" Dalla pelle al cuore" cantava Antonello Venditi in una sua bellissima canzone, facendo sognare milioni di Italiani.


Nel caso dei piercing mi chiedo però, quale sia il percorso sensoriale e simbolico che parte dalla pelle - trafitta - per arrivare al cuore o all'anima di chi decide di forare i luoghi più stravaganti del proprio corpo, genitali inclusi.
Orecchie e narici trapassate, sopracciglia e labbra bucate, ed inoltre, capezzoli forati, queste sono le mode del momento.


Abbellimento o deturpazione?

I monili ed i loro significati simbolici
Anticamente i gioielli venivano indossati al collo o alle dita, ai polsi o alle orecchie, ma non di certo ai genitali.

I genitali, luogo corporeo simbolico e privato, intimamente collegato alla sessualità ed al pudore, rappresentano una parte del corpo da coprire, di cui avere cura e da proteggere, non da agghindare con monili o tatuaggi.
In culture molto lontane dalle nostre, come per scempio quelle africane, le donne si perforavano i capezzoli o i genitali con l'obiettivo di abbellirli e come simbolo di appartenenza a quella determinata tribù.

I monili poi, cambiano in funzione del momento storico, della tradizione locale di un determinato popolo e delle mode del momento.
In Tailandia del nord per esempio, più precisamente a Chang Mai, le donne - anzi le ragazzine - cominciano sin da piccole a portare anelli di ottone intorno al collo: una tradizione ancestrale che porta lentamente alla deformazione permanente della clavicola.
Gli anelli indossati diventeranno anche dieci o, addirittura, venti in funzione dei loro anni e della loro capacità di sopportazione della sofferenza.

Le "donne giraffa" - così vengono chiamate le donne di questa tribù - belle e sensuali, saranno costrette ad indossare per sempre i loro monili, come segno di appartenenza a quella tribù ed ai loro uomini.

Sono cambiati i tempi e le mode e gli orecchini dai lobi si trasferiscono ai genitali, cerchiamo di capire il perché.

“Dove” vengono fatti i piercing e perché
I luoghi corporei sono i più svariati, così come i significati che vengono attribuiti a questo rituale.

La differenziazione avviene per genere, maschile o femminile, ma non per età.
L'uomo per esempio, sembra preferire il glande o il prepuzio: orizzontalmente o verticalmente, il glande risulta essere una delle parti più apprezzate per un piercing, fino ad arrivare allo scroto.
Per quanto riguarda le donne invece, le scelte sono le più fantasiose: dal cappuccio clitorideo, come possibile amplificatore del piacere sessuale, alle grandi o piccole labbra, fino ad arrivare ai capezzoli.


I rischi da infezione e danneggiamento dei tessuti sono ovvi e consequenziali, ma i “rischi psichici” da mutilazione dei genitali, credo siano davvero sottovalutati.

Il piercing dall’inglese "to pierce", che significa forare, ha cominciato ad essere praticato negli anni 70/80 negli ambienti punk, nelle comunità omosessuali e tra praticanti del sado-masochismo.
Nella coppia sado-maso il piercing era solitamente simbolo di appartenenza e di schiavitù al partner dominante.


Qualche riflessione
La pelle, organo simbolico deputato alla relazione, al contenimento delle emozioni ed alle percezioni sensoriali, diventa - soprattutto per gli adolescenti - una terra di confine, sede di lotte intestine e di rituali dimostrativi.
La pelle si trova a metà strada, anzi ad un bivio, tra il mondo esterno ed il mondo interno, tra gli altri esseri umani e gli stati d’animo, ed ancora, tra lo spazio necessario per elaborare le emozioni e la tendenza agli acting out, cioè gli agiti. (tipici degli adolescenti).

Esattamente come una tela, la pelle, negli anni ed a secondo delle latitudini e mode del momento, è stata truccata ed abbellita, tatuata ed anche traforata e deturpata.

Perché anche i genitali vanno abbelliti o deturpati?
Esiste una correlazione tra il bisogno di mostrare quello che solitamente viene tenuto dentro, nascosto e celato, e l'utilizzo massiccio della pornogtafia?
Ed ancora, esiste una correlazione tra la chirurgia plastica ai genitali femminili, come la labioplsatica, e
quest'attenzione, forse esagerata, ai genitali?
Esiste una correlazione tra l’autolesionismo e gli eccessi di piercing?

 

Lacan, noto psicoanalista, parlava di extimità, termine con il quale intendeva rappresentare il contro altare dell'intimità.

Questa scelta di traforare o abbellire i genitali – dipende dal punto di vista - forse così estrema, rappresenta il tentativo di mostrare, o di esibire, ciò che in realtà andrebbe coperto.

Quando il piercing è eccessivo ed ossessivo, può rapprsentare un dolore dell'anima o indicare un disturbo profondo nel rapporto con il proprio corpo: l'adolescente non è capace di affrontare la tensione emotiva o il disagio provato, così sposta sul corpo ciò che non sa trasformare in parole.

Il corpo diventa così il palcoscenico ed il contenitore di una “guerra interiore”, intensa e crudele, nonché la concretizzazione di quote di aggresività e di sofferenza rivolte esclusivamente al corpo.

Concludo con una frase di Jacques Lacan che a mio avviso rappresenta bene questa scelta falsamente estetica e modaiola:

Ciò che è precluso al simbolo, torna nel reale" (acting out)