La Sindrome  delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS) è una malattia complessa in cui coesistono alterazioni respiratorie e metaboliche. Si tratta di un fenomeno patologico caratterizzato da cessazione intermittente dell’afflusso di aria al naso e alla bocca mentre il soggetto sta dormendo. Essa altera la dinamica delle vie respiratorie  durante il sonno, è associata ad alterazioni dello scambio dei gas, della struttura del sonno e ad alterazioni emodinamiche che perdurano anche nelle ore di veglia. E’ una malattia essa stessa e un fattore di rischio importante per le  patologie cardiovascolari. Una domanda ricorrente che viene posta a noi medici dai pazienti è se e come la perdita di peso influisce sul miglioramento delle apnee e quindi sulla riduzione dell’indice di apnea/ipopnea (AHI).

L'obesità rappresenta un fattore predisponente verso lo sviluppo di OSAS. Una percentuale maggiore del 70% delle persone che vivono con OSAS ha un indice di massa corporea (BMI) superiore a 25 (sovrappeso). Nella pratica corrente, a tutti i pazienti con OSAS (se in sovrappeso) viene raccomandata la perdita di peso come parte integrante del loro trattamento. Molti studi, effettuati dal 1980 al 1990, hanno dimostrato un miglioramento della gravità dell'OSAS grazie alla perdita di peso. Tuttavia, l’uso poco chiaro dei termini utilizzati, non distinguendo tra OSAS, disturbi respiratori nel sonno e obesità associata ad ipoventilazione, insieme con la mancanza di dati sui risultati della polisonnografia e inadeguati follow-up,  hanno conferito dei  limiti a molti dei primi studi effettuati per cui non è stato possibile stabilire in modo affidabile il rapporto tra perdita di peso e l’OSAS.

Nel 2000 Peppard  ha portato avanti il primo grande studio di popolazione per misurare il grado in cui l'aumento di peso aumenta la gravità delle apnee e la perdita di peso la riduce. Sono stati confrontati a posteriori studi polisonnografici di 690 soggetti selezionati casualmente, effettutati prima e dopo perdita di peso. Lo studio ha rivelato che ogni variazione percentuale del peso, tra la situazione iniziale e il follow-up, era associata con il cambiamento di circa il 3% nel loro AHI (apnea-hypopnea index).

Anche se i risultati attraverso un ampio campione hanno portato gli autori a concludere che la perdita di peso può essere una strategia alternativa adeguata per ridurre la gravità e la progressione della OSAS, questo studio osservazionale misurava il flusso naturale del peso di un soggetto, trascurando in modo significativo le cause della perdita di peso e tralasciando, dunque, molti fattori confondenti.

Uno studio di coorte intrapreso da Fritscher nel 2007 ha valutato l'impatto della perdita di peso chirurgica con bypass gastrico in pazienti obesi a cui era stata diagnosticata con la polisonnografia una OSAS da moderata a grave prima della chirurgia: sono stati valutati 12 pazienti obesi, sia in fase preoperatoria che due anni dopo l'intervento. Gli autori hanno osservato una riduzione significativa di AHI da 46,5 a 16 eventi per ora in pazienti rivalutati 2 anni dopo l'intervento chirurgico.

E’ stata osservata una relazione lineare tra la perdita di peso e la migliorata ossigenazione, ma solo il 25 % della popolazione in studio era guarito dall’OSAS, riuscendo a raggiungere un AHI ≤5 eventi per ora di sonno. Al contrario, la persistenza di OSAS nonostante la perdita di peso chirurgica è stata sottolineata nel 2008 dallo studio di Lettieri: 24 pazienti sottoposti a bendaggio gastrico regolabile per via laparoscopica. A tutti i pazienti è stata diagnosticata un’OSAS grave (AHI >30 eventi/ora).

Solo il cinquanta per cento di questi soggetti ha mostrato un miglioramento dell’AHI durante un follow-up postoperatorio con studio polisonnografico effettuato un anno dopo; solo un paziente presentava una risoluzione dell’OSAS. Grande variabilità è stato notata nel rapporto tra perdita di peso chirurgica e il migliorato AHI: due pazienti avevano addirittura avuto un aumento dell’AHI nonostante una riduzione del BMI a 18.4.

Gli autori suggeriscono che fino a quando l'impatto della perdita di peso non sia definito, i pazienti devono essere informati che, anche se la procedura può comportare una significativa perdita di peso e miglioramenti in altre comorbidità correlate all'obesità, potrebbero dover continuare la CPAP (continuous positive airway pressure) per il trattamento dell’OSAS.

Gli studi, in conclusione, hanno dimostrato che la riduzione del peso corporeo dei pazienti con apnea del sonno obesi determina una diminuzione dell'indice AHI.

Determina, inoltre, un miglioramento dello stato metabolico (livelli di insulina nel sangue e dislipidemia) e dei fattori di rischio cardiovascolare come la pressione sanguigna. Numerosi studi hanno evidenziato che i pazienti OSAS hanno una peggiore qualità della vita rispetto a soggetti della stessa età e sesso non-OSAS e che i pazienti in terapia con CPAP affermano di avere una maggiore "vitalità".

Anche nei pazienti obesi, la qualità della vita risulta compromessa, con una correlazione tra l'aumento del grado di obesità e la riduzione della qualità di vita. L’intervento in pazienti con OSAS obesi ha mostrato miglioramenti nel "fisico" e nella "vitalità", come affermano gli stessi pazienti. La riduzione del peso determina dei miglioramenti significativi nel quadro dell’OSAS: quantità ridotta di desaturazioni di ossigeno, di risvegli e un miglioramento dei sintomi soggettivi, della salute generale e, quindi, della qualità di vita.

 

 

Fonte: The laryngoscope, apr 2014.