Un gruppo italiano coordinato dalla Prof. Maria Pia Amato di Firenze ha condotto uno studio per valutare l'andamento della gravidanza e le conseguenze per il feto esposto in utero all'interferone beta. Dall'analisi di circa 400 gravidanze, di cui circa il 20% esposto all'interferone, per un periodo medio di 5 settimane dal concepimento, è emerso come, l'esposizione in utero nelle prime settimane di gestazione, non sembra determinare un aumento significativo dei casi di aborto spontaneo, complicanze a carico del feto durante la gestazione e malformazioni o anomalie di sviluppo dopo la nascita, mentre sembrerebbe associato ad un peso e ad una lunghezza alla nascita inferiori rispetto ai soggetti non esposti al farmaco. Un messagio positivo per le donne affette dalla malattia che aspirano ad una gravidanza.