Utente 195XXX
Buonasera,sono una studentessa universitaria di 21 anni,
e volevo chiedere un "consulto" riguardo ad un caso di
malocclusione di III classe, con ipoplasia mascellare.
Appena si parla del caso, tutti parlano subito di
intervento chirurgico senza spiegare però i pro ed i
contro di questa operazione, che sicuramente non è delle
più facili.
Volevo sapere per cortesia cosa porta il NON fare
l'intervento, quali danni procurerà nell'avanzare dell'età
e quali "benefici" invece si possono constatare dopo
l'intervento. Delle volte il suddetto intervento può non
avere successo e peggiorare la malocclusione?.
Utilizzare una placca di svincolo nelle ore notturne, può
aiutare per così dire la situazione?.
Mi sono rivolta a voi in quanto gli studi da me effettuati
hanno portato scarsi risultati e nessuno riesce a
spiegarmi i fatti come stanno.
Vi ringrazio per la cortese attenzione ed in anticipo per
la risposta.
Cordiali saluti.
[#1] dopo  
Dr. Francesco Paparo
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Gentile Signora,
La malocclusione di III classe, detta anche sindrome progenica, è una malformazione dento-scheletrica caratterizzata essenzialmente da morso inverso associato ad alterazione dello sviluppo delle ossa mascellari. La diagnosi (per sommi capi) si effettua essenzialmente con la visita di chirurgia maxillo-facciale, un esame cefalometrico e le impronte dentali. Per il suo carattere dento-scheletrico (quindi non esclusivamente dentale) a sviluppo completato ha come unico trattamento terapeutico l'intervento chirurgico.
Proprio il morso inverso e tutti i meccanismi di compenso fisiologico sono alla base delle alterazioni funzionali tipiche di questa sindrome (tra le più frequenti):
1- l'alterazione precoce della dentatura per squilibrio dei vettori di forza sugli elementi dentali (i denti inclinati tendono a sopportare meno il carico masticatorio);
2-in maniera meno costante un disordine cranio-cervico-mandibolare.
Ovviamente siamo sul piano probabilistico, se Lei è asintomatica. Non operarsi aumenta semplicemente la probabilità che il suo sistema si "ammali".
L'intervento ripristina l'euritmia del volto e la fisiologica occlusione, permettendo al sistema masticatorio di lavorare meglio.
La placca di svincolo ha altre applicazioni ed a fini terapeutici per la patologia che le è stata diagnosticata non ha significato. Per quanto riguarda "l'impegno chirurgico", di cui parla, sappia che oramai è un intervento routinario nella maggior parte dei centri di chirurgia maxillo-facciale d'Italia, compreso il centro di Torino, tra i migliori, al quale le consiglio di rivolgersi con fiducia.
Cordialmente