Nel Regimen Sanitatis Salernitanum,  testo didattico per l'insegnamento e la divulgazione della medicina prodotto nel XII secolo dalla Scuola Medica Salernitana, la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo, sono descritte in versi latini norme igieniche tradotte successivamente in italiano nel 1587 nel trattato “Scuola salernitana del modo di conservarsi in sanità”.

I dotti della Schola avevano inserito nel Regimen, tra le primissime regole, appositi precetti riguardanti l’optimum di durata della pennichella e del sonno notturno:

Dormirai nel meriggio o nulla o poco: il sonno meridiano è la sorgente onde nascon la febbre e la pigrezza e la doglia di capo ed il catarro

“Dormire sei ore è sufficiente sì per un giovane come per un vecchio: concederemo a stento sette ore a un pigro, otto a nessuno”

Il valore di questi aforismi, dopo dieci secoli, è stato ancora confermato dallo studio Sleep duration, midday napping, and sleep quality and incident strokepubblicato l’11 Dicembre 2019 su Neurology (DOI: https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000008739) da Xiaomin Zhang, del Tongji Medical College, Huazhong University of Science and Technology Wuhan, Cina.

I Ricercatori cinesi hanno condotto uno studio prospettico su una coorte di 31.750 partecipanti, dell’età media di 61.7 anni, per investigare l’associazione fra la durata e la qualità del sonno ed il sonnellino pomeridiano con il rischio di ictus cerebrale.

I risultati sono stati ottenuti costruendo il modello della regressione di Cox, per valutare il rapporto di rischio (Hazard Ratio) con intervallo di valori plausibili (intervallo di confidenza al 95%).

Dalla ricerca è emerso un rischio di ictus maggiore del 23% per coloro che dormono 9 ore per notte, rispetto a chi dorme fra 7 e 8 ore; inoltre, il sonnellino pomeridiano, che duri 90 minuti, espone ad un 25% di rischio in più.

Indipendentemente dal numero di ore di sonno notturno o pomeridiano, la scarsa qualità del sonno espone ad aumentato rischio di ictus, particolarmente di tipo ischemico.

Lo stesso team di ricercatori aveva in precedenza rilevato che gli individui che dormono 10 ore o più per notte o che praticano un sonnellino pomeridiano superiore ai 90 minuti sono esposti ad un rischio aumentato del 25% per l’ictus e del 33% per coronaropatia.

All’ingresso nello studio, i partecipanti hanno compilato questionari sulle caratteristiche del sonno nei sei mesi precedenti.

E’ di notevole rilievo che i “dormitori lunghi” o con sonnellino >90 minuti sono risultati soggetti di sesso maschile, con più basso livello culturale, fumatori, consumatori di alcool e fisicamente inattivi al confronto con i “dormitori corti”.

Nel corso dei 6 anni di follow-up sono stati documentati con TAC o RM 1.438 casi di ictus (1.151 ischemici e 287 emorragici) cui se ne aggiungono altri 119 ritenuti probabili, in quanto desunti da interviste telefoniche.

La qualità del sonno ha influito sul rischio di ictus, essendo più elevato in coloro che ne avevano riferita una scadente (hazard ratio [HR], 1.29; 95% CI, 1.09 - 1.52).

Inoltre, essendo lo studio di tipo prospettico, i ricercatori hanno rilevato che incrementando nel tempo la durata del sonno da 7 a 9 ore ha implicato un parallelo aumento del rischio dal 36% al 44%. In soggetti oltre i 65 anni ipertesi o in sovrappeso o con diabete o con iperlipidemia il rischio è risultato amplificato.

Logan Schneider della American Academy of Neurology ha commentato la ricerca ribadendo la ben nota associazione fra il sonno e lo stato di salute, come già rilevato dai Medici della Schola Salernitana, e suggerisce di moderare la durata del sonno notturno e pomeridiano al tempo necessario per risvegliarsi ristorati ed eventualmente di indagare sulle possibili cause di un aumentato bisogno di sonno.