bondageLa sfera della sessualità è un territorio complesso e spesso inesplorato, da analizzare in tutte le sue sfaccettature ed infinite sfumature.
Nel campo della devianza è stato tradizionalmente considerato patologico ogni comportamento non previsto dalle norme del comportamento sociale. Così è anche nel campo delle perversioni, oggi dette “parafilie”.
Quasi un secolo addietro Krafft Ebing sottolineò che la chiave per la diagnosi di perversione non era la disamina dell’atto in sé, quanto invece l’intera personalità e la motivazione che sottendeva l’atto perverso.

  • Amore e sessualità coincidono?
  • Quando si parla di “pratiche estreme”, l’amore è sempre presente?

L’ ”amore relazionale” consiste in un incontro armonioso ed equilibrato tra la ricerca della gratificazione personale ed il senso altruistico del piacere dell’altro.
Alcune volte l’impulso sessuale parafilico, esige una soddisfazione imminente, palesando una disgiunzione tra amore e sessualità.
Questo processo di scissione è però frequente anche nella sessualità non parafilia, molti uomini per esempio desiderano una sessualità pulsionale e passionale con donne che non amano ed amano donne che non desiderano sessualmente.Freud, attraverso i suoi scritti, ha molto approfondito questa teoria della scissione tra sesso e cuore nella sessualità maschile.

Le parafilie comprendono tutte le perversioni tradizionali quali il feticismo, l’esibizionismo, il voyerismo, la pedofilia, il sadomasochismo, ecc…
Il termine “parafilia” è un termine neutro e rispetto a perversione, non contiene in sé una connotazione morale, evitando la ghettizzazione e la condanna di chi è sofferente.
Il termine sadismo invece, fu coniato da Kraff-Ebing per designare l’unione tra piacere e crudeltà; il riferimento era la vita e l’opera del marchese De Sade.

Negli stessi anni Schrenck-Notzing aveva suggerito il termine “algolagnia” (attiva o passiva), derivandolo dal greco algos (dolore) e lagneia (voluttà); con tali termini venivano riuniti i due poli della perversione facendo riferimento alla dimensione della sofferenza.

Storicamente alcuni importanti psicoanalisti hanno interpretato il BDSM come testimonianza di una condizione psicopatologica sottostante, da correlare spesso ad esperienze traumatiche infantili ed a conflitti irrisolti ed ancora dolorosamente presenti nella psiche e poi nelle relazioni. (Stolorow, 1975; Valenstein, 1973, Bychowsky, 1959; Valenstein, 1973)

Le pratiche sado-masochistiche, sono molto di moda, a seguito del successo editoriale “Cinquanta sfumature di grigio”, ma non necessariamente rientrano nelle parafilie o perversioni sessuali. Quando si tratta di sessualità, non si può parlare di mode.

Personalmente non credo esistano “mode”, ma reali esigenze psichiche/relazionali/sessuali e copioni comportamentali, che assolvono a bisogni profondi, spesso di tipo affettivo/relazionale.
Un comportamento sessuale, non può essere emulato a seguito di una lettura più meno coinvolgente, ma per essere vissuto appieno deve obbligatoriamente correlare ad un’infinita gamma di sfaccettature interiori.

Diventa indispensabile quindi, effettuare un distinguo clinico importante tra parafilia e gioco erotico. Si parla di parafilie, quando questo comportamento sessuale diventa “esclusivo” e tende a ripetersi sempre e comunque, diventando l’unica forma di appagamento sessuale.
Quando invece si tratta di una sperimentazione ludica, non necessaria ed indispensabile, questa non è catalogabile ed annoverabile tra le parafilie o perversioni sessuali.

 

Per approfondimenti leggere:


http://www.medicitalia.it/minforma/Psicologia/1613/Sessualita-estrema-sado-masochismo-BDSM

http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/2366/Cosa-vogliono-le-donne-sotto-le-lenzuola-Dominazione-e-sottomissione