Utente 574XXX
Salve a tutti. Mi scuso se forse utilizzo questo spazio per una domanda non proprio "clinica", ma relativa al lavoro del Cardiochirurgo. Sono uno studente è la Chirurgia mi affascina tantissimo. Ho visto qualche operazione, ma mi sono sempre chiesto, dato che in chirurgia si lavora stando a contatto col sangue, non c'è pericolo di infezione nel caso in cui un chirurgo operi un paziente ad esempio malato di HCV? Come si fa in questi casi? Quali misure si adottano per evitare il contagio? Grazie anticipatamente delle risposte.

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[#1] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Caro futuro Collega,
hai centrato in pieno un argomento di notevole interesse.
Il pericolo di diffusione di malattie infettive attraverso il contatto con sangue e liquidi organici è un problema che viene affrontato ogni giorno ed in ogni momento non solo dai Chirurghi, ma da chiunque (Anestesisti, Infermieri, Tecnici, gli stessi pazienti) in sala operatoria, ma anche nei Reparti di degenza, è esposto a questo rischio.
Sono innumerevoli le soluzioni e le raccomandazioni di volta in volta proposte, per lo più riguardanti precise regole comportamentali e l'utilizzo di DPI (dispositivi per la prevenzione degli infortuni) specificamente forniti: maschere paraspruzzi, doppi guanti con indicatore di discontinuità, camici con particolare tessitura, ecc). Anche lo strumentario ha subito un qualche adeguamento: bisturi con lama retrattile, siringhe con protezione automatica dell'ago dopo l'uso, ecc.
Sta di fatto che le occasioni di contagio sono purtroppo ancora presenti e gli incidenti "a rischio" (punture accidentali, ecc.) all'ordine del giorno.
Il problema è ancora più sentito nei reparti di emergenza ove quasi sempre i pazienti vengono assistiti senza che sia stato possibile accertare preventivamente la potenzialità di rischio (HCV, HbsAg,HIV) ad essi legata.
Ognuno di noi, i più anziani soprattutto, ha avuto modo di conoscere qualche Collega che ha subito con conseguenze dolorose questi incidenti.
[#2] dopo  
Dr. Salvo Catania
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Considerando tutti i pazienti potenzialmente infetti e quindi con tutti gli accorgimenti descritti dal collega Piscitelli.

Io che sono un appassionato delle traversate solitarie nel deserto quando mi trovo a Milano ho paura dei serpenti , degli scorpioni e del pericolo della disidratazione che si dileguano di colpo in pieno deserto.

www.senosalvo.com

La stessa cosa mi accade quando mi trovo in sala operatoria riguardo alle paure di un potenziale contagio.

Vai tranquillo e segui la tua passione perchè si corrono , senza accorgimenti, gli stessi rischi attraversando sulle strisce pedonali.

Tanti auguri
[#3] dopo  
Utente 574XXX

Iscritto dal 2008
Vi ringrazio per avermi risposto. é vero, forse come dice il Dr. Salvo "si corrono , senza accorgimenti, gli stessi rischi attraversando sulle strisce pedonali", ma allo stesso tempo "ognuno di noi, i più anziani soprattutto, ha avuto modo di conoscere qualche Collega che ha subito con conseguenze dolorose questi incidenti". E allora la domanda è: c'è meno rischio se si è un medico non chirurgo? O il rischio è lo stesso? Perchè se è così, allora un chirurgo nonostante abbia le mani, anzi i guanti, sporchi di sangue e nonostante debba maneggiare un campo operatorio che potrebbe essere infetto, deve stare tranquillo così come lo è il clinico che vedendosi arrivare un paziente, gli stringe la mano prima di iniziare la visita? In pratica cioè: è un rischio tanto del clinico che del chirurgo e non centra che quest ultimo si sporca guanti e camice durante una operazione?.
Grazie in anticipo per le risposte.

[#4] dopo  
Dr. Salvo Catania
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Ovviamente la professione del chirurgo è a maggior rischio .
[#5] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Il rischio è strettamente legato alla inoculazione di sangue o liquidi organici attraverso lesioni di continuo della cute o accidentale contatto con le mucose. Quindi: punture (aghi da sutura, siringhe, ecc), tagli, spruzzi sul volto, ecc.
E' inevitabile che il Chirurgo sia maggiormente esposto.
[#6] dopo  
Utente 574XXX

Iscritto dal 2008
Vi ringrazio per le risposte. Ma proprio per i rischi connessi, una operazione "a rischio" non dovrebbe essere fatta con accorgimenti diversi, un livello di protezione maggiore. Ed anche nelle cure post operatorie (rimozione dei drenaggi, ecc...) non si dovrebbero usare misure diverse? E poi un medico, un chirurgo può rifiutarsi di operare un paziente a rischio se non si sente abbastanza protetto?
Grazie delle risposte.
[#7] dopo  
Dr. Claudio Bernardi
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GEnetile futuro collega,
rifiutarsi di curare un paziente che ha bisogno di noi non è deontologicamente accettabile. E' chiaro però che sta a noi sorvegliare che siano messe in atto tutte le norme di protezione adatte ad operare un paziente a rischio
saluti
Dr. Claudio Bernardi
chirurgia plastica
www.claudiobernardi.it