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Reflusso gastroesofageo: evitiamo i farmaci quando possibile

Dr. Andrea FavaraData pubblicazione: 19 gennaio 2021

Gli ultimi dati pubblicati confermano che circa il 30% della popolazione statunitense soffre di malattia da reflusso gastroesofageo e numeri simili sono presenti in Europa e Italia, una persona su 3 circa. Le conseguenze in termini di peggioramento della qualità della vita, influenza sull'attività lavorativa e vita di relazione sono enormi e altrettanto lo sono i costi sanitari legati alla diagnostica ed alla terapia farmacologica. Dati noti da tempo sono stati recentemente confermati da un lavoro comparso su JAMA e riguardano il cosiddetto stile di vita.

reflusso rimedi senza farmaci

Modificare lo stile di vita per combattere il reflusso gastroesofageo

Sono stati identificati 5 fattori modificabili in grado di far scomparire da soli il 40% dei sintomi da reflusso senza necessità di terapia farmacologica:

  1. mantenere un peso ideale
  2. svolgere attività fisica
  3. non fumare
  4. ridurre il consumo di caffè, tè, bevande gasate
  5. una corretta alimentazione

Il lavoro ha studiato una popolazione di 43.000 pazienti donne identificando sintomi da reflusso in 9291 di loro durante il periodo di osservazione e trovando una correlazione con ogni singolo fattore considerato tra i cinque, identificando come situazione ottimale quella nella quale tutti e cinque erano presenti.

Rischi e costi della cura con farmaci non necessaria

Nella realtà purtroppo è comune puntare subito sulla terapia farmacologica senza comprendere l'importanza di quanto evidenziato, aumentando incredibilmente i costi e soprattutto esponendo i pazienti ai rischi non trascurabili di effetti collaterali e legati all' assunzione di molto di questi farmaci per lunghi periodi di tempo.

Credo importante sottolineare questo aspetto ai pazienti in occasione della diagnosi o delle visite di controllo scegliendo una strada sicuramente più impegnativa per il paziente e con risultati meno immediati, ma con benefici evidenti nel medio e lungo termine sia sul singolo sia sulla popolazione.

 doi:10.1001/jamainternmed.2020.7238

 


Autore

andreafavara
Dr. Andrea Favara Gastroenterologo, Chirurgo apparato digerente, Colonproctologo, Chirurgo generale

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 presso Universita' Studi Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano tesserino n° 31610.

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