Utente 124XXX
Donna di 37 anni attualmente in buone condizioni fisiche, ho avuto un TIA nel puerperio della seconda gravidanza (2004) complicata da gestosi. Da allora occasionali episodi di parestesie prevalenti all'AS sx non necessariamente in corso di attacco emicranico. In anamnesi: colecistectomia laparoscopica, emicrania con aura in familiarità positiva (circa 3 episodi maggiori/anno), familiarità per patologie cardiovascolari ed ipercolesterolemia familiare, screening parziale per trombofilia negativo. Ho eseguito ecocardiotranstoracico con rilievo di PFO con shunt a riposo e marcato durante Valsalva (precedente ecocardio del 2005 risultato negativo con mancata diagnosi e relativa terapia). Terapia attualmente consigliata: Cardioaspirina. In attesa di esecuzione ecocardiotransesofageo e Doppler transcranico. E' stata comunque già posta indicazione per eventuale intervento in modalità chirurgica (chiusura senza device con accesso toracico) e non percutanea. Quali gli eventuali benefici della scelta chirurgica? Sarebbe mio desiderio un'ulteriore maternità. E' anche per tale motivo preferibile l'intervento chirurgico? Quali, se possibile, i centri di eccellenza per la suddetta problematica? Ringraziando anticipatamente,
cordiali saluti.

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[#1] dopo  
101860

Cancellato nel 2013
Se lo shunt è maggiore di 1.2 a 1 e se ha già avuto sintomi (TIA), è consigliabile la chiusura del difetto. Molto spesso è possibile applicare un device per via percutanea senza essere costretti a subire un intervento cardiochirurgico (anche se ultimamente questi interventi chirurgici sono eseguibili per via mini-invasiva).
Le consiglierei comunque dopo l'esecuzione del transesofageo di rivolgersi al primario di cardiochirurgia della sua città, dssa Torraca, che le saprà consigliare nel migliore dei modi.

Cordiali saluti
[#2] dopo  
Dr. Giacomo Terzi
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GENOVA (GE)
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LA DIAGNOSI DI PFO SI PONE CON L'ECO TRANSESOFAGEO ABBINATO A PARTICOLARI MANOVRE (VALSALVA ETC) .MI SEMBRA QUINDI CHE OCCORRA UN PO' DI CALMA PRIMA DI ARRIVARE GIà ED IPOTIZZARE LA CHIUSURA DELL'IPOTETICO FORAME CHE E' ANCORA DA DIMOSTRARE ,(POTREBBE ANCHE TRATTARSI DI ALTRO )E SIA LA CHIUSURA PER VIA PERCUTANEA COME TUTTE LE MANOVRE INTERVENTISTICHE NON è SCEVRA DA RISCHI,PER NON PARLARE DELL'ACCESSO CHIRURGICO.
dISTINTI SALUTI
[#3] dopo  
Dr. Pasquale Scopelliti
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SERIATE (BG)
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Il consiglio, sulla scorta dei dati disponibili, è di completare gli accertamenti con l'ecocardiogramma transesofageo.
Farei anche RMN encefalo, se possibile, per valutare la presenza ed il numero di eventualali lesioni ischemiche.
A seguire sarà possibile decidere sulla effettiva e certa indicazione alla chiusura del forame ovale pervio. Per l'indicazione sarebbe meglio sentire in prima istanza un Centro Cardiologico per la chiusura percutanea. Credo che il centro presso cui effettuerà l'ecocardiogramma transesofageo sarà sicuramnte in grado di fornirle tutte le informazioni corrette.