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La vitamina D nella prevenzione e cura del COVID-19

Dr. Gino Alessandro ScaleseData pubblicazione: 13 maggio 2020

Durante l'analisi multicentrica dei dati di tutti i pazienti EUROPEI affetti da Covid-19 è emerso un dato sconcertante ovvero il 76% degli stessi presentava un valore di Vitamina D notevolmente inferiore alla norma, il che secondo gli Autori può rappresentare un valore predittivo negativo riguardo l'evoluzione della infezione da Coronavirus.

Covid-19 e carenza di vitamina D: i dati

apparato scheletrico

 

Sintesi e Meccanismo d'azione della Vit. D

Come è noto la vitamina D è un elemento necessario per il nostro organismo, secreto per facilitare l'assorbimento intestinale di elementi quali il calcio, il magnesio ed il fosforo indispensabili nel meccanismo di rimodellamento e rinforzo del nostro apparato scheletrico.

Appartiene alla famiglia degli secosteroidi e se ne conoscono due tipi ovvero la VitD3 (coelcalciferolo) e la VitD2 (ergocalciferolo).

La sintesi e produzione è determinata dalla esposizione della nostra pelle ai raggi solari, soprattutto gli UVB nel momento in cui gli stessi investono il corpo umano obliquamente ovvero durante le prime ore del giorno e durante il tramonto.

La vitamina D prodotta a livello cutaneo necessita della attivazione che avviene grazie ad un enzima "idrossilasi" presente a livello di rene e fegato.

Alcuni alimenti ne sono ricchi come il pesce azzurro, il salmone, il tuorlo d'uovo ed il fegato.

Il metabolismo del calcio è anche regolato da un altro ormone, il Paratormone (PTH) a sua volta secreto dalle ghiandole paratiroidee situate a livello del collo. I livelli di paratormone sono inversamente correlati con i livelli di vitamina D ovvero bassi livelli di Vitamina D sono in genere correlati ad alti livelli di PTH.

Ghiandole paratroidee

Come evidenziato da un recente studio della Cambridge University, confermato dalla mia esperienza su più di 200 pazienti affetti da polmonite Covid-19, il 70% degli stessi presentava bassissimi livelli di VitD con un decorso clinico più critico e più lunghi tempi di guarigione rispetto a chi aveva dei valori di VitD rientrante nei range di normalità.

Meccanismo d'azione ipotizzato

La vitD3, nella sua forma attiva (il Calcitriolo), sembrerebbe incrementare i livelli di un recettore cellulare denominato ACE-2 ovvero l'enzima convertitore dell'angiotensina II svolgendone un'azione antagonista. L'angiotensina 2 attivata dalla reazione infiammatoria indotta dal virus favorisce l'incremento della permeabilità vascolare e l'edema polmonare. Quindi alti livelli di ACE-2 svolgerebbero un ruolo difensivo nel prevenire l'infezione del Coronavirus-19 e, nei pazienti infetti, un decorso clinico più favorevole.

Altri meccanismi d'azione ipotizzati

L'effetto patogeno del virus è determinato dall'attivazione abnorme dei normali processi infiammatori con conseguente eccessivo rilascio di Citochine che determinerebbe una coagulazione intravascolare polmonare disseminata.

La vitamina D sembra modulare tale risposta infiammatoria:

  1. Attivazione di alcune delle nostre cellule difensive (macrofagi) stimolandole alla produzione di antigeni di superficie cruciali per lo sviluppo di una reazione anticorpale adeguata.
  2. Modulazione del rilascio eccessivo di citochine e chemochine ad elevato potere infiammatorio compresa la tanto discussa Interleuchina-6.
  3. Attivazione dell'enzima fosfatasi presente nei lisosomi cellulari con rilascio di perossido di idrogeno (H2O2) un potente germicida.
  4. Stimolazione dei meccanismi di riconoscimento dell'agente patogeno con rilascio di defensine e catelicine.

Analisi statistica

Come raffigurato nei grafici sottostanti in milioni di pazienti europei affetti da Covid -19 i livelli di vitamina D correlavano positivamente con l'incidenza di infezione

valori medi vitamina D e covid19

 

e con l'incidenza di mortalità Valore medio vitamina D e mortalità covid19

 

ovvero maggiori erano i livelli di VitD circolanti, minore era l'incidenza di infezione o di eventi avversi gravi.

La vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie

Ci sono robuste evidenze che la vitamina D, come già pubblicato nel lontano 1981, sembrerebbe avere un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella cura delle infezioni respiratorie compreso il Covid-19 o SARS Cov-2.

Abbiamo ancora tanto da imparare dall'esperienza Covid-19. Numerose sono state le terapie fino ad ora adottate tutte rigorosamente sperimentali e poi in parte abbandonate per l'insorgenza di importanti effetti collaterali. Farmaci antivirali per l'HIV (Lopinavir....), Farmaci antimalarici (Idrossiclorochina); farmaci antibatterici (Zitromax), Farmaci per la cura dell'artrite reumatoide (Tocilizumab), e non ultimo il plasma estratto da pazienti immunizzati al virus ed infuso nei pazienti gravi.

Nessuno incomprensibilmente ha però preso in seria considerazione la possibilità di associare la terapia con la Vit D!

Alla luce di questi importanti dati che dovrebbero essere diffusi su larga scala sarà dunque necessario il dosaggio ematico della Vit-D nel periodo pre-influenzale, individuare i soggetti maggiormente a rischio e ripristinare i livelli fisiologici di Vit-D con una semplice integrazionealimentare a basso costo e scevra da effetti collaterali!.

 

Sorgenti:

1.Aging Clin Exp Res. 2020 May 6. doi: 10.1007/s40520-020-01570-8. [Epub ahead of print]

The role of vitamin D in the prevention of coronavirus disease 2019 infection and mortality.Ilie PC1, Stefanescu S2, Smith L3. Research and Innovation Department, The Queen Elizabeth Hospital Foundation Trust, King's Lynn, UK. dr.cristianilie@gmail.com. 2 The University of East Anglia, Norfolk, UK. The Cambridge Centre for Sport and Exercise Sciences, Anglia Ruskin University, Cambridge, UK.

2.Nutrients. 2020 Apr 23;12(4). pii: E1181. doi: 10.3390/nu12041181.

Optimal Nutritional Status for a Well-Functioning Immune System Is an Important Factor to Protect against Viral Infections. Calder PC(1), Carr AC(2), Gombart AF(3), Eggersdorfer M(4). (1Faculty of Medicine, University of Southampton and NIHR Southampton Biomedical Research Centre, University Hospital Southampton NHS Foundation Trust, Tremona Road, Southampton SO16-6YD, UK. Nutrition in Medicine Research Group, Department of Pathology & Biomedical Science, University of Otago, Christchurch, P.O. Box 4345, Christchurch 8140, New Zealand. Linus Pauling Institute, Department of Biochemistry and Biophysics, Oregon; State University, 307 Linus Pauling Science Center, Corvallis, OR 97331, USA;. Department of Internal Medicine, University Medical Center Groningen, 9713 GZGroningen, The Netherlands.

CANNELL, J., VIETH, R., UMHAU, J., HOLICK, M., GRANT, W., MADRONICH, S.,... GIOVANNUCCI, E. (2006). Epidemic influenza and vitamin D. Epidemiology and Infection, 134(6), 1129-1140. doi:10.1017/S0950268806007175

 


Autore

ginoalessandroscalese
Dr. Gino Alessandro Scalese Urologo, Andrologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1997 presso Università degli Studi di Bari.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Bari tesserino n° 11376.

3 commenti

#1
Utente 366XXX
Utente 366XXX

Vorrei aggiungere:
in un noto forum di politica sono presenti molti threads dedicati alla gestione della Covid-19; ed in uno di questi un partecipante, che dichiara di essere un medico, ha pubblicato copia di un protocollo ufficiale di cura adottato in ospedale su malati di Covid-19.
Deve trattarsi di un protocollo relativamente recente perché riporta, fra le terapie indicate, anche quella con eparina, la cui opportunità è stata scoperta in momenti successivi a quelli dei primi contagi, a seguito delle autopsie.
Ebbene, in quel protocollo è esplicitamente consigliata la somministrazione di 25.000 UI di vitamina D3 a settimana.

Saluti cordiali.

#2
Utente 622XXX
Utente 622XXX

Buonasera, leggo che la vitamina D potrebbe essere una soluzione per curare la perdita di olfatto da Covid,mi sapreste dire di più??grazie

#3
Utente 364XXX
Utente 364XXX

Si parte dalla constatazione che sono stati riscontrati bassi livelli di vitamina D nelle persone ammalatesi di covid 19, e si è ritenuto di concludere con una correlazione stretta tra le due cose. Però, non convince per il fatto che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale presenta bassissimi livelli di vitamina D se si prendono come punto di riferimento
i valori usiali, valori che non sono neppure validati in maniera unanime dalla comunità scientifica.

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