Utente 100XXX
Salve sono una ragazza di 24 annie soffro ddel disturbo ossessivo da 7 anni.quando mi è stato diagnosticato ho iniziato una cura farmacologica che stava avendo i suoi effetti,poi ho interrotto i farmaci bruscamente e ricadevo,questo è successo per altre 2 volte,dopodichè l'anno scorso assumendo farmaci regolarmente da 3 anni e stando diciamo abbastanza bene anche se nei periodi di stress le ossessioni aumentavano,ho deciso di consultare 1 psicoterapeuta.La psicoterapia che abbiamo fatto non è stata di tipo cognitivo comportamentale,cioè dei miei sintomi non abbiamo proprio parlato perchè erano molto leggeri assumendo farmaci,lo psicoterapeuta mi ha piu' che altro spronato verso la vita sociale,mi dava consigli su come affrontare certe situaZIONI in famiglia,all'università,con i ragazzi.Infatti in quest'anno ho dato gli esami con ottimi voti,e ho anche lavorato per 2 mesi.L'esperienza lavorativa pero' è stata alquanto stressante essendo anche la prima e insieme all'incontro di un ragazzo alquanto strano mi hannno buttato un pò giu'.In concomitanza io ho sospeso i farmaci senza avvertire il dottore perchè mi sentivo meglio,anche se quando non li ho presi piu'ho avuto vuoti di mente e diarrea;gliel'ho riferito dopo al dottore e lui mi ha consigliato di prendere almeno metà di FEVARIN ma io nn l'ho fatto.
dopo l'interruzione ho dato 2 esami,però ero molto nervosa,studiavo ma mi sentivo impazzire,anche se i sintomi non erano ritornati.Il dottore mi vedeva cosi' e mi consigliava di riprendere il farmaco,ma io testarda rifiutavo e lui non ha insistito piu' di tanto.Sono ritornate le ossessioni in estate e lui mi ha consigliato di scrivere i pensieri che mi venivano,dando poca importanza ma ame facevano stare male.Dopo 3 mesi passati cosi' senza avere piu' benefici dalle sedute,sono stata molto male e ho ripreso i farmaci ma andando da un altro dottore perchè i miei genitori sono molto arrabbiati con lo psicoterapeuta.Sostengono che lui vedendomi male doveva obbligarmi a riprendere il farmaco e non aspettare che ce la potessi fare da sola.
Adesso sono un paio di mesi che non ci vado perchè i miei genitori me lo impediscono.Secondo voi loro hanno ragione a stare cosi' arrabbiati?e io quando starò meglio col farmaco devo ritornare da questo dottore che comunque crede che il farmaco non va preso a vita ?
se cambiassi psicoterapeuta mi confonderei ancora di piu' le idee?e secondo voi dopo aver sospeso la cura per 4 volte ricadendoci sempre,devo prenderli davvero a vita?Scusate per le troppe domande ma mi sento in un inferno!!!
Vi ringrazio in anticipo per le vostre risposte
[#1] dopo  
Dr. Stefano Garbolino
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TORINO (TO)
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Gentile utente,
in effetti le domande da lei poste sono molto importanti ma altrettanto delicate in quanto ogni situazione deve essere contestualizzabile nelle singole situazioni. In linea teorica è opportuno chiarire che un'adeguata terapia (in particolare psicofarmacologica ma anche psicoterapeutica) per il disturbo da lei accustato non può essere valutata nell'efficacia se non sono trascorsi diversi mesi (sempre secondo le indicazioni generali non meno di 1 anno). E la valutazione va effettuata quando vi è assoluta remissione sintomatologica (vale a dire non vi sono più sintomi di alcun tipo). Pertanto nel suo caso sarebbe opportuna una conoscenza approfondita degli aspetti descritti ed in particolare quanto tempo è trascorso senza accusare sintomi di sorta.
Provi a riformulare il quesito all'attuale psichiatra/psicoterapeuta a cui si sta affidando.
Cordialmente
[#2] dopo  
Utente 100XXX

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La ringrazio per la risposta
[#3] dopo  
Dr. Giovanni Ronzani
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ROMA (RM)
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Gentile Utente

Dal suo post si riesce a comprendere abbastanza bene quale stato di disagio la affligge. Per cercare di risponderle occorre precisare alcune cose: in linea generale solo attraverso una visita specialistica si riesce a capire se e per quanto tempo vanno assunti dei farmaci, quindi non si può dire a priori se e per quanto il farmaco vada preso. Pensare di cambiare specialista di per sè non genera necessariamente confusione, anzi spesso può aiutare a chiarirsi delle idee. E' importante però che si instauri un valido rapporto con il terepeuta, altrimenti la terapia "non decolla". Ascoltare i buoni consigli di altre persone è utile, ma subire inposizioni sulle scelte di salute è ampiamente discutibile.
Globalmente, senza azzardare soluzioni facili, è verosimile che l'intero quadro diagnostico-terapeutico dovrà essere rivisto.
Cordiali saluti
dr Gianni Ronzani
[#4] dopo  
Dr. Daniel Bulla
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gentile utente,
nel disturbo ossessivo compulsivo l'associazione tra farmacoterapia e psicoterapia cognitivo-comportamentale è quella che permette di raggiungere i migliori risultati. Vi sono persone però che spesso decidono di "personalizzare" la propria terapia, vuoi perchè vicino a casa non c'è quel tipo di psicoterapia, vuoi per soldi, ecc

Il suo terapeuta non ha fatto male lavorando sulle sue abilità sociali, ma sembra non sia specializzato nella cura del DOC. Questo purtroppo rappresenta il primo problema.

I suoi genitori d'altro canto non hanno torto: lo psicoterapeuta non poteva consigliarle di riprendere farmaci ma DOVEVA convincerla ad effettuare una consulenza psichiatrica per rivedere la farmacoterapia

in ogni caso un errore molto frequente che le persone fanno è quello di sospendere autonomamente i farmaci appena vedono dei miglioramenti.

Io non la conosco, ma se le hanno diagnosticato un DOC forse è il caso che lei inizi a pensare alla propria cura in un'ottica un po' a lungo termine, è un disturbo difficile, ma si ottengono ottimi risultati

Però si deve avere pazienza!

Cordialmente

Daniel Bulla

dbulla@libero.it
[#5] dopo  
Utente 100XXX

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Vi Ringrazio Di cuore per le risposte
[#6] dopo  
Dr. Vassilis Martiadis
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NAPOLI (NA)
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Gentile utente,
è noto che il DOC è uno dei disturbi psichici con un substrato biologico preponderante. La psicoterapia del DOC (anche se quella da lei praticata non mirava a ridurre i sintomi) può essere molto utile, ma spesso e soprattutto in determinati periodi della vita, non si può prescindere dall'associare una terapia farmacologica. Non darei tutte le colpe ai suoi genitori, forse la scelta di riprendere la terpia farmacologica doveva esere meglio valutata.
Cordiali saluti
[#7] dopo  
Utente 100XXX

Iscritto dal 2006
Siete davvero molto gentili e mi state chiarendo le idee.Grazie
[#8] dopo  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu
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CREMA (CR)
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Gentile Utente,
mi trovo in completo accordo con i colleghi che mi hanno preceduto.
Il DOC è un disturbo ostico ma per il quale, ormai, è possibile una buona percentuale di remissione del sintomo.
Probabilmente nel percorso che Lei ha fatto ci sono stati degli intoppi e forse anche qualche errore concettuale e tecnico:
1. la farmacoterapia DEVE essere gestita unicamente dallo specialista di riferimento e non sottoposta al "fai-da-te", infatti Lei stava meglio proprio perchè assumeva un farmaco
2. lo psicoterapeuta DOVEVA aiutarla ad accrescere la motivazione verso l'assunzione del farmaco
3. la psicoterapia DEVE necessariamente (oltre a stimolare l'integrazione sociale, anch'essa imprescindibile) includere la possibilità di fornire delle strategie comportamentali per la gestione attiva del sintomo e delle situazioni elicitanti.

Il mio consiglio è di valutare la possibilità di consultare un terapeuta Cognitivo-Comportamentale della sua zona, vada anche solo per sentire e soddisfare alcune curiosità relativamente al "cosa si fà" in casi come il suo e attraverso "quali modalità" in genere si procede.
Ricordi che quando si esce da un colloquio in genere si deve avere la sensazione di aver imparato qualcosa.
Ci faccia sapere.

Cordialmente

Ilenia Sussarellu
i.sussarellu@libero.it