modo particolare il sinistro, e la prevalenza di sintomi negativi.

Queste tecniche hanno, inoltre, permesso di rilevare una corrispondenza importante tra la riduzione del volume dell’amigdala, del giro temporale superiore sinistro e dell’ippocampo e la presenza di disturbi del pensiero e deficit della memoria verbale. Una diminuzione del volume del giro retto del lobo frontale, in particolare, sembra essere associata all’insorgenza di un problema di disadattamento sociale, in grado di manifestarsi sia prima che a seguito del disturbo. Grazie al DTI (Imaging con Tensore di Diffusione, usato con la RMN per ottenere immagini tridimensionali) inoltre è stato possibile notare una riduzione a livello globale e focale della sostanza bianca.

TAC o RMN e Schizofrenia

Una parte di queste anomalie possono trasformarsi in relazione all’avanzamento del disturbo: la dilatazione progressiva dei ventricoli laterali e del terzo ventricolo nonché la riduzione del complesso amigdala-ippocampo, ad esempio, tende a peggiorare con il trascorrere del tempo nei pazioenti schizofrenici. Lo stesso accade nel caso della diminuzione della sostanza grigia, apparentemente di natura progressiva e strettamente connessa all’età dell’individuo e al peggioramento dei sintomi della malattia. La diminuzione di volume, infatti, non si limita ad interessare il lobo parietale ma tende ad estendersi al lobo frontale superiore e dorso-laterale, sino a raggiungere la regione latero-temporale.

Grazie alla loro natura non invasiva, le tecniche di neuroimaging sono state in grado di fornire delle risposte relative all’eventuale influenza della genetica nell'insorgenza della schizofrenia. I parenti dei pazienti schizofrenici, ad esempio, tendono a presentare un complesso amigdala-ippocampale di volume superiore rispetto alla norma, portando i ricercatori a chiedersi se tale incremento sia dovuto ad un fenomeno compensatorio nei soggetti esposti ad un potenziale rischio genetico di schizofrenia. Allo stesso modo, il fatto che la riduzione di questo complesso sia associata alla riduzione delle strutture corticali esclusivamente nei pazienti affetti da schizofrenia e non nei loro parenti, ha portato i ricercatori a formulare l’ipotesi secondo la quale la riduzione del volume di amigdala e ippocampo può portare ad un rischio di schizofrenia, mentre la diminuzione dei lobi frontali e temporali costituisce una caratteristica della manifestazione clinica della malattia.

fMRI e Schizofrenia

Nel caso dell’imaging funzionale degli studi eseguiti negli ultimi anni sono stati in grado di evidenziare una riduzione significativa della connettività globale rispetto ai gruppi di controllo. Grazie a queste tecniche, inoltre, i ricercatori hanno potuto studiare i pattern di attivazione cerebrale associati a sintomi quali i disturbi del pensiero, le allucinazioni uditive, la memoria di lavoro e i comportamenti sociali. Queste ricerche hanno portato alle correlazioni seguenti:

  • Nel caso di allucinazioni uditive si assiste ad un aumento dell’attività della corteccia uditiva primaria e del giro temporale mediale;
  • Nel caso delle allucinazioni somatosensoriali si assiste all’attivazione della corteccia somatosensoriale primaria e della corteccia parietale posteriore;
  • Nel caso dei fenomeni allucinatori, è possibile notare un’attivazione di quelle aree sensoriali associative che normalmente sono attivate al momento dell’elaborazione dello stimolo sensoriale;
  • Nel caso dei disturbi cognitivi non ci si limita ad assistere ad una scarsità di attivazione di un’area precisa, bensì a tutta una serie di malfunzionamenti estesi alle connessioni neuronali fra le aree dorso-laterale, delle regioni ippocampali, del talamo, dei gangli della base e della corteccia parietale;
  • Nel caso di deficit o alterazioni dell’espressione verbale si assiste ad una diminuzione dell’attività delle aree del linguaggio dell’emisfero dominante e ad una diminuzione dell’indice di lateralizzazione in modo proporzionale alla gravità dei sintomi.

PET SPECT e Schizofrenia

L’utilizzo di tecniche quali la PET e la SPECT ha consentito ai ricercatori di giungere ad una correlazione tra schizofrenia e sistemi dopaminergici oltre a permettere la valutazione dell’efficacia dei farmaci antipsicotici. In modo particolare è stato possibile rilevare delle correlazioni relative alla dopamina, dal momento che la schizofrenia è stata associata ad un aumento della sintesi presinaptica striatale della dopamina e ad un aumento del rilascio di questa sostanza a seguito di uno stimolo con anfetamine in ambito laboratoristico. Tramite la comprensione di queste anomalie, i ricercatori sono stati in grado di comprendere anche i motivi scatenanti delle anomalie morfologiche descritte in precedenza e scoperte grazie a ricerche di natura morfologica. L’alterazione della stimolazione dei recettori NMDA, per citare un esempio, sembra essere legata ad una riduzione del volume della sostanza grigia.

Disturbi dell'Umore (Depressione e Disturbo Bipolare)

Procedere ad una diagnosi di disturbo bipolare e di altri disturbi dell’umore in generale ha posto spesso un gran numero di problemi. Questo è dovuto, non solo all’estrema varietà dei sintomi che caratterizzano questi disturbi, ma anche alle difficoltà che si possono incontrare nel distinguere queste malattie da altre come, ad esempio, le demenze negli anziani e la depressione post-ictus.

Per questo motivo, il ricorso alle tecniche di neuroimaging in ambito psichiatrico si è rivelato estremamente utile: da un lato per aiutare nella diagnosi differenziale e dall’altro per rilevare eventuali anomalie morfologiche potenzialmente all’origine o conseguenti ad un disturbo dell’umore. Grazie alle tecniche di neuroimaging morfologico, ad esempio, è stato possibile provare che i danni subiti dai pazienti vittime di ictus o di tumori cerebrali, a livello del lobo anteriore frontale sinistro e del nucleo caudato sinistro, possono portare allo sviluppo di sintomi depressivi.

RMN e Depressione

L’analisi di pazienti affetti da depressione maggiore tramite queste tecniche, inoltre, ha permesso ai ricercatori di fare enormi passi in avanti nella comprensione stessa di questo disturbo. La Risonanza Magnetica, ad esempio, ha messo in evidenza la diminuzione di volume dell’ippocampo potenzialmente connessa a fattori quali la gravità dei sintomi, la cronicità della malattia, l’età del paziente e la sua risposta al trattamento. Per quanto riguarda le funzioni affettive, queste sono risultate connesse ad una diminuzione del volume di amigdala e lobi frontali.

RMN e Disturbo Bipolare

I pazienti affetti da disturbo bipolare hanno presentato delle alterazioni simili del volume dell’amigdala e dell’ippocampo, oltre che della corteccia prefrontale e del verme del cervelletto. Queste alterazioni potrebbero essere connesse a dei disturbi della regolazione del tono dell’umore e a dei deficit di memoria.

La diagnosi differenziale del disturbo bipolare ha potuto trarre enormi benefici soprattutto dalle tecniche di neuroimaging funzionali che hanno permesso di rilevare come la regolazione del tono dell’umore e dell’affettività dipenda dai sistemi funzionali fronto-sottocorticali che coinvolgono la corteccia prefrontale, il giro cingolato anteriore, l’amigdala, l’ippocampo, i gangli della base e il cervelletto. Grazie ad alcune ricerche è stato possibile scoprire un legame diretto fra le alterazioni messe in evidenza dal neuroimaging funzionale e il tono dell’umore:

  • i pazienti affetti da depressione, infatti, tendono a mostrare una riduzione del flusso cerebrale e dell’attività metabolica a livello della corteccia prefrontale e del sistema limbico;
  • I pazienti in fase maniacale, invece, presentano una prevalenza della corteccia basale e dorso ventrale temporale destra rispetto alla porzione dorsale.

Grazie alla fMRI è stato possibile rilevare delle anomalie a livello dell’attivazione cerebrale nel caso di pazienti affetti da depressione o in fase maniacale. Tra queste è importante ricordare le seguenti:

  • Maggiore attivazione delle strutture sottocorticali del sistema limbico nei pazienti affetti da depressione, rispetto alle strutture corticali, che risultano più attive nei soggetti sani;
  • Diminuzione dei meccanismi inibitori dell’attività dell’emisfero destro in quei pazienti affetti da depressione e, nel caso di pazienti affetti da mania, di entrambi gli emisferi;
  • Presenza di un legame tra la gravità del disturbo depressivo e l’attività a livello del cingolo. Questa tende a normalizzarsi in quei pazienti che reagiscono in modo positivo ai trattamenti;
  • Diminuzione dell’attivazione del talamo nei pazienti affetti da depressione durante la fase di remissione;
  • Nel caso di pazienti affetti da depressione, un eccessivo accoppiamento dell’attività del talamo mediale con la porzione anteriore del giro del cingolo rispetto a quella dorsale. Questa potrebbe essere connessa ad un aumento della risposta a connotazione “affettiva”.

Disturbi d'Ansia

Lo spazio limitato e l’eccessiva durata tipico dell'esame con Risonanza Magnetica Nucleare contribuiscono alla cattiva reputazione di questa tecnica tra i pazienti affetti da disturbi d’ansia. Sfortunatamente, questo si traduce in uno scarso apporto da parte del neuroimaging psichiatrico alle conoscenze relative a questo tipo di disturbi.

Attacchi di Panico

La presenza di altre tecniche di neuroimaging meno ansiogene ha permesso ai ricercatori di approfondire lo studio dei disturbi d’ansia e delle loro cause. Grazie a queste tecniche è stato quindi possibile scoprire che l’origine degli attacchi di panico va ricercata in una serie di anomalie a livello dell’attività cerebrale di tipo "simil ictale" riconducibili a due tipologie distinte:

  • Le disfunzioni esecutive, che riguardano la corteccia prefrontale dorsolaterale, il nucleo caudato, il talamo e lo striato;
  • Le disfunzioni del controllo modulatorio, che includono la corteccia prefrontale e orbito-frontale, nonché il giro del cingolo.

Disturbo Post-Traumatico da Stress PTSD

Le analisi morfologiche, inoltre, sono state in grado di rilevare una diminuzione volumetrica a livello dell’ippocampo in quei pazienti affetti da disturbo post-traumatico da stress. Questa riduzione potrebbe essere dovuta alla neurotossicità caratteristica dell’ipercortisolemia che tende a manifestarsi in presenza di stress estremi.

Disturbi del Sonno e Insonnia

Contrariamente agli altri disturbi di ordine psichiatrico, nel caso dei disturbi del sonno, il neuroimaging cerebrale non può costituire un vero e proprio strumento diagnostico. È, però possibile escludere la presenza di altre patologie in grado di causare l’insonnia grazie alle tecniche di ordine morfologico. Il neuroimaging funzionale, invece, ha permesso lo studio dei pattern di attivazione connessi alle varie fasi del sonno e ai disturbi ad esso collegati.

La PET, in modo particolare, ha permesso ai ricercatori di osservare che il sonno NREM (NonRapid Eye Movement) è caratterizzato dalla disattivazione delle aree centroencefaliche (costituite da troncoencefalo, talamo e nuclei della base) e delle cortecce associative (ovvero quelle prefrontali, la temporale superiore e la parietale inferiore). Una versione minore di questa disattivazione, è stata riscontrata anche in quei pazienti che hanno subito una privazione del sonno. Sempre grazie al neuroimaging, è stato possibile notare che il sonno REM (Rapid Eye Movement) invece è associato ad una riattivazione di tutte le regioni già citate, ad eccezione delle aree associative. Grazie alla PET è stato possibile comprendere che la facilità del risveglio tipica della seconda fase del sonno potrebbe essere causata dal fatto che la sostanza reticolare ascendente con funzione attivatrice tende a rimanere attiva nel corso di questa fase.

Disturbi del Comportamento Alimentare o DSA

Le tecniche di neuroimaging hanno permesso di rilevare la presenza di anomalie specifiche relative alla morfologia cerebrale nel caso di pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare o DSA quali anoressia e bulimia. È, infatti, possibile notare una forma particolare di atrofia cerebrale, di natura reversibile e nota come “pseudoatrofia”, con un’incidenza tra il 26% e il 75% nei pazienti affetti da anoressia nervosa e fino al 27% nel caso dei pazienti affetti da bulimia nervosa.

RMN e Anoressia Nervosa

Questo particolare campo di indagine della psichiatria non si è ancora avvalso in modo significativo dell’imaging funzionale, eppure queste tecniche sono state in grado di apportare dei risultati interessanti. Nel caso di pazienti affette da anoressia nervosa, la fMRI o Risonanza Magnetica Funzionale, ad esempio, ha permesso di rilevare la presenza di una connessione tra l’assunzione di cibi ad alto contenuto calorico e l’aumento del flusso sanguigno all’interno del circuito relativo alle reazioni di paura, ovvero quel circuito che interessa amigdala, giro fusiforme destro e regioni tronco-encefaliche.

SPECT / PET e Anoressia Nervosa

La SPECT, invece, ha permesso di rilevare una riduzione del flusso ematico cerebrale (Regional Cerebral Blood Flow o rCBF), ovvero un’anomalia relativa al funzionamento della corteccia del giro cingolato anteriore, in grado di spiegare le disfunzioni percettive ed emotive caratteristiche dell’anoressia nervosa. Grazie alla PET, invece, è stato possibile osservare un aumento del metabolismo all’interno del nucleo caudato, ovvero un’area composta in modo predominante da neuroni dopaminergici connessi all’attività motoria, possibile conseguenza del comportamento iperattivo tipico dei pazienti affetti da anoressia nervosa. Alcuni studi basati su farmaci serotoninergici marcati inoltre hanno permesso di mostrare una diminuzione della trasmissione serotoninergica relativa alla corteccia frontale sinistra e alla corteccia parietale bilaterale.

SPECT / PET e Bulimia Nervosa

La misurazione della modulazione del rCBF nei soggetti affetti da bulimia nervosa ha mostrato che questa malattia, rispetto all’anoressia, tende a presentare un aumento del rCBF nella regione frontale inferiore destra e temporale sinistra nel momento che precede l’assunzione di cibo. Una volta terminata l’assunzione invece il rCBF risulta inferiore nella regione temporale sinistra. Grazie a questi risultati è stato possibile ipotizzare che l’iperattività della regione temporale sinistra costituisca uno dei fenomeni alla base della bulimia nervosa.

Alcolismo e Sindrome di Korsakoff

Il neuroimaging in ambito psichiatrico si è dimostrato utile per confermare in modo inequivocabile tutte quelle ipotesi relative alle gravi conseguenze dirette al sistema nervoso centrale legate all’assunzione di etanolo tipiche delle condizioni di dipendenza da alcol.

>Diverse ricerche hanno mostrato come l’alcolismo sia in grado di portare ad un’atrofia cerebrale precoce, soprattutto nei settori fronto-temporali e a delle alterazioni del segnale RMN nel corpo calloso, nell’ippocampo o nel tronco encefalico. A livello del mesencefalo sono state osservate delle caratteristiche alterazioni di segnale in corrispondenza della sostanza grigia periacqueduttale, in corrispondenza del talamo e dell’ippotalamo mentre nel caso della Sindrome di Korsakoff  si riscontrano a livello dei corpi mammillari. Grazie alla RMN, inoltre, è stato possibile notare un’alterazione netta della sostanza bianca.

Grazie alla PET e alla SPECT i ricercatori sono stati in grado di notare alcune modifiche a livello del metabolismo. La fMRI, invece, ha mostrato delle anomalie a livello di aree cerebrali associative e in altre aree connesse al controllo della memoria spaziale.

Neuroimaging in ambito psichiatrico: quali limiti?

Nonostante i risultati incoraggianti finora ottenuti grazie all’utilizzo delle tecniche di neuroimaging in ambito psichiatrico è importante ricordare che questi strumenti non hanno ancora raggiunto la cosiddetta "validità incrementale" ovvero quella capacità di una tecnica di indagine di migliorare una possibile predizione (di malattia). Ciò significa che l’utilizzo di queste tecniche in fase di diagnosi non ha ancora portato dei miglioramenti sicuri rispetto alle tecniche tradizionali. Per questo motivo è importante procedere ad una valutazione caso per caso, tenendo conto di un eventuale disagio, sia esso di natura psicologica, fisica o economica, che una serie di analisi così approfondite e costose come quelle descritte potrebbe arrecare al paziente.

Grazie al neuroimaging in psichiatria è stato possibile rilevare delle anomalie organiche in grado di causare dei disturbi di natura psichiatrica. In generale, però, queste tecniche sono ancora ampiamente limitate dalle scarse conoscenze relative al normale funzionamento del cervello. L’assunto alla base del neuroimaging funzionale contribuisce a fornire un valido esempio di queste limitazioni: ancora oggi infatti non esiste un modello univoco in grado di descrivere la correlazione fra attività neurale e flusso ematico regionale a livello molecolare o microscopico.

Qualora si dovesse optare per l’utilizzo di queste tecniche è fondamentale che il prescrittore assieme al neuroradiologo provveda ad un’analisi approfondita e ponderata dei risultati ottenuti per evitare di giungere a conclusioni affrettate. È inoltre importante prendere questi dati in considerazione soltanto nel caso in cui siano significativi a livello statistico. Esattamente come avviene nel caso dei test di laboratorio in psichiatria ma anche in generale nell'ambito della medicina, il medico non deve eclissarsi di fronte ai risultati, bensì deve svolgere un ruolo discriminante e di primo piano nei confronti del suo paziente. 

 

Bibliografia

  • Hales RE, Yudofsky SC. Textbook of clinical psychiatry. Fourth Edition. Washington: American PSychiatry Publishing, 2002
  • Balestrieri M, BellantuonoC, Derardi D e alt. Manuale di Psichiatria. Il Pensiero Scientifico Ed. Seconda Ed, 2014
  • Stern TA, Fricchione GL, Cassem NH e alt. Massachusetts General Hospital. Handbook of General Hospital Psychiatry. Saunders Elsevir Ed 6, 2010

Autore

federico.baranzini
Dr. Federico Baranzini Psichiatra, Geriatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze, Farmacologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università degli Studi di Varese.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano tesserino n° 44592.

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