Utente 108XXX
Da più di un anno soffrivo di un dolore insopportabile alla bassa schiena, che si irradiava alle anche e alla gamba sx,che ho sicuramente sottovalutavo. Frequentavo regolarmente una palestra e forse questo ha peggiorato la situazione. Quando il mio medico mi ha prescritto gli rx e la rm ne è scaturita la seguente diagnosi: "conservata la fisiologica lordosi lombare. Alterazioni di tipo spondilo artrosico prevalentemente delle articolazioni interapofisarie L4-L5. Spondilolistesi anteriore di L4su L5 su base verosimilmente artrosica con pseudo protrusione posteriore del disco intermetamerico interposto: ne consegue modica riduzione in ampiezza del canale vertebrale allo stesso livello. Iniziali fenomeni di disidratazione del nucleo polposo dei dischi intermetamerici L4-L5 ed L5-S1. Normali il tratto terminale del midollo spinale e le fibre della cauda equina." Lavoro in un TAR come Assistente, ex 6^qualifica funzionale e secondo le declaratorie non sarebbe mio compito spostare pesi. Di fatto lì i fascicoli sono enormi ed il lavoro della loro movimentazione è prevalente per tutti. Ho chiesto di essere visitata dal medico della 626 che, 4 mesi dopo la visita, ha dichiarato la mia parziale inidoneità,prescrivendo un limite di 3 Kg di peso da sollevare (premetto che il neurochirurgo mi ha sconsigliato perfino la borsetta a tracolla)ma i fascicoli delle cause amministrative superano di gran lunga i 3 kg e sarebbe stato opportuno spostarmi in un settore che non richiedeva movimentazioni di fascicoli. Una collega in particolare, del mio stesso livello ed in un ufficio idoneo era disponibile al cambio con me:detto fatto, sono stata spostata in un reparto assolutamente identico, solo che nel precedente avevo un commesso che mi aiutava mentre adesso sono sola. La dirigente non ha ascoltato nè le mie ragioni nè i sindacati,mi ha anzi detto testualmente "si porti un bilancino" e " ho già parlato con Roma, io la mando via per inabilità a qualsiasi proficuo lavoro. In questo Tribunale lei è inutile". Non le nascondo che la mia reazione è stata di sconforto. Sono una mamma single, vivo del mio lavoro, ho sempre lavorato seriamente e vorrei continuare a farlo tranquilla. Dò e pretendo rispetto da tutti. Purtroppo adesso prendo le benzodiazepine per dormire, ogni giorno vorrei non andare in ufficio e questo stato di cose sta rovinando il rapporto con mia figlia, che non mi ha mai visto piangere e reagisce a modo suo. Cosa posso fare per tutelarmi?Preciso che convivo con il dolore, che migliora solo andando in piscina ( sostituita alla palestra), ma che camminare in centro soprattutto per strade affollate quando qualcuno mi urta mi fa vedere le stelle e arrivo in ufficio già dolorante, oltre che avvilita e demotivata.Grazie per avermi ascoltata e per qualunque consiglio, ne ho davvero bisogno.
[#1] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara signora

Lei è stata riconosciuta dal medico del lavoro idonea con limitazione alla movimentazione dei carichi non superiori ai 3 kg.
Lei con tale certificazione è esentata.
Faccia presente la situazione alla direzione con allegato il certificato del medico del lavoro.
Se tali malversazioni si ripetono, lei può benissimo denunciare all'autorità giudiziaria e renderli responsabili delle conseguenze.
Lei si deve rifiutare fermamente al trasporto di pesi a lei prescritti.
Se viene costretta suo malgrado e le viene dolore a livello lombare chiami immediatamente il 118 per un pronto soccorso, li essendoci un posto di PS può denunciare l'accaduto, dimostrando nel contempo il nesso di cusalità del danno procurato.
Renda edotto di tale situazione, anche il Medico del Lavoro, che l'ha dichiarata idonea con limiazioni e prescrizioni.

Cordialmente



[#2] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Gentile Dottore,
comincio con il ringraziarla per la sua attenzione al mio problema e per la sua risposta. Le confesso che in quegli ambienti ci si sente piuttosto abbandonati a sè stessi. Il medico della 626 di fronte a me è apparso piuttosto titubante, avrebbe voluto, per sua espressa dichiarazione, rendermi idonea unicamente al servizio di videoterminale perchè, in aggiunta agli esami radiografici, gli ho consegnato una lunga relazione del neurochirurgo che mi segue al S. Chiara di Pisa che mi dava delle regole di vita da seguire per evitare l'intervento. Le prime limitazioni io le vivo nella mia vita personale, non al TAR e con il dolore ci convivo io. Temo però che la nostra attuale dirigente intimidisca anche lui, altrimenti non sarebbero stati necessari tanti mesi per avere un certificato. Mio padre e mio nonno erano medici e non li ho mai visti soppesare 4 mesi una diagnosi. Quello che mi pesa, oltre il problema lombare, è la sensazione di impotenza e le continue vessazioni, come se mentissi o volessi approfittarmi della situazione . In più mi rendo conto che la mia reazione è inadeguata, piango spesso e senza motivo, non ho voglia di fare niente, anche la piscina che mi aiuta tanto è uno sforzo, mi addormento prestissimo ma alle quattro sono sveglia e non riesco a godere di nulla, nemmeno dei momenti liberi con mia figlia. Ieri un magistrato con cui ho parlato a cuore aperto mi ha consigliato di farmi aiutare, perchè mentre parlavo le lacrime mi scendevano anche se non volevo assolutamente farmi vedere. Questa "signora" è o è convinta di essere evidentemente molto potente e quando sono andata a parlarle con i sindacati, per trovare una sistemazione più consona ( non esistono fascicoli inferiori ai 6/8 kg ad essere ottimisti), prima ci ha apostrofato dicendo "siete proprio impiegate statali", come se fosse un'offesa o come se a lei lo stipendio glielo pagasse direttamente un'entità superiore, poi ci ha congedato dicendo "qui comando io". Insomma, si è innescata una situazione ad personam che mi rende la vita difficile. Le sue parole mi hanno aiutata molto, è un piacere constatare che esistono ancora medici per i quali le persone non sono numeri ma esseri umani, che hanno bisogno anche di comprensione.
Grazie di nuovo
[#3] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara signora.

Leggendo la sua storia mi porta alla mente non ad una depressione ma ad uno stress lavorativo con caratteristiche di cronicità.
Nella mia esperienza ne ho visti diversi di questi casi e lei ha quasi tutti i sintomi quali, l'aumento di peso, la disistima, l'ansia , la paura di non fare bene il proprio lavoro,di non essere in grado di farlo nel tempo necessario, insonnia, ecc.
Orbene diamo ora la definizione di stress: è una

RISPOSTA DELL'ORGANISMO AD OGNI RICHIESTA DI MODIFICAZIONE EFFETTUATA SU DI ESSO

Lo stress può assumere talvolta caratteri di cronicità.
lo stress cronico è caratterizzato da due componenti:
1)Le componenti Soggettive
2)Le componenti oggettive

Le componenti soggettive dello stress cronico risiedono fondamentalmente nella mancata rispondenza fra le aspettative dell’individuo che ha operato una determinata scelta professionale e l’esercizio quotidiano pratico della stessa, potendo essere così riassunte:
• facili ed iniziali entusiasmi con nobili aspirazioni
(forti motivazioni personali e costante
confronto con un’immagine di sé ideale)
• obiettivi ed atteggiamenti relativi alla carriera
(motivazioni al successo, precedenti esperienze)
• stile difensivo proprio del soggetto (tratti della
personalità:
nevrotica - tendono ad autopunirsi di
fronte ad un insuccesso -,
iperattiva - la loro preoccupazione è quella di
riuscire ad impegnare ogni momento della giornata -
insicura - sono convinti che, per quanti sforzi
facciano, le loro capacità non saranno mai
sufficienti a raggiungere un obiettivo o
a modificare una situazione sbagliata se non tramite
un intervento esterno ,
flessibile - sono capaci di adattarsi a qualsiasi
situazione ma sono destinati a crollare quando
diventano consci dell’incertezza e della precarietà
propria della loro vita e della loro situazione
lavorativa -,
introversa - ogni volta che si trovano davanti ad un
problema tendono ad evitarlo restando sempre
impreparati a difendersi e ad affrontarlo -, ecc).

Le componenti oggettive dello stress cronico sono
determinate prevalentemente da alcuni
aspetti relativi all’organizzazione del lavoro,
nonché alla tipologia di rapporti interpersonali fra
colleghi di lavoro e possono essere schematizzate nel
seguente modo:
• struttura di ruolo (conflitto fra adempimenti del
proprio ruolo e ambiguità all’interno del
ruolo stesso: situazioni di sovraccarico quantitativo - richieste superiori al tempo e alle forze di chi
riveste un determinato ruolo - o di sovraccarico
qualitativo - richieste incompatibili con il ruolo e
le capacità dell’operatore - , situazioni di
conflitto fra l’individuo ed il proprio ruolo)
• struttura di potere (percezione di un senso di
impotenza nei confronti dell’organizzazione - una
decisionalità fortemente gerarchica e rigidamente
formale determina una limitazione dell’autonomia del
singolo con frustrazione della possibilità
di trovare gratificazione e significato nel lavoro da
svolgere -)
• struttura di relazione (qualità e tipo di relazioni
esistenti tra i vari membri di un gruppo
di lavoro e fra ognuno ed il gruppo)
• struttura normativa della professione (assenza di una
chiara esplicitazione degli obiettivi teorici e
pratici, carenze nella messa a punto e condivisione di
programmi di lavoro che rendano l’organizzazione del
lavoro stesso funzionale e di contenuto.

Cordialmente.
[#4] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Gentile Dottore,
temo che la sua diagnosi non faccia una piega.
Mi sono riconosciuta in molto di quello che lei ha scritto, se non in tutto. Il mio ufficio, come purtroppo tanti uffici pubblici, è pieno di persone per bene ma anche di persone che con un" non mi spetta" si autoesonerano da qualunque responsabilità.
Non sono capace di diventare così e anche oggi ho messo impiedi un'udienza che, se avessi voluto, avrei potuto evitare sbandierando il certificato. Chi l'avrebbe fatto però al posto mio? So che c'è qualcuno sopra di me pagato per organizzare, ma vede, questo qualcuno la situazione la conosce e non ha mosso un passo per collocarmi in una situazione più idonea. Ci sono uffici dove i fascicoli non esistono, ma non sono stati presi in considerazione. Quando ho presentato la certificazione medica di Pisa, la dirigente mi ha chiesto "questo medico è dell'ASL?" e io ho risposto che era il Primario della struttura pisana. Sa quale è stato il commento? "A noi non interessa se è un Primario o uno scagnozzo, ci basta che sia dell'Asl?"
Cosa dovrei chiedere a persone come queste? Non sono attrezzata per rispondere all'arroganza, nè alla maleducazione. Qello che mi spiace è che io mi sento presa in una tela di ragno e non vedo via d'uscita, ma anche l'ufficio non si rende conto che sta perdendo una persona che una volta era valida e che sicuramente aveva il suo contributo da dare. Adesso sto bene solo a casa mia,il venerdì mi sento riavere, mentre la domenica ovunque sia vedo le loro facce e sento le loro voci e, in tutta sincerità, mi sembra un prezzo alto da pagare. Tutti mi consigliano di farmi aiutare da uno psichiatra e probabilmente prenderò in considerazione quest'ipotesi, ma stando a casa temo di inasprire una situazione già estremamente spiacevole. Torno a ringraziarla per la sua disponibilità e gentilezza.
p.s. Nella sua prima risposta lei mi consiglia di rendere edotto della situazione il medico del lavoro che mi ha visitata, ma lui, a mio giudizio, ha le mani legate più di me. Osservando la mia documentazione commentava con me che avrebbe voluto dichiararmi idonea solo al servizio di video terminale, ma temeva che questo comportasse per me conseguenze ben più gravi.
Grazie infinite per tutto dottore.
[#5] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara signora

Cerchi di reagire, non chiudendosi in se stessa.
Reagendo attivamente alle situazioni avverse senza lasciarsi trasportare dagli eventi.
Il suo ufficio ha bisogno di persone valide come Lei.
Perciò, in sella e riprendiamo il cammino.

Cordialmente
[#6] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Caro Dottore,
credo che il problema si stia ingigantendo e mi sento molto sola, non saprei davvero da che parte cominciare a difendermi.
Il mio ufficio ha disposto nei miei confronti la visita collegiale per l'accertamento dell'idoneità alle mansioni e la mia dirigente non perdo occasione, è sufficiente che chieda un giorno di ferie, approvato dal mio superiore, per chiamarmi al telefono urlando, dicendo "lei semina zizzania, manca di rispetto a questo Tar, io le negherò le ferie" e altri simpatici epiteti. Naturalmente mai nulla di scritto, nessuno che sente, anche se io ieri le ho chiesto, stremata, di parlare davanti a un testimone, le ho chiesto di farmi un provvedimento disciplinare, pur di essere lasciata in pace. Ma questo la inasprisce ancora di più, credo che ormai le cose per me si metteranno maluccio. Dovrò affrontare ulteriori visite specialistiche ed esami per la visita collegiale e la vita qui è insostenibile. Non parlo con nessuno e, qualora parlassi, è sufficiente che chieda l'ora perchè riceva una telefonata della signora urlante. Non sono abituata a questi metodi, credo che un dirigente, se non è capace di controllare la propria aggressività, farebbe bene ad esprimersi per iscritto, ma qui, anche se la pensano come me, hanno tutti paura di lei. Mi discpiace approfittare di lei dottore, ma non so nè come prepararmi alla visita, nè cosa aspettarmi, nè come rendere la mia vita sopportabile qui.
Non credo di aver fatto niente di male, nulla di cui dovermi scusare.
Grazie di tutto dottore, lei non sa quanta importanza hanno per me in questo momento le sue parole.
[#7] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara signora.

Perchè il suo ufficio ha disposto una visita collegiale per l'accertamento dell'idoneità alle mansioni.
L'idoneità con prescrizioni/limitazioni non l'ha già data il Medico del Lavoro della struttura dove lei lavora?
Mi faccia capire meglio.

Cordialmente
[#8] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Gentile Dottore,
le faccio capire quel poco che anch'io ho capito.
Dopo la telefonata isterica ricevuta, diciamo mediamente sette minuti dopo, arriva da me un commesso ( che ben si guarda dall'alzare pesi perchè felicemente imboscato) e mi consegna una raccomandata a.r. a mano, indirizzata alla Commissione Medica di verifica del Ministero dell'Economia e delle Finanze e a me, per conoscenza al Segretario Generale della Giustizia Amministrativa, Roma.
Non le scrivo tutto perchè sono due pagine, però richiedono l'accertamento delle condizioni di idoneità al servizio ai sensi dell'art.15 D.P.R. 29.10.2001 n. 46 e dell' art. 5 L. 20.5.1970 n. 300. Allegano copia conforme del certificato del medico competente recante giudizio di parziale e permanente idoneità alle mansioni e significando che tale prescrizione condiziona in modo incisivo il mio apporto collaborativo ed il proficuo inserimento nel contesto lavorativo, in quanto il maneggio di fascicoli cartacei di peso mediamente superiore ( di gran lunga, nota personale) è un'operazione che ricorre sistematicamente, per cui non si vede a quali mansioni potrebbe essere stabilmente adibita la dipendente in presenza di una tale limitazione.
Mi viene da piangere mentre leggo, perchè come in tutti gli uffici esiste una segreteria del personale dove nessuno maneggia fascicoli di udienza, esiste un URP, dove c'è solo il contatto con il pubblico, esiste qualche collega (pochi a dire il vero) disponibili a dividere l'udienza in due parti, lasciando a me tutto quanto concerne il videoterminale. Tutto questo le è stato fatto presente dai sindacati, ma inutilmente.
Vede dottore, questa signora è già stata allontanata da un TAR per incompatibilità ambientale e lei capisce da solo che per arrivare ad una simile decisione non solo era successo qualcosa di estremamente grave, ma si è riunita apposita commissione da Roma.
Qui però evidentemente le cose sono diverse, probabilmente gioca sul fatto che i colleghi non fanno muro, non sono uniti ed io sono stata presa di mira perchè ho presentato questa patologia e perchè quando lei sbraita resto calma, la invito a procedere come meglio crede, le chiedo di non inveire al telefono ma di esprimere il suo dissenzo per scritto.
Le preciso che questo non è il mio atteggiamento normale, io non ho problemi a parlare e a trovare un'intesa, ma se mi sento aggredita e offesa mi ritiro. Stamani tutti mi davano i soliti buoni consigli non richiesti " se vai a chiedere scusa magari finisce tutto in niente!" ma io non ho niente di cui scusarmi, stavo lavorando tranquillamente quando lei mi ha chiamato gridando per un giorno (1!!!) di ferie, non riesco dottore ad assumere l'atteggiamento servile che forse lei vorrebbe, a chiedere per favore quando una persona mi ha offesa pesantemente. Non so cosa fare. I sindacati lo sa come funzionano. Un avvocato del lavoro? Lei parla e parla al telefono, cosa dimostriamo? Vedremo cosa stabilirà questa visita, ripeterò la rm, mi farò accompagnare dal neurochirurgo che mi segue e questo comporterà un costo notevole.
Il costo più elevato però è che io voglio andarmene da lì e non trovo una via d'uscita, pare che nessuno ti ascolti o comunque nessuno possa far nulla.
Dottore, io mi scuso perchè sto veramente approfittando della sua enorme disponibilità.
Creda, lei è lontano e noi non ci conosciamo ma sta facendo per me molto di più di tutti quelli che mi sono fisicamente vicini.
[#9] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara Signora.

Intanto Le auguro una Buona e serena Pasqua.
In questo periodo di brevi vacanze, si rilassi il più posssibile, non le farà di certo male.
Appena sarà sottoposta a visita dalla collegiale, mi contatti e mi renda edotto dei risultati.

Cordialmente.
[#10] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Ricambio di cuore gli auguri per una Pasqua di serenità,a lei e a tutti i suoi cari.
La ringrazio di nuovo per tutto.
[#11] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara Signora

Grazie.

Mi faccia sapere della collegiale.

Cordialmente
[#12] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Caro dottore,
la terrò sens'altro informato sull'esito della collegiale. I tempi saranno lunghi temo, perchè la risonanza che io vorrei presentare recente e aggiornata mi è stata fissata per il 5 giugno p.v.
Vedremo se il mio neurochirurgo potrà parlare con la commissione e trovare un accordo per la data.
Come credo però lei avrà capito non è l'esito della visita che mi preoccupa, quanto il clima invivibile che si è creato per me in ufficio. Non posso tollerare che una dirigente prenda il telefono e mi scaraventi addosso offese su offese con un'aggressività del tutto gratuita. Non mi sento mobbizzata, perchè so che i mobbizzati si sentono in colpa, isolati, privi di autostima.
Io ritengo di avere un'autostima che gode di discreta salute e ho sempre avuto rapporti cordiali con tutti, ma non mi presto a piazzate nè accetto trattamenti che non mi merito.
Se questa signora ha dei rimproveri da farmi sarebbe suo dovere farmeli per scritto, a sua e mia tutela.
Se invece ha problemi di altra natura forse la fluoxetina farebbe bene a lei oltre che a me la mattina.
Le confesso dottore che sto cercando di fare tutto quanto è in mio potere per andarmene da lì e questo è triste, perchè non ho fatto niente di cui debba vergognarmi, ma il pensiero di andare in ufficio ora mi disgusta, non ho nessuna voglia di impegnarmi e ritengo non valga la pena di lottare per un dialogo. Per dialogare è necessario essere in due.
Non dubiti comunque sul fatto che la terrò aggiornata su tutto.
Grazie infinite.
[#13] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara Signora

Mi faccia sapere appena in possesso di novità.

Cordialmente
[#14] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Dottor Costa,
mi sento molto in colpa per averla costretta a pensare ai miei problemi anche durante le sue meritate vacanze pasquali.
Posso solo ringraziarla di cuore e promettere che la terrò informata.
[#15] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara Signora

Nessuna colpa e costrizione.
E' sempre cosa gradevole, essere utili a persone con seri problemi e che si esprimono con classe e gentilezza.

Cordialmente
[#16] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Dottore,
lei è estremamente gentile. Pensi che rileggendo le mie mail io al contrario ho trovato un errore blu, giustificabile solo con un'estrema ansia mentre le scrivo. Vede, oggi sono stata al mare con mia figlia e non abbiamo parlato quasi di altro ed il vero problema è questo. Questa situazione ci ha tolto la tranquillità ed io personalmente non vedo via di uscita. Prima di transitare al mio attuale ufficio ho lavorato per anni come assistente al magistrato alla Procura della Repubblica e parlerò con loro, con i quali è rimasto un rapporto di stima e cordialità, ma credo che la strada sia trovarsi un bravo avvocato del lavoro che non si faccia intimidire dal ruolo di chi si trova di fronte. Le confesso che l'impresa mi sembra superiore alle mie forze e dentro di me ragiono già come se il mio lavoro non lo avessi più. Le faccio una confidenza: mia figlia si è laureata brillantemente e con un anno di anticipo al S.Anna di Pisa e adesso, sempre con un anno di anticipo sta per conseguire la specialistica. Lei, che io vorrei proteggere da tutto come sono stata protetta io dai miei, è la prima a dirmi "mamma, mandali a quel paese, noi ce la caviamo ugualmente". E in questo momento è l'unica che mi infonde un po' di ottimismo. Mentre le scrivo so comunque che il mio rapporto con il Tar non durerà a lungo. Quando hanno voluto hanno allontanato le persone come meglio hanno creduto e in questo momento nel mirino ci sono io. Forse perchè conosco i miei diritti e li esigo con la massima calma, forse perchè anche se sto male non lo faccio vedere e tendo a preferire di essere invidiata che non compatita, forse perchè i problemi che ho lamentato si sono rivelati reali e documentati, oppure per una semplice idiosincrasia a pelle. I meccanismi che governano questi conflitti spesso sono insondabili, il sunto però è che temo di dover prendere le mie cosine e togliere il disturbo. Mi scusi per la logorrea dottore, la fluoxetina frena la sacca lacrimale ma il pensiero non riesce ad orientarlo verso altro.
I ringraziamenti non sono più adeguati alla sua cortesia e alla sua disponibilità, ma non ho altri strumenti per dimostrarle quanto apprezzi quello che sta facendo.
[#17] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Gentile Dottor Costa,
mi perdoni se approfitto della sua disponibilità e competenza, ma nel frattempo le cose sono leggermente cambiate e mi sento di poter dire in positivo. Martedì avevo appuntamento con un'ortopedica specializzata nelle patologie della colonna vertebrale, non solo per sentire un ulteriore parere, ma anche per verificare la sua eventuale disponibilità ad accompagnarmi alla visita collegiale. Mi è subito semmbrata competente e vedevo che mentre parlavo annuiva, come se i miei sintomi le fossero chiari, ha osservato l'rm e l'rx, fatte anche sotto carico e la sua diagnosi ha, a mio giudizio, chiarito ulteriormente la situazione. In sintesi il problema della spondilolistesi sarebbe l'epifenomeno di una instabilità vertebrale. Mi ha consigliato un busto e aspetta di vedere i risultati della nuova rm perchè ritiene che la patologia sia degenerativa e mi ha propsto una correzione chirurgica molto meno invasiva di quella che mi era stata prospettata a Pisa. Ha redatto un certificato nel quale dichiara che non posso sollevare alcun tipo di peso, nemmeno di 3 kg e che devo evitare qualunque torsione del busto. Questo glielo dico solo a titolo di cronaca perchè nel mio ufficio se ne fregano, se mi perdona l'espressione, del suo certificato anche se è un regolare certificato di un ASL e il solo presentarlo provocherebbe un'altro attacco isterico nei miei confronti. Quello che le chiedo dottore è un consiglio tecnico. La rm mi è stata fissata per il 5 giugno ( questi sono i tempi!), la dottoressa mi accompagnerà ma vuole giustamente un po' di preavviso, ma io mi chiedo: se la commissione fissasse la mia visita prima? Lei ritiene che sia possibile contattarli per fissare una data spiegandone i motivi? Io personalmente ho tentato una telefonata ma non mi hanno dato l'impressione di essere amichevoli o disposti a nessuna trattativa. Come si comporterebbe? Se mi chiamano prima vado con gli esami vecchi ( due anni l'rm, sette mesi circa gli rx). E se vado senza un medico che mi sostenga, presentando solo documentazioni e relazioni varie, mi faranno a fette?
Dottore mi rendo conto che sto abusando della sua gentilezza, ma ho avuto la fortuna di avere un nonno e un padre medico, in questo ambito mi sono sempre sentita iperprotetta e non ho mai dovuto pensare a niente.
E' la prima volta che mi trovo in difficoltà e non c'è qualcuno di loro a cui appoggiarmi.
Grazie infinite.
[#18] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara e gentile signora

Quando le arriverà la comunicazione dalla collegiale, certamente ci sarà un periodo di preavviso, compatibilmente idoneo per la preparazione degli incartamenti da presentare e per la nomina di un medico di parte.
Quindi, non si preoccupi, i tempi generalmente sono sufficienti.

Cordialmente
[#19] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Non so come ringraziarla Dottore, lei in questo momento è stato per me un grandissimo supporto sotto ogni punto di vista.
[#20] dopo  
66038

Cancellato nel 2009
Cara e gentile signora

Di nulla.
Mi tenga aggiornato sulla situazione.

Cordialmente