Utente 277XXX
Buonasera, spiego brevemente la mia situazione.

Sono stato operato gennaio scorso di sinus pilonidalis, sono stato chiuso per prima intenzione ma dopo una settimana a causa di un ematoma spno passato per seconda intenzione.

La guarigione è stata molto lenta, tant'è che la ferita si è chiusa per la prima volta a giugno. Dopo svariate rotture della pelle il chirurgo ha iniziato a fare degli esami.

Il tampone ha sottolineato tre ceppi di batteri, curati.

La risonanza magnetica non ha evidenziato nessun problema osseo ne di tessuto.

Da giugno a oggi la ferita si è chiusa e riaperta 5-6 volte, non c'è nessuna perdita (se non sangue) a dimostrazione che non c'è infezione.

La ferita è grande circa un cm, quindi molto piccola. Dolore praticamente zero. La motivazione delle continue rotture secondo il chirurgo che mi ha operato è dovuta al fatto che la ferita è aperta da troppo tempo ed ha subito troppe rotture facendone cosi perdere elasticità e resistenza. Praticamente questa pelle ormai non va più bene.

Mi viene consigliato di tornare sotto i ferri, verrebbe rimosso tutto il tessuto cicatrizzale, verrebbe data una pulita e mi verrebbero fatti i punti di sutura su pelle sana, quindi mai toccata prima.

Vi pare corretta come motivazione per l'incapacità di guarire? Davvero secondo voi è l'unica cosa da fare tornare sotto i ferri? Non ci sono alternative per guarire da questa storia infinita?

Vi ringrazio in anticipo per la disponibilità, distinti saluti.

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Dr. Lucio Piscitelli
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Gentile Utente,
sono solito pensare che in Chirurgia non vi è nulla di più incerto e imprevedibile del post-operatorio di una fistulectomia sacrococcigea.
Visto l'andamento riferito, credo che la proposta del Collega che La segue sia corretta e condivisibile.