La corsa ed altre attività sportive aerobiche da anni sono state “additate” come possibili trigger per l'osteoartrosi. Nella pratica clinica quotidiana diventa indispensabile trovare un modo per ottimizzare l'effetto benefico della corsa, proteggendo il più possibile le articolazioni dai micro-traumatismi ad essa associati. L'impiego a cicli terapeutici di almeno due mesi di condroprotettori rappresenta una valida strategia per aiutare a prevenire e rallentare il danno cartilagineo favorendo la risoluzione del dolore e il recupero funzionale.

Da podista e ortopedico posso affermare che la cura del paziente corridore rappresenti spesso una sfida per lo specialista.

La corsa ed altre attività sportive aerobiche da anni sono state “additate” come possibili trigger per l'osteoartrosi (OA). Generalmente si ritiene che correre sia dannoso per le articolazioni, più di camminare o eseguire attività meno intense. Ed effettivamente la letteratura scientifica conferma come i micro-traumatismi ripetuti siano fattori di rischio per OA.

Tuttavia la corsa, praticata in modo regolare e corretto, può aiutare ad aumentare il trofismo muscolare e a diminuire il peso corporeo, compensando in parte i suoi effetti pro-OA. Alcuni recenti articoli sostengono addirittura che possa prevenirne l'insorgenza.

Una review pubblicata nel 2014 su uno studio condotto nell'Università di Berkeley, si ripropone di confrontare la corsa, la camminata ed altre attività sportive in termini di risultato sulla riduzione del BMI e sul rischio globale di insorgenza di OA.
I risultati sembrerebbero scagionare la corsa, evidenziandone chiaramente il ruolo protettivo, non solo per l'effetto di riduzione del BMI ma anche come rinforzo muscolare nonché stimolo per un progressivo ispessimento cartilagineo.

L'esito di questo studio, tuttavia, per quanto rassicurante per gli atleti, deve fare i conti con le evidenze scientifiche che spiegano come siano proprio eventi meccanici ripetuti ad alterare il corretto equilibrio fra degradazione e sintesi di matrice extracellulare cartilaginea evolvendo quindi in un processo degenerativo.

Nella pratica clinica quotidiana, di fronte a richieste funzionali sempre maggiori, diventa indispensabile trovare un modo per ottimizzare l'effetto benefico della corsa, proteggendo il più possibile le articolazioni dai micro-traumatismi ad essa associati.

Non esistendo ad oggi studi in letteratura che affrontino il tema della condroprotezione in termini di prevenzione primaria nello sportivo, è ragionevole far ricadere la scelta su prodotti la cui efficacia e sicurezza siano già state ampiamente dimostrate nel trattamento dell'OA. Si tratta dei farmaci modificatori della struttura (DMOADS) capaci di prevenire, ritardare e riparare le lesioni della cartilagine artrosica.

Già dal 2003 l'European League Against Rheumatism ha inserito glucosamina e condroitin-solfato tra i farmaci raccomandati dalle linee guida EULAR per il trattamento della gonartrosi.

La glucosamina infatti, grazie alle sue proprietà antiflogistiche, riduce la degradazione della matrice da parte di metalloproteasi e citochine pro-infiammatorie e inoltre stimola la sintesi dei glicosaminoglicani e della componente proteica dei proteoglicani, colmando il deficit anabolico nel processo osteoartrosico ed inibendo in tal modo l'evoluzione delle lesioni cartilaginee.

Allo stesso modo l'attività condroprotettiva del condroitin solfato si esprime attraverso l'inibizione di alcuni sistemi enzimatici ad attività condrolitica e la riduzione della degradazione dell'acido ialuronico. Anche il condroitin solfato è peraltro dotato di una spiccata attività antiflogistica.

L'effetto sinergico di glucosamina e condroitina è stato riportato in uno studio del 2006 pubblicato su New England Journal of Medicine che ha coinvolto più di 5000 pazienti: una significativa riduzione del dolore, un miglioramento della funzionalità articolare e della qualità di vita del paziente, nonché una riduzione del danno cartilagineo, hanno posto il razionale per la terapia di associazione. Se la terapia a lungo termine con analgesici per il trattamento sintomatico dell'artrosi è spesso associata ad un aumentato rischio di eventi avversi gastrointestinali, l'associazione glucosamina e condroitin solfato può consentire al contrario una riduzione del consumo di antidolorifici ed un efficace controllo della sintomatologia.

L'aggiunta a tale associazione della biocurcumina (BCM 95), estratto oleoso del rizoma di curcuma ad elevata biodisponibilità plasmatica, potenzia ulteriormente soprattutto nella fase acuta, l'efficacia sintomatica sul dolore e migliora la funzionalità articolare. Questa formulazione risulta particolarmente utile in pazienti sintomatici che non possono assumere farmaci anti infiammatori non steroidei per co-morbilità presenti. Nella mia pratica clinica questa formulazione trova impiego inoltre sui pazienti trattati con infiltrazioni di acido ialuronico. Tra un ciclo infiltrativo e l'altro infatti si sfrutta l'azione inibitoria della biocurcumina sulle ialuronodasi che preserva l'acido ialuronico infiltrato in articolazione.

In pazienti artrosici con un quadro di osteopenia o iniziale sarcopenia ma anche in soggetti giovani in fase riabilitativa post chirurgica o post traumatica, può trovare valido impiego un'associazione di glucosamina e condroitin solfato con il calcio e la vitamina D. Il calcio garantisce una congrua mineralizzazione ossea, riducendo anche il rischio di fratture e contribuendo a mantenere una adeguata funzione muscolare. La vitamina D partecipa all'omeostasi dell'osso stimolando l'assorbimento di calcio ed esercita inoltre un impatto positivo sulla forza muscolare favorendo la produzione di nuove proteine. È infatti ben noto il rischio di progressione radiografica dell'artrosi del ginocchio con un ridotto apporto dietetico di vitamina D.

Alla luce di queste evidenze e considerando come la scarsa esposizione ai raggi solari e il limitato introito di grassi animali impediscano spesso il raggiungimento di livelli adeguati di tale vitamina, risulta opportuna un'integrazione a scopo profilattico e terapeutico.

Le Linee Guida SIOMMMS 2016 consigliano una dose giornaliera di mantenimento pari a 1000 UI di Vitamina D.
Tale integrazione può indurre un miglioramento della performance atletica dello sportivo, una maggiore stabilità articolare, un rinforzo del muscolo quadricipite essenziale per contrastare la progressione della gonartrosi. Nella pratica clinica quindi può esser utilizzato sia nel paziente over 60 in cui la carenza di questi elementi può esser critica sia nel paziente giovane in cui è presente edema osseo o scarsa qualità ossea focale per problemi secondari (es. traumi, immobilizzazioni prolungata).

In conclusione, l'impiego a cicli terapeutici di almeno due mesi di condroprotettori a base di glucosamina cloridrato e condroitin solfato, eventualmente associati a Bio curcumin e vitamina D rappresenta una valida strategia per aiutare a prevenire e rallentare il danno cartilagineo favorendo la risoluzione del dolore e il recupero funzionale.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Effects of Running and Walking on Osteoarthritis and Hip Replacement Risk
    National Heart, Lung, and Blood Institute at the Ernest Orlando Lawrence Berkeley National Laboratory 2013
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