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Reflusso gastroesofageo: smettere di fumare fa bene, ma non a tutti

Dr. Andrea FavaraData pubblicazione: 21 marzo 2014Ultimo aggiornamento: 07 gennaio 2021

La malattia da reflusso gastroesofageo e i sintomi correlati sono comuni nelle popolazioni occidentali, determinano un peggioramento significativo della qualità della vita e aumentano il rischio di adenocarcinoma esofageo.

reflusso fumo

Il fumo fattore di rischio del reflusso gastro-esofageo

Il fumo di tabacco peggiora i sintomi della malattia da reflusso con due meccanismi:

  • riduce la pressione dello sfintere eosfageo inferiore favorendo il reflusso acido in esofago
  • riduce la secrezione di bicarbonati nella saliva che hanno un effetto neutralizzante sull' acido e questi sono dati noti da tempo.

Pazienti fumatori e con reflusso

Meno noto è l'effetto della cessazione del fumo in pazienti fumatori con reflusso.

Un eccellente lavoro appena pubblicato su Am J of Gastroenterology da autori norvegesi affronta il tema e risolve il dubbio.

Gli Autori hanno utilizzato i dati di un'ampia ricerca eseguita in Norvegia dal 1995 al 2009 e considerato ben 29610 pazienti con sintomi tipici (bruciore retrosternale e rigurgito acido) seguiti mediamente per 11 anni.

Tra tutti i parametri considerati, i più significativi in relazione al fumo sono risultati essere l'utilizzo regolare di farmaci antireflusso, l'eventuale sovrappeso e la gravità dei sintomi riferiti mediante un questionario validato.

I dati sono stati poi confrontati con l'abitudine al fumo in atto o passata in modo da definire il rapporto tra riduzione o scomparsa dei sintomi rispetto alla cessazione del fumo.

Lo studio ha dimostrato i che smettere di fumare riduce o elimina i sintomi, ma il dato non è vero in tutti i pazienti: l'analisi dei sottogruppi ha evidenziato che solo nei pazienti non sovrappeso e che assumono regolarmente la terapia farmacologica l'associazione è significativa.

L'associazione non è risultata invece significativa nei pazienti sovrappeso e in quelli che fanno uso occasionale e saltuario di terapia farmacologica.

La conclusione conferma quanto noto da tempo, ovvero che l'approccio a questa patologia deve essere ad ampio spettro e non limitarsi alla terapia farmacologica, ma prevedere una modifica delle condizioni favorenti, ovvero le abitudini alimentari, il sovrappeso e il fumo rendendo in alcuni casi la terapia farmacologica non indispensabile o comunque indicata solo per brevi periodo di tempo.

Dato particolarmente importante in considerazione dei noti effetti collaterali dei farmaci più comunemente utilizzati, soprattutto se assunti a lungo termine.

 

Fonte: Am J Gastroenterol, 2014; 109(2):171-77


Autore

andreafavara
Dr. Andrea Favara Gastroenterologo, Chirurgo apparato digerente, Colonproctologo, Chirurgo generale

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 presso Universita' Studi Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano tesserino n° 31610.

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