La sessaulità dei figli, imbarazza i genitori, molti comportamenti apparentemente anomali per l'età del piccolo, andrebbero decodificati ed interpretati, restituendo loro serenità e futura salute sessuale.

La presunta sessualità dei figli, qualunque età essi abbiano, non solo turba e disturba i genitori, ma li spinge a meccanismi di massiccia negazione per evitare di prenderne coscienza ed essere costretti ad affrontare argomentazioni spinose e dolenti.

E’ culturalmente non accettato ed accettabile che un bambino possa avere desideri sessuali o “comportamenti non adatti per quell’età”, qualunque essa sia; per un genitore, in cuor suo, un figlio non è mai sessuato.

La letteratura psicologica, psicoanalitica e sociologica, ha dimostrato che la sessualità è parte integrante della formazione identitaria dell’essere umano, ma quando si parla di bambini, i propri in particolar modo, queste argomentazioni, se pur scientifiche disturbano profondamente.

Da quando faccio parte di Medicitalia, ho risposto a tantissime domande di genitori spauriti da presunti comportamenti anomali dei loro bambini. Ci scrivono per sapere, per comprendere se per esempio l’esplorazione dei genitali o i giochi a due o di gruppo, aventi come obiettivo la conoscenza del loro corpo, siano sani, giusti, adeguati per l’età o altro.

Scrivono inoltre per essere guidati e rassicurati, circa il loro comportamento. Non sanno se è giusto essere spaventati, sgomenti, aggressivi, punitivi, ricattatori, fare finta di niente, assecondare le loro curiosità, rinforzare il loro comportamento, o altro. Dalle loro richieste di consulto, emerge però un denominatore comune: confusione circa il loro sentire ed un senso di inadeguatezza imperante.

Ci chiedono inoltre, con il latente tentativo di venire esonerati dall’arduo compito, se è il caso che siano il pediatra o l’insegnante o lo psicologo a parlare di “certe cose” ai loro figli e che forse non è ancora il momento giusto per potere affrontare tali spinose argomentazioni.
I genitori sperimentano una grande confusione ed un grande imbarazzo nell’affrontare i temi riguardanti la sessualità in generale e le prime sane pulsioni dei loro piccoli, in particolare.

 

Cosa li spaventa ed imbarazza?

La prima tappa complessa è il quando, la seconda è il come, la terza è quale linguaggio adoperare.
I genitori, avvertono difficoltà ed imbarazzo nell’affrontare con i loro figli, lo scottante argomento del sesso fisico, del fare l’amore in sé, del sesso corporeo e fisico.

La componente fisico-corporea, è la prima che sarebbe utile spiegare quando si parla di sessualità ai bambini, partire proprio dall’aspetto anatomo-fisiologico, per arrivare poi, in base all’età, ed alle necessità di quel momento del bambino, al concetto di fare l’amore in generale, correlandolo al sentire ed all’aspetto affettivo-emozionale.

Il linguaggio da adoperare, semplice, non troppo scientifico, non scurrile, ma adatto soprattutto all'età del piccolo, evitando nomignoli non veritieri per i genitali, maschili e femminili.
Il massiccio ricorso a medici, pediatri, psicologi, è emblematico ed è indicativo di come i genitori deleghino ad altro da sé, il difficile ma emozionante compito educativo, di ascolto e di chiarificazione dei dubbi e paure loro figli.

L’aspetto che più imbarazza i genitori, è quello correlato all’autoerotismo dei loro figli, argomento che rappresenta il tabù dei tabù, correlato alla sessualità.
I genitori, negano fermamente che i loro figli possano provare piacere, ricercarlo e sperimentarlo.

In realtà è del tutto normale e fa parte del naturale sano sviluppo del bambino/a. Ci sono due tappe distinte:

la prima è una forma di auto erotizzazione del neonato, che nel tentativo di scoprire il suo corpo, con le manine esplora anche i genitali ma con modalità del tutto involontarie.
la seconda si organizza a partire dal terzo anno di età, l’autoerotismo avviene in maniera del tutto volontaria. Comincia infatti la ricerca vera e propria del piacere, questa fase corrisponde alla fase genitale dello sviluppo psico-affettivo del bambino.

E’ il momento storico in cui il bambino comprende la differenza con una bambina, si interroga
sui suoi genitali, fa molte domande e gradirebbe altrettante risposte da parte dell’adulto di riferimento.

Si chiedono infatti da “dove escono”o i bambini e, subito dopo, da “dove entrano”, si pongono domande sulla sessualità, sulla fecondazione e sul funzionamento dei genitali dei genitori; domande alle quali, con amore e semplicità, sarebbe il caso di rispondere.

 

Come comportarsi di fronte ad un bambino che si masturba?

Il primo suggerimento è quello di intervenire solo se il piccolo viene sorpreso a farlo in pubblico, davanti ai compagni, parenti o familiari.
Le parole da adoperare devono essere chiare, dolci, comprensive, empatiche e non colpevolizzanti o punitive, il tono di voce rassicurante e contenitivo.
Dire al bambino/a, che è del tutto normale che abbia provato desiderio di accarezzarsi, ma che sarebbe il caso di farlo quando è da solo.

Stare molto attenti a non colpevolizzare il “desiderio”, perché il divieto introiettato e la vergogna provata, potrebbero poi da adulto compromettere il normale funzionamento sessuale.
Non dirgli che si sentirà male, che gli succederanno brutti accadimenti o che queste cose si fanno solo da grandi, non colpevolizzarlo ed umiliarlo, ma enfatizzare soltanto la “regola sociale”, cioè dedicarsi al proprio piacere in privato e non in pubblico.

 

Cosa fere quando i bambini si masturbano tra di loro?

Questa è un’altra situazione che spaventa e preoccupa i genitori.
Che fare quando il bambino, non solo non ha interiorizzato la regola sociale, ma si sperimenta in gruppo o in coppia?
Dire subito e chiaramente che provare piacere con un'altra persona lo fanno solo i grandi e che per nessun motivo si può fare tra fratello e sorella, tra parenti e tra adulto e bambino.

L’autoerotismo è un comportamento che fa parte integrante dello sviluppo di ogni individuo, diventano indispensabili calma, comprensione ed empatia, da parte dei genitori, per riportarlo in un dimensione di riservatezza ed utilità per la crescita del bambino, la sua negazione e mortificazione, potrebbe facilitare future complicanze emozionali, relazionali e sessuali.

Il messaggio che deve passare è che l’autoerotismo “è un comportamento privato e tale deve rimanere!

Non esistono regole univoche di comportamento dei genitori, né buoni genitori, ma tappe soggettive di crescita dei figli che andrebbero ascoltate, decodificate ed amorevolmente assistite.

Quando un genitore, avverte disagio estremo per un figlio che cresce e non sa come gestirlo nel migliore dei modi, sarebbe utile che si rivolgesse ai clinici di riferimento: pediatri e psicologi, per essere ascoltato, aiutato, supportato e guidato nella difficile accettazione della sessualità dei figli.

Se un bambino, anche se piccolo, necessità di educazione emozionale e sessuale, questa gli va fornita sin da piccolo, per evitare che nutra i suoi dubbi nel silenzio e che possa sanare la curiosità da solo, con i compagnetti più navigati o che rimanga con atroci dubbi e perplessità sul suo sentire e volere.

Non esiste un’età consona per iniziare, ma capacità di ascolto e di attenzione a tutto tondo dei bambini, inclusa la spinosa sfera della loro sessualità.