Premettendo che questo mio articolo non vuole essere in nessun modo esaustivo sulle differenze tra l’area nevrotica e/o borderline, intendo tuttavia provare a scrivere la differenza principale tra l’essere nell’area nevrotica e l’essere nell’area borderline.

Quando siamo di fronte ad una persona “normalmente nevrotica”, il che significa per coloro che seguono la dicotomia sano/malato essere sani, la cosa fondamentale per cui si cambia e si trasforma la propria nevrosi caratteriale è “fare esperienza” di ciò che accade nel susseguirsi della psicoterapia. Questo comporta l’avvio del processo di “cura” verso se stessi, in quanto permette, a piccoli passi, di andare da un bisogno all’altro, da un desiderio all’altro, da un sogno a quell’altro, ecc. nella relazione che si instaura tra paziente e terapeuta. Non è certo un caso che dopo, per esempio, 2-3 anni di una “buona” psicoterapia la persona si senta diversa e si ponga nella relazione con se stesso e gli altri in modo differente rispetto al primo giorno.

La persona nell’area borderline, invece, ha la tendenza a creare in-esperienza, ovvero ha la capacità di “masticare” l’esperienza terapeutica ma ha anche un’altra capacità rispetto al nevrotico: quella di “sputare” quello che gli piace.
Avete presente quando mangiate un cibo che vi disgusta e poi lo sputate nel piatto? Ecco la persona borderline riesce a rifiutare anche quando avverte felicità, gioia, serenità, ecc. all'interno dell'organismo pure se il cibo è prelibato. Vi chiederete, come si fa a sputare e a rifiutare qualcosa di buono e che provoca appagamento all’interno del nostro corpo? La risposta è proprio nella peculiarità della persona nell’area borderline; ovvero: con-fondere nutrimento emotivo che solitamente noi nevrotici annoveriamo come “buono” con quello “cattivo”. 

Il rischio fondamentale è, quindi, da una parte che rifiuti quando c’è qualcosa di “cattivo”, e questo va bene in quanto gli permette di non accettare qualcosa che non gli piace, dall’altra rifiuta anche quando invece lui o lei potrebbero nutrirsi serenamente ed in modo appagante. A tale proposito mi viene in mente il comportamento di un animale e da cui ricavo una immagine: il lama. Restiamo tutti sorpresi , meravigliati ed estremamente delusi quando gli diamo con tanto amore un po’ di cibo allo zoo e lui ci sputa in faccia comunque. Andiamo a casa con un interrogativo che ci assale “Perché l’ha fatto?". Nel mentre che ci interroghiamo, tornando a casa, il lama vive in realtà un paradosso interiore piuttosto crudele: "Ho rifiutato quel cibo per difendermi da una minaccia esterna ma avevo fame ed era pure buono quello che masticavo!”

A proposito in letteratura si dice: “La persona Borderline non fa esperienza”. Questo è vero e sensato ma, dal mio punto di vista, è più preciso e corretto dire: “La persona Borderline fa esperienza del rifiuto/rigetto totale senza nessun tipo di accettazione in quanto si sente costantemente aggredito”.

Capisco che per i nostri occhi “nevrotici” questo è illogico e privo di senso ma è pur sempre un tipo di esperienza e come tale va rispettata anche se a noi questo può sembrare estremamente irriguardoso nei riguardi della bontà della vita. Attenzione proprio a questo, se la persona nell’area borderline capisce che il terapeuta è troppo felice e gioioso, nei confronti della propria esistenza, rischia di fare la fine del visitatore dello zoo precedente.

Un buon modo per evitare di restare delusi? Mai avvicinarsi troppo e portare rispetto per persone che hanno terapeuticamente bisogno di distanza, anche se chiedono tuttavia che tu ti avvicini perché hanno “fame”; nel senso che passando la vita a non accettare nessun tipo di cibo emotivo si sentono interiormente e costantemente de-nutriti.