Perché proviamo vergogna? Significato e funzioni di questa emozione
La vergogna è un’emozione complessa e profondamente legata all’immagine che abbiamo di noi stessi e allo sguardo, reale o immaginato, degli altri. A differenza delle emozioni primarie, implica un giudizio sul sé e nasce dal confronto con standard interiorizzati di accettabilità. Può avere una funzione adattiva di regolazione sociale, ma quando diventa intensa o persistente può trasformarsi in una fonte di sofferenza psicologica, influenzando autostima, relazioni e benessere emotivo. Comprenderne le dimensioni psicologiche, neurobiologiche e cliniche è essenziale per intervenire in modo efficace.
Indice
Cos'è la vergogna?
La vergogna è un’emozione complessa e profondamente radicata nella nostra esperienza umana, spesso silenziosa, ma capace di influenzare profondamente il senso di sé, le relazioni interpersonali e la salute psicologica.
Diversamente dalle emozioni primarie, come la gioia o la rabbia, la vergogna è considerata un’emozione di autoconsapevolezza perché implica un giudizio su sé stessi: non si vive solo l’esperienza sensoriale, ma si valuta il proprio “sé” nei confronti di standard interiorizzati e del possibile sguardo degli altri (1).
Psichicamente la vergogna emerge quando percepiamo una discrepanza tra il nostro comportamento (o la nostra identità) e ciò che riteniamo accettabile o degno agli occhi degli altri (2). In questo senso, è tanto una questione individuale quanto sociale: il sé si forma anche attraverso il confronto, reale o immaginato, col giudizio altrui (3).
Quali sono le funzioni della vergogna?
Dal punto di vista evolutivo, la vergogna ha una funzione adattativa importante: secondo alcune teorie, agisce come un sistema di autoregolazione e socializzazione, aiutando l’individuo a mantenere relazioni cooperative (4).
Piccole dosi di vergogna, ben regolate, possono favorire lo sviluppo della separazione del sé e al contempo produrre segnali sociali di resa, invitando a ripristinare un legame, quando necessario (5).
Tuttavia, quando la vergogna diventa intensa, persistente o “subita”, può trasformarsi in fonte di sofferenza psicologica, alimentando vulnerabilità a disturbi come la bassa autostima, l’ansia sociale o la depressione (6).
La dimensione neuro-biologica della vergogna
La dimensione neurobiologica della vergogna ha suscitato grande interesse negli ultimi anni. Una meta-analisi recente su studi di neuroimaging ha indagato le basi cerebrali delle emozioni dell’autoconsapevolezza (vergogna, imbarazzo e senso di colpa) evidenziando alcune aree tipiche di attivazione (7).
In particolare, la vergogna e l’imbarazzo si associano con il cingolato dorsale anteriore e il tálamo, regioni legate al dolore sociale, nonché con il premotore (inibizione comportamentale); inoltre, entrambi attivano l’insula anteriore sinistra, implicata nella consapevolezza emotiva.
Questi risultati suggeriscono che la vergogna non è solo un fenomeno “mentale”, ma ha una firma neurocognitiva ben precisa, che implica circuiti deputati alla rilevazione dell’errore sociale, dell’autocritica e della regolazione del comportamento.
Inoltre, il coinvolgimento di regioni di inibizione comportamentale spiegherebbe perché spesso associamo la vergogna a un desiderio di sparire, di ritirarci, di “non essere visti”.
Questa prospettiva neuroscientifica conferma che la vergogna, oltre ad avere effetti su pensieri e relazioni, può attivare risposte corporee e neurali profonde: l’esperienza del sé disallineato, il timore del giudizio, l’anticipazione del rifiuto, tutto ciò trova un riscontro nei circuiti cerebrali.
Questo non solo arricchisce la comprensione psicologica della vergogna, ma ha implicazioni anche cliniche: sapere che la vergogna coinvolge meccanismi neurobiologici aiuta a sancire che non si tratta di una debolezza morale, ma di un’emozione “vera”, con radici biologiche, e che può essere modulata attraverso interventi terapeutici mirati.
La dimensione psico-clinica della vergogna
È appurato che la vergogna riveste un ruolo centrale e delicato. Secondo Benedetto e Gragnani, la vergogna è spesso trascurata nei setting terapeutici, nonostante la sua presenza pervasiva soprattutto nei quadri psicopatologici: essa va distinta da emozioni affini come il senso di colpa o l’imbarazzo, perché ha caratteristiche proprie e implicazioni specifiche nelle dinamiche interpersonali e intrapsichiche (6).
In ambito clinico, la vergogna può perpetuare uno schema di auto-critica, di svalutazione di sé e di autosabotaggio, portando il paziente a nascondersi o a non esporsi per paura di essere invalidato.
Strategie terapeutiche efficaci possono includere strumenti volti a sviluppare un atteggiamento di auto-compassione per contrastare la vergogna cronica, in questo modo il paziente impara a rivolgersi a sé stesso con gentilezza, a riconoscere il proprio dolore e ad accettare le parti vulnerabili, costruendo una “base interna di sicurezza” (8).
Questo tipo di approccio non ignora il giudizio esterno, ma lavora sulla relazione con il sé: la vergogna viene gradualmente trasformata da affetto paralizzante a segnale di cura, di protezione, di connessione, piuttosto che punizione.
La vergogna, in una prospettiva terapeutica, non è un difetto da eliminare completamente, ma un’emozione che, una volta compresa e modulata, può riacquistare una funzione adattiva: promuovere l’intimità, l’autenticità, la responsabilità senza schiacciare il sé. Intervenire sulla vergogna significa quindi non solo alleviare la sofferenza, ma rafforzare la capacità della persona di esistere pienamente, con dignità e valore, anche in presenza di imperfezioni.
La dimensione socio-culturale della vergogna
Infine, l’aspetto culturale e sociale della vergogna non può essere trascurato. La vergogna nasce non solo nel singolo, ma nel confronto con le norme sociali interiorizzate: ci vergogniamo perché abbiamo assorbito valori, ideali e aspettative che ci dicono cosa significhi essere accettabili (9).
In molte culture, la vergogna ha una funzione normativa:
- segnala la trasgressione di regole implicite,
- richiama il bisogno di conformità o di riparazione.
Questo rende la vergogna anche un fenomeno collettivo, legato alla coesione sociale: le persone che condividono stesse norme interiorizzate tendono a sperimentare vergogna in modi simili, e tali norme possono essere rafforzate o rimodellate attraverso l’educazione relazionale e culturale.
Vergogna: quando diventa patologica?
La vergogna può diventare patologica quando è disfunzionale, cronica e legata a modelli rigidi di perfezione o di giudizio interno (2). Quando è sistemica (ad esempio in ambienti familiari critici o con elevata autocritica), produce cicli di isolamento, auto-svalutazione e ritiro sociale.
Le implicazioni etiche non sono banali: come sottolineato da psicologi e terapeuti, intervenire sulla vergogna significa operare non solo a livello individuale ma anche sociale, promuovendo una cultura della compassione, dell’accettazione del sé e del dialogo autentico.
La vergogna nasce dall’incontro tra il sé interiore e lo sguardo degli altri, tra biologia, psicologia e cultura. È una delle emozioni più delicate ma anche più potenti: comprenderla è il primo passo per trasformarla in una risorsa, un ponte verso una vita più autentica.
Bibliografia
- Miniati F. Emozioni: la vergogna. Studi Fiorentini, Firenze University Press. OAJournals
- Del Rosso V., et al. La vergogna: definizione e implicazioni cliniche. Cognitivismo Clinico. APC
- Scarola A. La vergogna: come nasce e a cosa serve. Centro di Psicologia InTerapia. Centro di Psicologia InTerapia
- Nathanson, D.L., (1987) A timetable for shame: in Nathanson D.L. (a cura) The many faces of shame. Guilford Press, New York; Schore A. N. (2003), La regolazione degli affetti e la riparazione del sè, Trad. it. Astrolabio, Milano, 2008
- La vergogna e le organizzazioni – Centro di Psicoanalisi Romano, citazione di Nathanson (1987) e Schore (2003)
- Piretti L., Pappaianni E., Garbin C., Rumiati R.I., Job R., Grecucci A. The Neural Signatures of Shame, Embarrassment, and Guilt: A Voxel-Based Meta‑Analysis on Functional Neuroimaging Studies. Brain Sciences, 2023. PMC
- Benedetto A.M., Gragnani A. I Fondamenti teorico-clinici della Vergogna. Psicoterapia, Associazione di Psicologia Cognitiva.
- Gilbert P., (2012). Terapia focalizzata sulla compassione. Caratteristiche distintive. Milano: Franco Angeli.
- Lusetti V. La vergogna: breve storia d’un concetto. Polimnia Professioni.