Vi è mai capitato che amici o persone a voi care vi abbiamo fatto notare la presenza un problema nella nostra vita di cui noi non siamo minimamente consapevoli? Ma se per noi non c’è alcun problema noi non vi prestiamo ascolto.

Per esempio, se non esco più di casa per paura di avere un attacco di panico o se esco solo in compagnia di qualcuno, evito ciò che mi causerebbe disagio e sto sempre insieme a qualcuno. Pertanto, non percepisco questa situazione come un problema perché a me sta bene così, non ho attacchi di panico, quindi non c’è nulla da cambiare. Il punto è che noi facciamo più fatica, a differenza di chi ci osserva dall’esterno, a notare quello che non va, ne siamo coinvolti in toto e le nostre emozioni ci offuscano la mente, senza sottovalutare i vantaggi secondari derivanti da questa situazione.

Tuttavia, a volte a furia di sentirsi ripetere sempre le stesse osservazioni o se facciamo un certo tipo di esperienza ci possono venire alcuni dubbi…. Diventa difficile evitare sempre ciò che ci crea disagio, in alcuni casi non possiamo evitarlo….Così iniziamo un percorso di cambiamento (di crescita personale o psicoterapeutico)….

Prochaska e Di Clemente descrivono un modello del processo di cambiamento che avanza per fasi successive e cicliche:

1. Precontemplazione: la persona in questa fase non ha nessuna consapevolezza dell’esistenza di un problema nella sua vita, nonostante magari gli altri glielo facciano notare, e pertanto lascia invariata la situazione attuale (Riprendendo l’esempio di prima: se non esco più di casa per paura di avere un attacco di panico o se esco solo in compagnia di qualcuno, evito ciò che mi causerebbe disagio e sto sempre insieme a qualcuno. Non ho attacchi di panico, quindi non c’è nulla da cambiare);

2. Contemplazione: la persona ammette l’esistenza di un problema e prende in considerazione l’idea di cambiare ma non fa ancora nulla. In questa fase gli aspetti positivi e negativi della situazione si equivalgono (Inizio a nutrire dei dubbi sul fatto che non potrò evitare sempre di uscire o chiedere ogni volta ad amici o parenti di uscire con me, magari non sono sempre disponibili ad accompagnarmi e si stanno anche lamentando di questa situazione);

3. Determinazione: la persona decide di affrontare un percorso di cambiamento ma non sa come fare. Lo psicologo/terapeuta può insieme a lei definire gli obiettivi che si vogliono raggiungere e fornire gli strumenti necessari per affrontare questo percorso. Qui prevalgono gli aspetti negativi della situazione sui positivi, fondamentale per la motivazione (Mi affido ad uno psicologo/psicoterapeuta per risolvere il problema).

4. Azione: la persona abbandona il vecchio comportamento e mette in atto le strategie studiate insieme allo psicologo/terapeuta per affrontare il problema (Gradualmente grazie alla psicoterapia riesco ad uscire di casa da solo)

5. Mantenimento: la persona in questa fase stabilizza il cambiamento raggiunto, prevenendo anche le possibili ricadute in un vecchio comportamento (Continuo ad uscire da solo e consolido il nuovo comportamento, vengo anche informato sulla possibilità che potrei riavere un attacco di panico)

6. Ricadute: è possibile che, nonostante il cambiamento raggiunto ed un maggiore stato di benessere psicofisico, la persona rimetta in atto un vecchio comportamento (Può capitare di riavere nuovamente un attacco di panico dopo il trattamento psicoterapeutico, non capita nulla di strano, so che le ricadute possono succedere e non significa che la psicoterapia non sia stata efficace, bisogna permettere al nuovo comportamento di consolidarsi)

E voi in che fase siete?