Utente 372XXX
gentili dottori,
sono un ragazzo di 34 anni che da sempre direi soffre di disfunzione eretile. Il mio problema non è tanto il raggiungimento dell'erezione che, che sotto un adeguato stimolo solitamente avviene, quanto il mantenimento della stessa (in pratica dopo 2 minuti di erezione la perdo). Diversi anni fa mi sottoposi ad una visita andrologica ma probabilmente non sono stato fortunato nella scelta di un buon andrologo, poichè dopo una breve visita mi fu detto che il mio era un problema psicologico e che avrei risolto con il passare del tempo. Il dottore in questione mi fece fare un ciclo di cure a base di iniezioni di prostaglandine e dopo, una volta uscito sul mercato il viagra, ho continuato con la famosa pillola blu. Non avendo una ragazza fissa ho sempre preso il medicinale occasionalmente nel momento del bisogno ed è sempre andata alla grande, tuttavia con il passare degli anni il problema non si risolveva e tra l'altro anche sotto effetto di medicinali ho iniziato ad alternare prestazioni soddisfacienti ad altre assolutamente negative. Il mio problema come detto è soprattutto nel mantenere l'erezione, e questo da qualche anno è diventato difficile spesso anche dopo aver assunto viagra (ho provato anche levitra e cialis). Io, cari dottori non so più cosa fare, a volte sento l'esigenza di cercarmi una ragazza, mi piacerebbe avere una famiglia, ma questo problema mi allontana dalle donne che tra l'altro non mi mancherebbero, e mi deprime molto. Essendo poi questa materia ancora molto tabù, mi trovo in difficoltà anche nella scelta di un buon professionista serio a cui rivolgermi (sono della bassa Toscana, a metà tra Grosseto e Roma).
Anche se mi rendo conto che senza una visita è difficile tirare delle conclusioni, ma per il vostro parere e per la vostra esperienza ritenete possibile con determinate cure risolvere il mio problema in maniera definitiva senza ricorrere alle protesi? (solo l'idea mi ucciderebbe). Vi pregherei con tutto il cuore di darmi un consiglio e di dirmi se realmente vi sono possibilità di condurre una vita sessuale normale.
Grazie.

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[#1] dopo  
Dr. Giuseppe Quarto
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NAPOLI (NA)
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caro utente, la cosa migliore nel suo caso sarebbe una corretta diagnosi andrologica, integrata magari con esamistrumentali
cordiali saluti
dott giuseppe quarto
www.preveneprostata.com
[#2] dopo  
Dr. Stefano Garbolino
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TORINO (TO)
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Gentile utente,
sono d'accordo con lei che talvolta non è solamente il fatto di far trascorrere il tempo che aiuta a risolvere i problemi.
Nel suo caso, in accordo con il collega precedente, le suggerisco una ri-valutazione andrologica da effettuare in concomitanza con una valutazione psicosessuologica presso un Medico esperto nel settore ed in grado pertanto di aiutarla eventualmente sia con presidi farmacologici che con trattamenti dell'area psicosessuologica.
Cordialmente
[#3] dopo  
Utente 372XXX

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Innanzi tutto grazie per le risposte.
Per quanto riguarda un'eventuale visita con uno psicosessuologo mi sento di escluderla e magari rivolgermi solo ad un andrologo, in quanto sono sicuro al 100% che il mio problema non stia nella mente anche perchè per esempio nell'atto della masturbazione quando non c'è affatto "ansia da prestazione" e sono del tutto tranquillo, mi accorgo che dopo i primi 2 minuti di perfetta turgicità del pene, questo lentamente perde durezza e l'erezione rimane assai modesta...
Questo mi fa pensare che in me, nel mio organismo c'è proprio qualcosa che non va, che mi manca, e non mi permette di avere una vta sessuale e sociale normale, ma come detto non credo che sia un problema mentale o di convinzione.
[#4] dopo  
Dr. Diego Pozza
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caro lettore,

la sua descrizione fa pensare alla esistenza di una disfunzione Veno Occlusiva Cavernosa che impedisce il conseguimento di una accettabile rigidità ed il suo mantenimento per un tempo adeguato al completamento del rapporto sessuale con chiari problemi, secondari, di ansia, paura, panico.
Anche le sue risposte alle iniezioni intracavernose o al Viagra che dovrebbero aumentare l'afflusso arterioso tanto da superare il patologico deflusso venoso sembrerebbero confortare tale ipotesi
si faccia vedere da uno specialista competente
cari saluti
[#5] dopo  
Prof. Giovanni Martino
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Gentile Utente,
che il Suo problema possa avere delle radici organiche è ovviamente tutto da dimostrare. Ma è altrettanto tutto da dimostrare che il problema non si sia ingigantito nel tempo con risvolti psicologici importanti. E non potrebbe non essere così. Mi sorprende che ancora non si sia giunti ad una diagnosi almeno di presunzione. Alla Sua età non si dovrebbe essere farmacodipendenti per motivi erettivi senza una valida motivazione diagnostica.
Come correttamente suggerito dal Collega POZZA, fra le varie possibilità di diagnosi differenziale va debitamente inserita la cosiddetta sindrome "veno-occlusiva". In altri termini, il deficit erettivo può essere ascrivibile ad un mancato o difficoltoso "sequestro" del sangue nei corpi cavernosi durante l’eccitamento e l’attività sessuale. E’ quella che comunemente viene definita “disfunzione veno-occlusiva” (DVOC, o "fuga venosa").
La disfunzione erettile di tipo veno-occlusivo è in genere dovuta alla formazione di larghi canali venosi capaci di drenare i corpi cavernosi, oppure può essere causata da fatti degenerativi della tonaca albuginea (ad esempio per malattia di Peyronie, età avanzata, diabete), da alterazioni strutturali dell’endotelio o del muscolo liscio cavernoso, da un rilasciamento inadeguato del muscolo liscio trabecolare, oppure da “deviazioni” intese come sequele di precedenti interventi chirurgici penieno.
Tradizionalmente queste forme di DE sono sempre state racchiuse tra quelle che potevano trovare giovamento da un trattamento chirurgico (legatura delle vene, “plissettaggio” dell’albuginea), teso ad aumentare la resistenza venosa ed impedire la dispersione pressoria, indispensabile come ben noto per il normale evolversi del meccanismo dell’erezione.
Secondo la quasi totalità dei Chirurghi che si occupano di questo argoneto, tutti questi interventi chirurgici sono praticamente fallimentari, secondo pochissimi possono risolvere il disturbo ma solo temporaneamente. La terapia non pouò che essere farmacologica. Ma, e lo ripeto, ciò dovrebbe accadere a rsgion veduta e non per supposizioni.
Una completa valutazione clinico-strumentale andrologica si impone.
Ci tenga informati se lo ritiene utile ed opportuno.
Auguri affettuosi per la pronta risoluzione del problema ed un cordialissimo saluto.
Prof. Giovanni MARTINO
[#6] dopo  
Dr. Daniele Masala
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POZZUOLI (NA)
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Potrebbe essere molto utile nel suo caso fare una nuova valutazione uro/andrologica. A volte l'attesa aiuta a risolvere i problemi, a volte non risolve nulla ed aumenta le ansie delle persone interessate.
[#7] dopo  
Prof. Giovanni Martino
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ROMA (RM)
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Gentile Utente,
la cosa che mi premeva sottolineare, al di la delle possibili illazioni diagnostiche, è che non si intraprende una terapia con la classe di farmaci che Lei cita senza un presupposto. Si tratterebbe di un trattamento solo "palliativo" che logicamente non è ipotizzabile possa durare per tutti gli anni che verranno.
Insomma occorre approfondire e giungere ad una diagnosi. Solo allora si può accettare una terapia diciamo così cronica.
Ancora un saluto e restiamo in attesa di notizie.
Cordialmente
Prof. Giovanni MARTINO