BURN-OUT” O "ESAURIMENTO" DA LAVORO

 

Il termine "burnout" o la "Sindrome da stress lavorativo", è ormai entrato nel linguaggio comune. La sindrome da "burnout" è caratterizzata da esaurimento emotivo, irrequietezza, apatia, senso di frustrazione, depersonalizzazione, frequente soprattutto nelle professioni ad elevata implicazione relazionale e coinvolgimento anche inconscio. Colpisce finfati requetemente medici, infermieri, assistenti sociali, insegnanti e chi lavora in situazione di emergenza anche umanitaria. La “sindrome da burnout” è l'evoluzione patologica, ovvero verso un vero e proprio disturbo fisico e mentale, dello stress protratto, a cui sono sottoposte alcune categorie di professionisti impegnati quotidianamente in un'attività lavorativa che implichi o che abbia come suo "focus" le relazioni interpersonali, strette e continuative, talvolta difficli, problematiche o vissute in condizioni d'emergenza o "estreme".  

                     

I PRIMI STUDIOSI

 

William Powell s'interessò al "burnout" negli assistenti sociali che svolgevano un lavoro faticoso, ripetitivo, alienante e senza scambio interprofessionale.

Successivamente Maslach e Leiter hanno descritto le principali caratteristiche psicologiche del burnout:

  • il deterioramento dell'impegno nei confronti del lavoro
  • il deterioramento delle emozioni (originariamente positive) associate al lavoro
  • l’insorgenza di un problema di adattamento tra l’individuo ed il suo lavoro a causa delle eccessive richieste che gli vengono rivolte

 

Il “burnout” quindi può essere inteso anche come una “sindrome da stress prolungato”.

Ormai non è più relegato e caratteristico delle professioni d'aiuto ma che si può riscontrare in qualsiasi organizzazione di lavoro in cui non siano messi in atto una serie di provvedimenti a favore dei lavoratori che possano diminuire lo stress, la fatica, l’isolamento e la frustrazione.

 

UN MALE ANTICO

 

Ma il “burnout” è un disturbo o una patologia conosciuto fin dall'antichità.

Un tempo si chiamava “esaurimento nervoso”.

L’ “esaurimento nervoso” era descritta come una condizione clinica in cui aspetti depressivi, ansia, paure, incubi notturni e somatizzazioni possono coesistere in misura diversa a seconda della durata all’esposizione ai fattori stressanti, a come l’individuo reagisce o risponde ad essi e a che tipo di comprensione, accoglienza e supporto trova nella vita privata, nel suo ambiente sociale e lavorativo.

 

Il “burnout” oggi, come l’ “esaurimento nervoso” un tempo, provoca un progressivo “esaurimento” dapprima delle forze psichiche e poi fisiche.

 

Le esaurimento delle forze mentali avviene per l’eccessivo sforzo emotivo provocato da una sovraesposizione a relazioni umane complesse o impegnative che determinano col tempo un sovraccarico che il sggetto non riessce più a gestire o "smaltire".

Lo stress è insidioso perché progressivo e protratto soprattutto se non trova un modo per essere espresso dal soggetto, inizialmente infatti può non essere riconosciuto ma riferito ad altre cause.

Col tempo lo stress determina un'alterazione a livello del celebrale e dell'apparato neuro-endocrino che non riescono più a produrre neuromodulatori e neurotrasmettitori in modo adeguato, necessario all’organismo e alla mente per funzionare correttamente e mantenersi in buona salute.

 

 L' "ESAURIMENTO" NERVOSO

 

I primi segni e sagnali possono essere fisici, somatici, non mentali o psicologici.

Un’affaticabilità in alcuni momenti durante la giornata dapprima, poi una stanchezza durante tutto il giorno, col passare del tempo diventa difficile alzarsi la mattina finché la stanchezza si “cronicizza” e si trascina durante tutta la giornata.

Quando la stanchezza ha raggiunto livelli non più sopportabili per l'organismo, inizia anche l'insonnia.

 

Tutta la vita dell’individuo è coinvolta, si ha un peggioramento della propria vita familiare e dei rapporti sociali. 

Ansia e depressione possono portare ad abuso di alcool, farmaci o sostanze stupefacenti.

La sregolatezza alimentare e della vita quotidiana che derivano dalla disorganizzazione emotiva, possono provocare aumento del colesterolo con conseguenti disturbi all’apparato digerente e cardiovascolare, fino all’ ictus e all’infarto nei casi più gravi.

Nelle donne è stato riscontrato un aumento del diabete alimentare, sia per l’aumento di peso e dell'obesità causato dall'aumento del consumo di dolci, zuccheri semplici, carboidrati, cioccolata; questi infatti "consolano" e determinano una momentanea sensazione di benessere fisico per l'improvviso aumento di zuccheri liberi nel sangue che a livelo cerebrale determina un vero e proprio "flash", e una sensazione di benessere, euforia e sollievo. 

Anche il sistema immunitario ne risente, l’ipercortisolemia prolungata e diminuito apporto alimentare di proteine, provocano un indebolimento delle difese immunitarie e una maggiore vulnerabilità alle malattie inettive.

 

L’esaurimento nervoso è particolarmente insidioso perché inizia spesso con sintomi fisici e soltanto in un secondo momento si manifesta con sintomi mentali o un disagio psicologico più franco.

In alcuni paesi è ormai una malattia sociale rispetto alla quale anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha levato un grido di allarme.

 

CURE E RIMEDI

 

È necessario contattare il prima possibile il proprio medico di fiducia e uno specialista: internista, psichiatra (per valutare la necessita di una terapia farmacologica), psicoanalista (per un possibile trattamento psicologico sia nella fase acuta che nelle forme protratte) per prevenire e non incorrere in più seri problemi di salute.

 

Anche le medicine non-convenzionali, omeopatia, agopuntura, fitoterapia, nutrizione cellulare, etc., e gli integratori alimentari prescritti, dopo una visita accurata, dal medico specialista, possono essere d’aiuto.

 

Ma molto si può fare chiedendo aiuto alla propria rete familiare e amicale, e cominciando a cambiare abitudini:

  • migliorare i rapporti coi colleghi e cercando di rafforzare le alleanze e quando capita, cercare di controllare la tensione e il nervosismo
  • Prendersi delle pause durante il giorno per “ricaricare le batterie”, concedendosi delle pause al di fuori dell’ambiente lavorativo, scoprendo o riscoprendo qualcosa che interessi o appassioni
  • Chiedere aiuto, a colleghi, amici, familiari.
  • Valorizzare le proprie qualità, passioni e competenze.
  • Se non è possibile cambiare lavoro, cambiare il “nodo” di lavorare.
  • Cercare al di fuori del lavoro delle attività che piacciono e rilassano, caricano e divertono
  • Dedicare più tempo a se stessi, alla cura della propria persona, al riposo, al “dolce far niente” se lo si desidera o al riposo operoso: l’ “otium” dell’antica Roma.
  • Possono aiutare tecniche di rilassamento (Yoga, meditazione, training autogeno, etc), i massaggi, l’esercizio fisico moderato. Tutte le attività che regolano la respirazione, rilassano l'apparato muscolo-scheletrico e favoriscono la produzione naturale di endorfine, donano un vero benessere psico-fisico.

 

Una psicoterapia analitica di supporto o un’analisi sono di comprovata efficacia nella risoluzione dei sintomi da “burnout” e nel trovare nuove vie per vivere al meglio al propria vita.