Utente 888XXX
Lo scorso mese di luglio mio figlio, di anni 26, doveva essere sottoposto ad intervento chirurgico di rino-settoplastica.
Tutto sembrava a posto: i risultati degli esami pre-operatori erano buoni e lui sembrava molto tranquillo. La sera precedente l'intervento abbiamo avuto il colloquio con l'anestesista alla quale abbiamo riferito ciò che ci sembrava rilevante ai fini della predisposizione all'anestesia e all'intervento. In particolare l' abbiamo informata che il ragazzo aveva avuto, in età infantile, problemi di allergia (con crisi di asma) agli acari e ad alcuni pollini, trattati con terapia immunoligica e scomparsi, quasi del tutto, in età adolescenziale. Abbiamo anche riferito di una "crisi vagale" verificatasi in occasione dell'estrazione di un dente, ma è stata l'unica su dedcine e decine di trattamenti ortodontici.
Il giorno successivo il ragazzo è stato accompagnato nel reparto operatorio e noi eravamo gia in attesa, con la normale dose di ansia, che ci informassero che tutto era finito ed era andato bene. Invece, dopo circa mezz'ora, lo stesso medico che avrebbe dovuto operarlo è venuto ad informarci che c'era stato un problema e l'intervento non poteva essere eseguito. Siamo stati convocati nel reparto operatorio dove ci attendeva l'equipe chirurgica. L'anestesista, che non era la stessa con la quale avevamo parlato la sera precedente, ci ha riferito che nella fase di pre-anestesia, subito dopo la somministrazione dei farmaci che si utilizzano normalmente, cioè atropina e cortisone, il ragazzo ha avuto una strana reazione che, l'anestesista stessa, ha identificato come "crisi epilettica".
Lui ricorda che dopo l'iniezione ha avvertito prima un dolore al braccio, dove era stato iniettato il farmaco, e poi un forte dolore alla base della colonna vertebrale che gli ha provocato un sussulto, quindi ha perso conoscenza, ma questo, come è stato riferito, è durato alcuni secondi.
Il giorno successivo al ragazzo è stato eseguito un elettroencefalogramma e una visita neurologica che non hanno evidenziato alcuna patologia.
Dopo circa un mese dall'episodio è stato eseguito un controllo neurologico e un altro elettroencefalogramma presso un' altra struttura con il medesimo risultato. I neurologi sono stati concordi nel ritenere che non ci sono patologie da richiedere trattamenti terapeutici e che quanto accaduto potrebbe essere dovuto all' ansia e allo stress pre-operatorio. Vorrei sentire altri pareri e avere dei consigli anche perchè mio figlio è assolutamente deciso a fare quell'intervento.
Grazie.

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[#1] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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Gentile Utente,
è piuttosto difficile poter fare una corretta analisi dell'evento che sicuramente definirei alquanto raro.
Generalmente in preanestesia oltre all'atropina viene somministrato un ansiolitico (benzodiazepina come diazepam o midazolam) per ridurre lo stato d'ansia e meglio predisporre il paziente allo stress operatorio.
Probabilmente il cortisone in questo caso è stato somministrato per una profilassi antiallergica visti i precedenti di suo figlio peraltro oramai passati.
La cosa migliore sarebbe fare questa premedicazione quando è ancora in reparto e non in pre-sala, come spesso avviene.
Da quello che mi descrive un punto importante è rilevare come non sia emerso alcun problema neurologico di base valutato tra l'altro con esami clinici e strumentali specialistici più volte eseguiti.
Penso che uno stato di forte emozione, un transitorio dolore al momento dell'inoculazione del farmaco in vena per un effetto irritativo sulla parete venosa possa aver scatenato una crisi di tipo vagale (e suo figlio già una volta ha manifestato l'evento dal dentista!). Queste crisi caratterizzate da un progressivo rallentamento del battito cardiaco e quindi una caduta della pressione arteriosa, possono arrivare anche a determinare una situazione di criticità tale da manifestare una perdita di coscienza transitoria come effetto secondario a quello cardiocircolatorio.
Le crisi definite di tipo "epilettico" sono solo conseguenze della perdita di coscienza proprio nella sua fase di acuzie, quando cioè è suonato il campanello d'allarme del cervello che in quel momento non aveva un ottimale flusso sanguigno ed entrava in un fase di sofferenza.
Detto ciò, se suo figlio presenta queste reazioni vagotoniche non mi sembra che questo possa essere motivo di impedimento all'esecuzuione dell'intervento in futuro.
Bene ha fatto l'Anestesista e il Chirurgo a non eseguirlo al momento. Ma nulla impedisce di riprovarci, segnalando alla visita preanestesiologica l'evento accaduto.
Ci faccia sapere ulteriori sviluppi comunque
Cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 888XXX

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Gentile dottore,
la ringrazio infinitamente per la sua risposta rapidissima e molto esauriente.
La terrò senz'altro informata sui futuri sviluppi del problema.
Cordiali saluti.
Lula
[#3] dopo  
Utente 888XXX

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Gentilissimo dottor Alvino,
sono felice di informarla che la scorsa settimana mio figlio ha eseguito l'intervento di rino-settoplastica.
Tutto è andato bene nonostante stavolta lo stato di ansia (suo e nostro) era maggiore della prima volta.
La somministrazione dell'ansiolitico è avvenuta, proprio come lei aveva consigliato, in reparto anzichè in pre-sala, così il ragazzo è arrivato nel reparto operatorio già semi-sedato.
Ci hanno informato che gli è stata praticata una dose di anestetico leggermente più alta ed è stato evitato l'uso di vaso-costrittori al fine di prevenire eventuali reazioni. Ciò ha aumentato un pò la formazione di ematomi intorno alla zona trattata.
Il decorso post operatorio, comunque, è stato regolare.
La ringrazio ancora del suo interesse e le auguro buon lavoro.
Lula
[#4] dopo  
Dr. Stelio Alvino
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Oh! bene! E grazie a Lei per averci informato sull'epilogo felice del caso. Rimane infatti altrettanto vivo il nostro interesse (e non solo il vostro che ponete delle domande), dopo una consulenza, sapere come sono poi andate le cose. Anche questo è per noi esperienza...
saluti cari