edema  
 
Utente 354XXX
Buongiorno ai cari dottori,

scrivo questo consulto non per me ma per una parente di 78 anni. Questa 9 giorni fa cadendo ha riportato la frattura scomposta dei condili femorali e dopo una travagliata giornata al PS, sono state riscontrate varie insufficienze. Elenco il quadro: dopo aver ricevuto 5 sacche di trasfusione nelle prime 48 ore, al paziente si sono riscontrate una insufficienza renale cronica, un'edema polmonare, ventricolo sinistro dilatato. La paziente è poi diabetica e sovrappeso (quasi 100 kg). L'anestesista ha optato per non operare ordinando una fasciatura speciale che non arriverà prima di fine mese, intanto internisti e nefrologi cercano di risolvere il quadro generale con laxis per i reni e ossigeno ai polmoni. I medici danno per prioritaria l'emergenza polmonare, tanto è vero che lunedì è stata sottoposta ad un'ossigenazione "obbligata" (non so se si dice così) con un macchinario molto forte che per sfortuna si è rotto a fine nottata ed era l'unico dell'ospedale, ora viene ossigenata con la classica mascherina. Intanto però le piaghe da decupito si fanno sentire ed i dolori alla schiena e alla gamba aumentano. La paziente, da qualche giorno ha scambiato la notte col giorno e non assume cibo. I lassativi anche se forti non funzionano perchè si rifiuta di fare i bisogni nel letto (è una persona poco collaborativa) e lei ha dolori fortissimi alla pancia. I dottori con cui riusciamo a parlare sono perlopiù ortopedici, in quanto in medicina non c'è posto, e gentilmente ci dicono che è una paziente critica, che non ha le ore contate ma neanche ci si può slanciare sull'ottimismo.
Le mie domande sono queste: può un paziente del genere ristabilire lentamente le sue facoltà minime per sopravvivere? O meglio avete mai avuto esperienze di tali miglioramenti?
Con una fasciatura del genere, può il paziente ricevere le cure necessarie per evitare piaghe e dolori? Potrà sedere per andare in bagno o per essere trasportata in carrozzina? senza operazione sarà impossibile riprendere a camminare? Questa in caso può essere rinviata anche di molto tempo?
Naturalmente so che i signori medici con queste informazioni non possono sbilanciarsi, ma chiedo da non esperto in materia, se avete trattato casi simili e come si sono poi sviluppati.

Cordialmente
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Caro Signore,
le rispondo per la parte di mia pertinenza.
Ci si trova di fronnte ad una Paziente che è una grande obesa, con una verosimile cardiomiopatia multifattoriale ed insufficienza ventricolare sn acuta che ha scatenato un edema polmonare cardiogeno.
Lei infatti, e i colleghi, non accennano alla possibiità di una embolia polmonare, che tuttavia sarebbe plausibile a motivo della frattura femorale.

Sicuramente la signora sta traendo beneficio dalla IPPV, il cui unico apparecchio si è poi "rotto" (evito commenti) e dalla terapia con furosemide.

Allo stato attuale la Sig.ra è una Paziente più di pertinenza cardiologica - internistica, perchè sono i cardiologi che devono valutare ed impostare l'appropriata terapia inotropa e cardiologica e i nefrologi quella per l'insufficienza renale. Il rischio è un edema polmonare recidivante in indisponibilità di IPPV se l'apparecchio langue ancora "rotto"!

Sicuramente è un caso assai complesso su cui io riserverei la prognosi: in quanto al trattamento della frattura, con un una fasciatura che arriverà tra un mese mi chiedo nel frattempo come i colleghi ortopedici intendano gestire la paziente, che manifesta una grave sindrome metabolica e una sostanziale insufficienza multiorgano.

Attenzione massima alle piaghe da decubito, perchè una sepsi conseguente, magari da Pseudomonas, potrebbe determinare severissimi problemi!!

Inoltre il disorientamento temporale della Signora non è un buon segno prognostico.

Di più via web non posso fare e scrivere.
In bocca al lupo, sinceramente.
Cordialità.
[#2] dopo  
Utente 354XXX

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Gentile Dr. Caldarola,

La ringrazio enormemente poichè mi ha dato, seppur via telematica, grandi informazioni che i medici all'ospedale non mi hanno dato. Nonostante io non sia un medico, ho fatto studi giurisprudenziali, temevo proprio quello che lei mi ha descritto, cercando di sottolineare in ogni colloquio con i dottori i problemi cardiaci e polmonari, visto che quelli renali, seppur gravi, sono comunque cronici da anni.
Passo le notti ad assistere la paziente che chiede costantemente di essere massaggiata o di poter piegare la gamba sana, e l'unica notte in cui ho visto miglioramenti il giorno seguente è stata quella in cui ha usato l'IPPV. Il normale ossigeno dalla mascherina mi sembra neanche più un paliativo in quanto la paziente lo detesta dicendo che si sente senza aria.
Ora cerchiamo di poterla spostare in una struttura vicina provvedendo al tutto privatamente. Questa decisione l'abbiamo presa quando gli ortopedici e il nefrologo ci hanno detto che per loro è questione di giorni, quindi secondo me, hanno alzato bandiera bianca causa anche la condizione di estrema carenza del personale (l'internista non è mai venuto) e di problematiche della struttura (il caso dell'unico macchinario che si è rotto). Inoltre temo molto che la paziente possa soffrire nel momento della sua possibile e probabile dipartita, visto che la notte se non ci fossimo io ed un altro parente, nessuno controllerebbe la sua attività respiratoria o i dolori che lamenta per tutto il giorno (ha anche difficoltà ad andare di corpo).
Non chiedo ai dottori di essere bugiardi o di rinviare la comunicazione di informazioni difficili e delicate, ma io ho avuto l'impressione che fossero del tutto sfiduciati dal primo momento che la paziente è stata ricoverata, trasmettendo tale sensazione a tutti e aggiungendo giorno dopo giorno problematiche che potevano essere riconosciute al primo giorno (l'edema polmonare è stato scoperto il 6 giorno, quando già la respirazione sembrava del tutto anormale il 2 giorno. Gli accertamenti poi sono stati fatti sotto la mia incessante pressione, tanto è vero che sono arrivato a portare ai colloqui un mio amico medico che hanno ascoltato visto che quello che dicevo io non aveva per loro importanza e veniva liquidato con un secco, "non è proprio come dice lei"...e invece!)

Spero di poter dare a mia nonna un'altra seppur remota speranza per poter continuare a vivere, anche se in condizione più difficoltose di prima o almeno di poter darle una morte poco sofferta.

La ringrazio ancora vivamente e le porgo Cordialissimi Saluti
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Cara Signore,
sono sinceramente e profondamente commosso dal suo racconto e dalla sua abnegazione.
Quale che sarà la fine di questa storia, la Nonna avrà avuto un angelo custode che, nel peggiore degli eventi, l'exitus, non l'ha lasciata da sola.

Visto che ha fatto studi giurisprudenziali, e che è impensabile che un ospedale abbia carenze così gravi, valuti se prendere "in mano" la situazione da un punto di vista legale.

La mascherina di ossigeno a Sua Nonna serve a nulla: solo IPPV potrebbe aiutarla, se lo strumento non fosse fuori uso.
Che un Internista non sia neanche venuto a vederla.... Beh io mi astengo da ogni commento.

Bene fate a portarla via da quell'ospedale!
C'è una dignità, eventualmente, anche nel morire.
In bocca al lupo ancora e non mi ringrazi: sono un Medico ma non per questo ho perso la sensibilità alla sofferenza, fisica e morale.
Cordiali saluti ricambiati.