E' la compulsione che si maschera da ansiolitico! 

Controllare il gas ripetutamente, assicurarsi di aver chiuso la macchina, guardare ripetutamente nei cassetti o sotto il letto, pulire oggetti appena toccati, mettere tutto in ordine con perfezione millimetrica, rifare e disfare il letto se durante l’esecuzione qualcosa ci ha distratti e tutta una serie lunghissime possibilità che le compulsioni offrono a chi ne è affetto, rappresentano, paradossalmente, un potentissimo, ma immediato e per nulla duraturo, ansiolitico in grado di placare la tensione che scaturisce dall’impulso di effettuare le su descritte operazioni.

Immaginiamo lo stato di profondo disagio che parte nel momento in cu si sente l’impulso di mettere in atto un rituale:

la tensione comincia a salire, appare difficile pensare ad altro e se vi è un tentativo di distrazione esso fallisce miseramente nel momento in cui una sorta di vuoto nello stomaco fa sentire tutto il suo peso. Pensiamo che l’unica cosa che potrà placare questo stato di tensione, che cresce sempre più, sia l’applicazione del rituale. Non ci concediamo il tempo di far altro, ogni pensiero è immediatamente rivolto all’unico elemento che possa abbassare la tensione che sta raggiungendo picchi elevatissimi. La memoria  ci ricorda che l'unica cosa in grado di placare la nostra angoscia è, purtroppo, il portare a termine il solito rituale. Ha già funzionato, ricordiamo, solo esso può abbassare la tensione anche se per poco. In questo caso non possiamo far altro che compiere il rituale con un calo immediato, quasi drastico, dell’angoscia che si è accumulata. E qui che scatta la trappola di questo apparente ansiolitico. Poiché la tensione cede il passo alla sconfitta, al senso di colpa e all’evidenziazione di avere una patologia che, a sua volta, intacca fortemente l’umore e la stima che abbiamo di noi.

Ciò che la compulsione non ci fa vedere, grazie alla sua immediata e illusoria attività ansiolitica,  che è proprio questa la trappola che noi stessi costruiamo. Non riuscendo a tollerare la tensione non permettiamo a noi stessi di renderci conto che quella tensione e/o angoscia, che tanto volgiamo placare, NON è eterna e che prima o poi, come una sorta di termostato che tocca il picco e poi riscende inesorabilmente, comincerà a placarsi. E’ un’esperienza che ci precludiamo nel tentativo di togliere subito di mezzo l’angoscia che, ormai, sembra divorarci. Una volta concluso il rituale ci vuole poco che tutto il processo riprenda nuova vita.

Non ci accorgiamo che è proprio il tentativo di placare l’ansia a mantenere  in vita il sintomo compulsivo ma se provassimo a resistere ed a resistere ancora, le scoperte che faremmo apparirebbero addirittura sorprendenti. Ovvio occorre addestramento e strategia (inutili i ricorsi alla volontà) e, in alcuni casi, la presenza di un tutor che ci impedisca l’applicazione del rituale può essere utilissima.

Le terapie più idonee alla gestione e l’estinzione dei rituali compulsivi sono quelle orientate a prevenire l’applicazione della compulsione e a gestire volontariamente i sintomi allo scopo di non viverli passivamente come una volontà estranea.  E’ bene ricordare che il tentativo immediato di placare l’ansia sta preparando la nostra mente ad un ansia ancora più grande!

Dobbiamo apprendere che il vero problema non è la compulsione stessa ma la tensione che vogliamo placare ed il ruolo, ormai appreso, del rituale nel farci da ansiolitico a dal quale dobbiamo spostare la nostra attenzione. E’ necessario addestrarsi a tollerare l’angoscia e, come già affermato in una sessione precedente, http://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3607-lotta-ansia-crea.html

è la nostra convinzione che uno stato di ansia non debba per nulla esistere che ci spingerà a compiere determinate azioni (per eliminarla) che non solo la manterranno in vita ma che la incrementeranno inesorabilmente.

 

Per un approfondimento di veda