Utente 162XXX
Buongiorno, vi contatto per avere un vostro parere per quanto riguarda la situazione di mia mamma (63 anni), operata il 15 aprile per un tumore ovarico, in passato (2 anni fa) aveva già avuto un tumore mammario per il quale non era stata necessaria la chemioterapia.

L’istologico del tumore ovarico riportava:
ovaio sx: cistoadenoca sieroso papillare esteso alla superficie scarsamente differenziato con infiltrazione tubarica
ovaio dx: adenoca sieroso papillare esteso alla superficie scarsamente differenziato con tuba indenne
biopsia retto: localizzazione di adenoca sieroso scarsamente differenziato
residuo parete di cisti adesa al retto : localizzazione di adenoca sieroso scarsamente differenziato
omento: indenne
ca125 pre operatorio 73.2
tac preoperatoria negativa per metastasi a distanza
biopsie sigma negative
washing peritoneale positivo
ca 125 post operatorio (misurato prima dell’inizio della chemioterapia) 25

cbdca+taxolo per 6 cicli

ha iniziato la terapia il 13 maggio con carboplatino e taxolo, purtroppo pero’ al secondo ciclo (3 giugno) è riuscita a fare solo la flebo di carboplatino perché alle prime gocce di taxolo ha avuto un grave shock anafilattico. E’ stata malissimo, pensava di morire, sono intervenuti immediatamente con adrenalina, cortisone e quant’altro. Tutto cio’ nonostante la premedicazione fatta con deltacortene e ranitidina la sera prima, ranitidina la mattina della terapia e cortisone in flebo prima della chemio.
La settimana scorsa mia mamma è andata ad una visita allergologica , ma le è stato detto che sarà complicato fare dei test sui farmaci chemioterapici perché esiste un solo centro in Italia, con il quale prenderanno contatti.
Precedentemente non ha mai avuto problemi di allergia ai farmaci a parte uno sfogo dermatologico, un mesetto fa , successivamente la somministrazione con flebo, in pronto soccorso, per i dolori causati da granulokine , di un medicinale equivalente alla tachipirina , quindi penso sia paracetamolo (anche se non ha avuto problemi con questa sostanza in passato).

Ora gli oncologi dell’ospedale stanno valutando, insieme all’allergologa, come procedere per il prossimo ciclo previsto per il 24 giugno, decideranno se continuare solo con carboplatino o aggiungere un altro chemioterapico non appartenente alla famiglia del taxolo.

Considerando che mia mamma ha un piccolo residuo di malattia (come si legge dall’istologico), sono preoccupata non solo per l’efficacia della terapia se decidessero di proseguire con solo carboplatino, ma anche, d’altro canto, se scegliessero di abbinare un altro farmaco, che le venga una nuova reazione allergica.
Anche mia mamma è terrorizzata.

Vi ringrazio per la disponibilità, spero nella mia ignoranza di aver descritto la situazione in maniera chiara.
[#1] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo
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é necessario valutare il caso conoscendo la paziente; non si può rischiare di farla morire con una terapia con intento curativo!
[#2] dopo  
Utente 162XXX

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La ringrazio per la risposta, mi rendo conto che un parere in questo caso è difficile darlo...di sicuro gli oncologi che hanno in cura mia mamma valuteranno il caso in maniera appropriata avendo anche l'opportunità di conoscerla personalmente.
Mi sembra di capire che la scelta piu' cautelativa sarebbe quella di proseguire solo con carboplatino senza associarlo a nuovi farmaci, nella speranza che il tumore non dia recidive perchè sarebbe un problema(?).
Di sicuro hanno già detto che non useranno piu' taxolo.
Lei crede possa sviluppare allergia anche solo al carboplatino? anche se ha già fatto 2 cicli tollerati?
Sicuramente mi sto fasciando la testa prima di rompermela ma leggendo altre esperienze su internet mi aspetto il peggio (ho letto che il 60% va incontro a recidive) e l'idea di non poter usufruire a pieno delle armi a disposizione, quali le chemioterapie, mi angoscia.
[#3] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo
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a volte anche con il carbo compaiono scherzi, però è più raro che ciò accada rispetto all'utilizzo dei taxani.
[#4] dopo  
Utente 162XXX

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Ho appena sentito gli oncologi che hanno scelto la terapia con solo carboplatino aumentando le dosi.
Il residuo di cui parla l'istologico, che mi hanno detto essere piccolo, puo' essere eliminato dalla terapia? o resterà libero di ingrandirsi al termine delle cure? non mi è ancora chiaro lo scopo della terapia..mi chiedo: vale la pena rischiare shock anafilattici, anemia , neutropenia (mia madre avrebbe dei problemi anche con eventuali trasfusioni) se la terapia non fosse in grado di neutralizzare il residuo di malattia???
ci sono speranze di guarire da questa malattia? mi hanno detto non era in stato avanzato...ma questo residuo al retto mi spaventa...vale la pena affrontare questa sofferenza?
[#5] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo
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il rischio di lasciare le cose con "residui" è che essi possano non essere più tali ma crescere a dismisura rendendo un eventuale attacco da parte dei farmaci più difficile.