"Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita".
Federico Fellini

Dopo una gestazione fantasmatica, una in utero, ecco il bambino in braccio!
Ogni mamma, accarezza con la fantasia un bambino che non c'è - con la gioia di chi ha un appuntamento con la vita - un bambino che abita solo nelle sue fantasie e nel suo cuore, poi, quando finalmente nasce, avrà modo di fare amicizia con lui, di guardarlo, di vedere a chi somiglia, di accarezzargli il profilo con un dito e di tenerlo tra le braccia, aspettando che cresca.

Il legame che una madre ha con il proprio bambino, è un legame unico, viscerale, biologico ed ormonale, è un legame di anime.

Talvolta, durante la sua crescita, questo bambino così tanto desiderato, va in contro a degli intoppi importanti che, in clinica, si chiamano ritardi:

Ritardi nel parlare, nell'interagire, ritardi in quelle che noi psicologi chiamiamo "tappe dello sviluppo neuro-psico-motorio".

  • Il bambino sembra completamente disinteressato al mondo ed alle persone che lo circondano.
  • Vive in un mondo tutto suo, difficilmente raggiungibile.
  • Non gioca con gli altri bambini.
  • Non risponde al suo nome se viene chiamato.
  • Ama gli oggetti rotanti che, come il pifferaio magico, rapiscono ed incantano il suo sguardo facendolo transitare in quella dimensione da " isola che non c'è", diventando via via sempre più lontano a vago.
  • Esplode spesso in "agiti" incontrollabili se, qualcuno armato di buoni propositi, interrompe la sua routine quotidiana.

Autismo, una diagnosi nefasta, dura da accettare e da metabolizzare, ed ancora più dolorosa perchè praticamente irreversibile.

Adesso ci sarà quella mamma, quel papà, il bambino ed il suo autismo.

Autismo che diventerà un compagno di viaggio per quella famiglia.

Catastrofe od opportunità?
In un momento storico in cui la bellezza, la prestanza fisica e verbale, ed ancora, l'essere performanti in tutto e per tutto, regnano sovrane, un figlio autistico evoca impotenza - forse vergogna - frustrazione e rabbia.

Mille ipotesi diagnostiche.

  • Sarà colpa dei geni?
  • Dei vaccini? (notizia ad alto impatto mediatico, non dimostrata)
  • Dell'alimentazione?
  • Dell'inconscio della madre? (la psicoanalisi parlava di "madri frigorifero e di fortezze vuote")

Le ipotesi diagnostiche sono le più svariate, ma il risultato non cambia: il bambino è, e sarà autistico.

Si, certo, seguirà logopedia, la psicomotricità, andrà a scuola e parteciperà anche alla recita di Natale, ma quando i genitori non ci saranno più, sarà un adulto disabile senza radici e senza una rotta da poter percorrere.

 

Sembra però che qualche caso isolato in Italia possa andare contro corrente.
A Roma, il primo ragazzo autistico - ma non sappiamo nulla di lui se non quello che dice la stampa, ne diagnosi, né iter terapeutico - si sia appena laureato con immensa commozione della sua famiglia.

Qualche riflessione
Tante mamme che ho avuto il piacere di incontrare durante la mia pratica clinica, mi hanno posto, quasi tutte, le stesse domande:

  • Quando morirò io, che fine farà mio figlio?
  • Finirà in un istituto?
  • E, suo fratello, sarà costretto ad occuparsi di lui?
  • In caso non lo facesse, cosa sarà più grave il fratello da accudire o i sensi di colpa da "non accudimento"?
  • È stata colpa mia?
  • Non sono stata capace di mettere al mondo un figlio sano?
  • La mia coppia che fine farà?
  • Se rimango da sola, potrei occuparmene meglio? Senza dover far finta di essere felice?

 

I punti di domanda sono infiniti e toccano le corde emotive e più profonde di noi genitori e di noi clinici.
Un figlio disabile, non omologabile, da scoprire e con cui sintonizzarsi nel profondo "oltre le parole" - talvolta anche " oltre le carezze" - può anche diventare una vera opportunità.

Fare i genitori, anzi essere genitori, è davvero difficilissimo.

Sensi di colpa ed infinite paure, si alternano ad uno sguardo verso il futuro, nel tentativo di essere dei bravi genitori.

Immaginiamo solo per un attimo cosa debba significare essere madre o padre di un bambino prima, di un adolescente dopo - con tutte le problematiche di quest'età così complessa - autistico.

 

Credo che poter condividere, scrivere, ascoltare ed ascoltarsi, potrebbe essere uno strumento da adoperare per trasformare la " diagnosi" in risorsa.

 

http://www.medicitalia.it/blog/psicologia/6448-caro-dottore-posso-scrivere-medicina-narrativa.html

 

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/roma/storie/roma_autistico_laurea_luiss_primo_caso_francesco_maria_de_ponte-1656764.html

 

Lettura consigliata:http://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/820-ripensare-autismo.html