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La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi

Dr.ssa Sabrina Camplone Data pubblicazione: 13 novembre 2014

La rivista “Psychotherapy and Psychosomatics” ad Agosto 2014 ha pubblicato una ricerca  dell’Università di Konstanz in Germania, nella quale i ricercatori per la prima volta dimostrano che lo stress derivante da traumi può determinare danni a livello genetico che possono essere curati dalla psicoterapia.

I neuroscienziati tedeschi che hanno effettuato lo studio si sono basati sui risultati di precedenti ricerche che  rilevavano una correlazione tra lo stress causato da traumi e un aumento del rischio per molte malattie, compreso il cancro. A livello molecolare, lo stress può infatti sviluppare la carcinogenesi (processo di formazione di patologie tumorali), creando un danno a livello di DNA e ai meccanismi di riparazione del codice genetico.

(…) In un primo studio, i ricercatori hanno valutato i danni a livello del DNA e la capacità di riparazione dello stesso nelle cellule del sangue periferico di 34 soggetti con disturbo post-traumatico da stress (PTSD, una condizione psicopatologia conseguente ad esperienze soggettivamente traumatiche), confrontandoli con quelli di 31 soggetti sani di controllo. (…)

Ciò che si evidenzia da questi primi risultati è che i soggetti con disturbo post-traumatico da stress presentavano livelli più elevati di danno a carico del proprio corredo genetico e minor capacità di riparazione, indicando come lo stress traumatico possa essere associato a livello molecolare a danni nel DNA.

In un secondo studio, i neuroscienziati hanno analizzato l’effetto della psicoterapia sui processi di rottura e riparazione del DNA.

I 38 soggetti con Dis sono stati assegnati in modo casuale a una tra due condizioni: 1) trattamento psicoterapeutico o 2) condizione di controllo. Solo una gruppo di pazienti con PTSD seguiva dunque un percorso di psicoterapia. Il follow-up è stato eseguito 4 mesi e 1 anno dopo il trattamento.

Dai risultati di questo secondo studio, emerge  che la psicoterapia non  solo guarisce i sintomi del disturbo post traumatico da stress, ma favorisce i naturali processi di riparazione del DNA.

Queste ricerche mostrano per la prima volta in vivo un’associazione tra stress traumatico e danni a carico del DNA, ma anche come tali danni possono essere riparati a livello molecolare grazie al processo di cambiamento realizzato attraverso un percorso di psicoterapia.

 

Riferimenti Bibliografici:

Effects of Psychotherapy on DNA Strand Break Accumulation Originating from Traumatic Stress. Morath J., Moreno-Villanueva M., Hamuni G., Kolassa S., Ruf-Leuschner M., Schauer M., Elbert T., Bürkle A., Kolassa I.T. Psychotherapy and Psychosomatics, August 2014.

Fonte: http://www.medicalnewstoday.com/releases/284410.php

 

Autore

sabrina.camplone
Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 1998 presso UNIVERSITA' DEGLI STUDI ROMA .
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 9426.

5 commenti

#4
Dr. Raffaele Farina
Dr. Raffaele Farina

Ho dato un'occhiata alla ricerca http://www.karger.com/Article/FullText/362739.
Ferma restando l'indiscutibile efficacia dell'intervento psicoterapeutico (alcuni meglio di altri) sui sintomi del PTSD, ritengo utile precisare che i partecipanti alla ricerca con diagnosi di PTSD erano stati esposti a traumi di guerra e torture. Inoltre risultavano per l'82% affetti anche da Disturbo Depressivo Maggiore e per il 60% in cura farmacologica. Quanto basta per capire che si tratta di una casistica abbastanza al limite. Ce lo confermano i punteggi del CAPS (il test utilizzato dai ricercatori per diagnosticare il PTSD): 91 di media (range 63-114) (vd Tab1), punteggio che nella scala di gravità totale del test (da 0 a 136) rientra nella fascia "gravissimo".
In sostanza dalla ricerca non si può assolutamente generalizzare che chiunque abbia una diagnosi di PTSD abbia lesioni permanenti a carico del DNA. Mi sembrava giusto puntualizzarlo per evitare di generare allarmismi e angosce in chi ha una diagnosi di PTSD (e temo che si tratti di una popolazione clinica consistente) ma non di tale gravità.

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