Utente 131XXX
Buongiorno Vi prego di aiutarmi a capire. A fine agosto a mia madre,gia'operata nel 2005 di mastectomia sinistra ed in trattamento ormonale , viene riscontrato con rx torace un versamento pleurico massivo. Ricoverata in un primo ospedale, subito dopo il prelievo del liquido da analizzare ci viene consigliato il ricovero in ospedale con reparto oncologico perche' l'anamnesi precedente ed il colore ematico del liquido fanno presupporre un problema di natura oncologica. Al II ricovero visti gli esami citologici con esito negativo per cellule maligne (ripetuti 2 volte) consigliano il ricovero in altro ospedale per effettuare una pleuroscopia. Al III ricovero viene ripetuto esame citologico del liquido contestualmente ad una toracentesi con la quale vengono prelevati quasi 2 litri di liquido. Siamo così giunti ad oggi (in attesa dei vari risultati sono passati tra i vari ricoveri ben 40 gg) e ci viene riferito che anche stavolta i risultati sono negativi ma che il tentativo di pleuroscopia per ulteriori indagini comporterebbe poi l'impossibilità di rimuovere il drenaggio perchè dalle radiografie effettuate prima e dopo la toracentesi si e' notato che il polmone non è piu' in grado di riespandersi forse perchè il cversamento pleurico è presente da tempo. Sono disperata. Cosa fare? Quale potrebbe essere l'alternativa? Grazie per la risposta e il conforto che potra' darmi.
[#1] dopo  
Dr. Paolo Scanagatta
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Buonasera,

per quanto riguarda il polmone "coartato", ovvero compresso per un lungo periodo dal liquido pleurico, effettivamente non è verosimile che si possa riespandere, pertanto la via consigliata è senzaltro quella di posizionare un piccolo sistema di drenaggio da lasciare a permanenza.

Quindi, in un caso simile, si potrebbe effettuare la pleuroscopia eseguendo abbondanti prelievi pleurici e posizionare, assieme al drenaggio più grosso, che poi verrà tolto, un drenaggio "sottile" (tipo pleur-o-cath). Questi drenaggi sono dotati di un rubinetto e si possono tenere ripiegati sotto ad una medicazione (per esempio come si usa fare con i cateteri venosi centrali a permanenza).

Questo tipo di drenaggio evita di dover fare tutte le volte una toracentesi "invasiva" bucando la schiena della paziente, e possono essere mantenuti per alcuni mesi prima di dover essere sostituiti (nel frattempo la terapia sistemica iniziata sulla base delle biopsie potrebbe ridurre la produzione di liquido).

Rimango a disposizione per ogni eventuale necessità o chiarimento.

[#2] dopo  
Utente 131XXX

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La ringrazio di vero cuore della rapidità della sua risposta ma ho bisogno se possibile di alcuni chiarimenti. E' vero che un drenaggio permanente espone il malato a rischio di infezioni e diventa a lungo andare doloroso? E' vero che la presenza del drenaggio limita la possibilità di un'eventuale chemioterapia? E se anche il risultato della biopsia desse risultati negativi così come gli esami del liquido pleurico? Ma soprattutto che conseguenze comporta il polmone "coartato"? Mi perdoni ma in famiglia ci sentiamo colpevoli per aver atteso fiduciosi l'esito dei vari esami che le ho descritto nella precedente e mail senza preoccuparci (ma nessuno ci aveva informati ) di questo pericolo. Grazie infinite.
[#3] dopo  
Dr. Paolo Scanagatta
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Buonasera,

Tenterò di rispondere punto per punto alle vostre domande, pur rimanendo in termini generali, nel rispetto delle nostre linee guida (vedi nota in rosso a piè di pagina).

"E' vero che un drenaggio permanente espone il malato a rischio di infezioni e diventa a lungo andare doloroso?"

No, per un drenaggio piccolo come il pleur-o-cath (8 Ch, ovvero 3 mm di diametro) se tenuto sotto medicazione, non abbiamo mai osservato infezione del cavo in questa tipologia di pazienti. Se il drenaggio inizia a dare fastidio/non funziona più si può sfilare senza problemi, eventualmente posizionando un altro drenaggio dello stesso tipo.

"E' vero che la presenza del drenaggio limita la possibilità di un'eventuale chemioterapia?"

No, non è mai stato un problema per gli oncologi degli ospedali dove ho lavorato (Verona, Milano IEO, Cuneo).
Semmai ci potrebbe essere un problema nel caso fosse prevista/prevedibile una radioterapia (in questo caso bisognerebbe togliere il drenaggio), ma non mi sembra che, nel caso esposto, questa terapia sia indicata.

"E se anche il risultato della biopsia desse risultati negativi così come gli esami del liquido pleurico?"

Una pleuroscopia eseguita con tecnica videotoracoscopica permette di prelevare estesi campioni di pleura parietale --> i risultati di questi esami e in particolare l'assetto recettoriale permettono di scegliere i farmaci più efficaci per la malattia della paziente affetta da localizzazioni di neoplasia mammaria (cosidetta "target therapy"). In termini di sensibilità e con il quadro descritto la pleuroscopia, eseguita in un centro affidabile, diventa una metodica molto accurata, e le possibilità che sia diagnostica sono molto alte.

"Ma soprattutto che conseguenze comporta il polmone "coartato"?"

Difficoltà respiratorie con fame d'aria da sforzo, ma in genere anche semplicemente togliendo il "peso" determinato dal versamento pleurico sul diaframma, mediante toracentesi o con un drenaggio a permanenza, la sintomatologia migliora e la paziente si sente in grado di respirare meglio, anche in mancanza di una riespansione polmonare.

Sperando che quanto scritto vi possa confortare e ricordandovi che in questi casi è sempre possibile chiedere un secondo parere, vi saluto cordialmente.