MANIA

Nel linguaggio comune "mania" significa qualcosa come "idea fissa", mentre nel linguaggio della psicoterapia, invece, la mania, oppure condizione o situazione maniacale è uno stato psicologico complesso, ma unitario, di eccitata euforia, di abnorme, quasi illimitata ed acritica fiducia in sè stessi, di litigiosa, cordiale ed irriducibile baldanza, di fuga dispersiva delle iniziative e delle idee, di infaticabile intraprendenza e di acritico buonumore.

Il maniacale non stà mai fermo, parla continuamente, non intende ragioni, commette, a catena, le più terribili sciocchezze, non si concede riposo, dorme poco o proprio per nulla, non a caso, infatti, il maniacale viene identificato come l'esatto contrario del depresso, mentre il termine ipomania designa, genericamente, invece, una situazione di mania meno accentuata e socialmente quasi sopportabile.

La mania è, fondamentalmente, una modalità di fuga, è il proiettarsi in avanti, fino al punto di perdere contatto con il presente, è l'inseguire giustificazioni e rimedi sempre futuri, il non potersi mai fermare a cercare la realtà di sè stessi, l'aver perso il luogo della riflessione e della propria presenza, il lasciarsi travolgere da un eccitamento che conduce a disperdersi in una distrazione perpetua, negli infiniti dettagli di una realtà che, velocissima, scappa fra le dita.

La mania è una forma di difesa che, una volta sfuggita al controllo del soggetto, lo chiude in una trappola, ma quando si è all'inseguimento del proprio centro di gravità, nella perdita di equilibrio di una continua fuga in avanti, arrestarsi è mortale, infatti, se si riesce a fermare, anche solo per un attimo, la fuga del maniacale, si riesce ad entrare in rapporto con lui, a guardare al di là della sua maschera di eccitamento e di euforia, si ha una sensazione che riempie di sgomento, in quanto il volto che, all'improvviso, si para davanti ai nostri occhi, è tragico, infatti, il maniacale compare come una persona in cui coesistono due anime di significato opposto, per cui, al di sotto dell'euforia si scorge la depressione e si ha la netta sensazione che questa sia la sua realtà più vera.

Così come accade spesso per la depressione più grave, anche la mania, in genere, è un episodio, una crisi che insorge più o meno acutamente, caratterizzata da una evoluzione di giorni o settimane che tende, spontaneamente, ad esaurirsi, è infatti molto raro che in questo suo evolvere e ricorrere, la mania non sia in rapporto palese con la presenza di episodi di scompenso depressivo che non segua immediatamente la depressione, o la preceda, o, talora, addirittura, la sostituisca chiaramente.

In molti casi esistono aspetti secondari di "fuga" maniacale nell'ambito di disturbi di tipo schizofrenico acuto, spesso con idee deliranti di grandezza o di onnipotenza, infatti i comportamenti "maniacali " improvvisi in età giovanile sono, in realtà, quasi sempre strutturati su di un disturbo di tipo schizofrenico.

Il paziente in stato di eccitamento maniacale non vede motivo di curarsi, perchè afferma di non essersi mai sentito tanto bene in vita sua, anche se, in genere, non si oppone in modo consistente all'essere seguito, accudito e curato, infatti, il suo comportamento, oltre ad essere estremamente disturbante per le persone che lo circondano, lo espone anche ad una serie di pericoli che sono dovuti, in genere, alle sue imprudenze e, nei casi più gravi, sono anche di natura diversa, in rapporto allo "stress" dell'organismo ed all'eccessivo lavoro cardiaco, per via dell'irrequietezza e della mancanza di riposo. Per taluni aspetti pratici, il soggetto in crisi maniacale presenta dunque dei problemi di gestione terapeutica per cui, proprio per questi problemi, chi lo assiste deve essere armato di molta pazienza, intelligenza e coerenza e l'ambiente in cui si trova deve essere tranquillo ed uniforme.