Il nostro comportamento non “avviene nel vuoto”: è profondamente influenzato dall’ambiente, dalle risposte degli altri, dalle conseguenze delle nostre azioni. Secondo quali meccanismi?

Tutti gli esseri umani si comportano, e lo fanno continuamente. Per parafrasare una celebre massima di Paul Watzlawick, se è vero che è impossibile non comunicare è altrettanto vero che è "più impossibile" non comportarsi.

Tutto ciò che facciamo e a cui reagiamo forma una trama fitta e continuativa, in cui siamo immersi. Ed a volte non è semplice modificare una condotta in noi o negli altri, anche se lo desidereremmo davvero.

Prima di parlare di "modificazione", potrebbe essere utile comprendere i meccanismi che regolano il comportamento umano. Per far ciò, faremo riferimento alla prospettiva teorica propria del Comportamentismo.

Non è l'unico modo possibile per osservare e comprendere il comportamento umano e le leggi che lo regolano, ma fornisce un quadro di riferimento abbastanza potente e flessibile per avere un'idea delle forze che agiscono sulle nostre scelte.

 

Cosa è un comportamento?

Un comportamento è la reazione di un organismo ad uno stimolo che proviene dall’ambiente (stimolo esterno) o dall’organismo stesso (stimolo interno).

Il comportamento, a sua volta, ha effetti sull’ambiente, che risponde al comportamento stesso, in una catena pressoché infinita di azioni e reazioni reciproche.

Cosa è l’ambiente esterno?

L’ambiente esterno è tutto ciò che circonda un organismo. Comprende l’ambiente fisico (ad esempio, l’edificio in cui ci troviamo, o l’aria che respiriamo), con le sue caratteristiche, ma anche l’ambiente interpersonale (ad esempio, i nostri familiari, i colleghi di lavoro, i nostri vicini di casa etc.), che sono in rapporto più o meno significativo con noi.

 

Qual è il rapporto tra ambiente e comportamenti?

Attualmente, i modelli più accreditati di relazione individuo-ambiente sono concordi sulla struttura generale di tale rapporto. Descrivono infatti ogni comportamento come conseguente a degli antecedenti e seguito da alcune conseguenze, secondo questo schema:

Esistono degli stimoli capaci di evocare specifici comportamenti (così come, appena rientrati a casa affamati, dopo una giornata di duro lavoro, il profumo dell’arrosto o del sugo è seguito da una immediata ”acquolina in bocca”); i nostri comportamenti, a loro volta, possono modificare tali stimoli (ad esempio, il volume dell’impianto stereo del nostro vicino può indurci a protestare, e questo può provocarne a sua volta la riduzione a livelli più tollerabili, o almeno si spera!).

Inoltre, il nostro comportamento può avere degli effetti che a loro volta ne aumentano o riducono la frequenza: una multa salata alla nostra auto (conseguenza) può indurci a non posteggiarla in sosta vietata (o a farlo di meno), mentre una vincita in denaro (conseguenza) può spingerci ad acquistare più frequentemente biglietti del “Gratta e Vinci”.

Un aspetto molto interessante di tali apprendimenti è che non è necessario che sia la nostra auto ad essere multata, o che siamo noi a vincere. A volte, basta la semplice esposizione a conseguenze sugli altri per modificare il nostro comportamento.

 

Che tipi di conseguenze esistono?

Il nostro comportamento può essere seguito da due macro-categorie di conseguenze. Un primo insieme di conseguenze (rinforzi) aumenta la probabilità che un certo comportamento avvenga di nuovo; un secondo insieme (punizioni) riduce tale probabilità.

Quindi, un comportamento seguito da un rinforzo (positivo o negativo), in futuro avrà più probabilità di essere ripetuto; un comportamento seguito da una punizione ne avrà di meno.

Una nota sul significato di "rinforzo positivo e negativo". Abbiamo un rinforzo positivo quando "otteniamo" qualcosa di positivo (ad esempio, otteniamo un premio), mentre il rinforzo negativo è dato dalla "sottrazione" di qualcosa di negativo (ad esempio, prendere una compressa può far passare il mal di testa, ed in questo caso il comportamento "prendere una compressa" è rinforzato negativamente, perchè seguito dalla "sottrazione" di uno stimolo negativo, ovvero il dolore).

Rinforzo negativo e punizione sono quindi molto diversi: nel primo caso, siamo "premiati" dalla riduzione del disagio, nel secondo caso il disagio aumenta. Se bere una bibita ghiacciata ci provoca dolore ai denti, questa è una punizione; se ci fa passare la sete, questo è un rinforzo negativo.

 

I rinforzi e le punizioni: quando le conseguenze premiano o inibiscono il comportamento

Una mamma ed un bambino sono al supermercato, e stanno facendo spese. Ad un tratto, il bambino vede una confezione di caramelle, e comincia a piangere chiedendo alla madre di acquistarle.

Cosa accade se la mamma, stanca delle grida del bambino, lo accontenta? Analizziamo l’ABC per ognuno dei due “attori” della vicenda:

Se tale sequenza è ripetuta un certo numero di volte (spesso, anche due o tre) si può instaurare un legame funzionale molto stretto tra il comportamento e le sue conseguenze.

Tale proprietà del comportamento funziona anche in modo “virtuoso”. Ottenere una vittoria importante può motivare un atleta ad allenarsi più duramente; un complimento da parte di un’insegnante può rinforzare un comportamento positivo in classe; un premio di produttività può aumentare l’impegno lavorativo dei dipendenti.

E’ necessario che si rispettino alcuni principi, affinché un comportamento possa risultare rinforzato dalle sue conseguenze:

  1. le conseguenze devono essere contingenti al comportamento (cioè verificarsi in presenza del comportamento stesso e non in sua assenza). Se la mamma legge una storia della buonanotte sia che il figliuolo si sia messo il pigiamino e si sia coricato, sia che sia ancora in piedi a giocare, il comportamento del bambino (svestirsi, mettere il pigiamino e coricarsi) non è sotto l’effetto rinforzante del premio (la favola).
  2. la coerenza tra diverse fonti di rinforzo è più efficace dell’incoerenza: se la mamma premia un comportamento, il papà non reagisce e la nonna al contrario lo punisce, il risultato è una grande confusione!
  3. se il comportamento è esposto ad un rinforzo intermittente (cioè è rinforzato solo a volte, e non sempre), resiste più a lungo di un comportamento sempre rinforzato
  4. conseguenze naturali e gradite alla persona sono più efficaci di conseguenze artificiali o non gradite. Non tutti i premi hanno lo stesso valore per ognuno di noi: alcune persone sono più sensibili ai complimenti, altre ai regali, altre ancora ai risultati ottenuti.
  5. il comportamento può essere modellato rinforzando dei comportamenti che via via si avvicinano sempre di più a quello desiderato. Per ottenere tale risultato, è necessario suddividere il comportamento in unità più piccole, e rinforzarle una per volta, fino ad ottenere il comportamento desiderato. Ad esempio, se vogliamo modellare in un bambino il comportamento “prepararsi per la notte”, potremo spezzettarlo in “lavare i denti, fare pipì, svestirsi, mettere il pigiamino, mettersi sotto le coperte”, e rinforzare progressivamente ognuno di questi “pezzetti” finchè tutta la catena viene appresa.
  6.  l’estinzione consiste nel non rinforzare più un comportamento precedentemente rinforzato. Se una ragazza smette di rispondere ai messaggi di uno spasimante, pian piano questi sarà dissuaso dal cercarla ancora. A PATTO che la ragazza sia disposta a tollerare un piccolo effetto collaterale dell’estinzione, ovvero quello che il comportamentismo definisce “behaviour boost”. Semplicemente si tratta del fatto che, quando cerchiamo di estinguere un comportamento, inizialmente possiamo ottenere esattamente l’effetto opposto, ovvero un suo incremento in termini di frequenza (quante volte viene messo in atto), intensità (con quanta forza), durata (per quanto tempo). In altre parole, è possibile che in un primo momento la povera ragazza sia inondata di SMS (“Ti ho scritto 5 min. fa ma nn risp.”, “Forse non hai letto il mssg”, “Ti prego, nn mi ignorare!”, etc. fino ad esaurimento credito o pazienza).
  7. la punizione di un comportamento indesiderato è meno efficace del rinforzo di un comportamento desiderato. Punire un bambino per non aver messo in ordine la sua stanza è meno efficace del premiarlo quando mette a posto un giocattolo. Questo ha effetti psicoeducativi importanti: spesso tendiamo a rimproverare i bambini, dicendo loro quello che non devono fare, mentre sarebbe più efficace spiegar loro cosa potrebbero fare altrimenti.
  8.  estinzione e punizione sono più efficaci se combinate con il rinforzo di un comportamento incompatibile con quello che desideriamo modificare (se un bambino sta troppo davanti la TV, non accontentarlo quando ci chiede di accenderla e togliere il telecomando di mezzo possono funzionare, ma frustrano il bambino. Proporgli un’alternativa costruttiva, come ad esempio un puzzle da risolvere insieme, o andare a giocare in giardino, sono esempi di comportamenti incompatibili con la TV, che possono essere rinforzati da una lode, dall’attenzione del genitore o dalla piacevolezza dell’attività stessa).
  9. per ottenere il massimo risultato, è molto importante operare su quanti più comportamenti possibile dello stesso tipo
  10. siamo di solito inconsapevoli delle contingenze che guidano il nostro comportamento

 

Modificare un comportamento: i passi necessari

Per modificare un comportamento è necessario compiere alcune operazioni:

  1. definire in modo chiaro, non ambiguo e meno interpretativo possibile il comportamento da modificare. Ad esempio, è più utile descrivere il pianto del bambino al supermercato dell’esempio precedente nei termini di “comincia a piangere chiedendo alla madre di acquistarle” piuttosto che “piange per ottenere le caramelle”. Nel primo caso, descriviamo il comportamento; nel secondo, attribuiamo delle intenzioni al bambino, senza che questo ci aiuti, e con l’effetto di considerare il comportamento del bambino come esito di una qualche proprietà caratteriale (e questo spesso si accompagna a rabbia e frustrazione!)
  2. scegliere i parametri secondo cui osservare il comportamento e misurarlo. I parametri utilizzati per descrivere un comportamento sono l’intensità, la frequenza (ad esempio, il numero di volte all’ora o al giorno) e la durata
  3. effettuare una serie di osservazioni preliminari (cioè, senza cercare di modificare il comportamento) allo scopo di determinare la situazione di partenza
  4. scegliere una lista di rinforzi e/o di punizioni e le condizioni della loro somministrazione
  5. mettere d’accordo tutti gli educatori significativi, per ottenere il massimo risultato
  6. rinforzare i comportamenti desiderabili e non rinforzare (estinguere) o punire quelli indesiderabili
  7. valutare se il piano di rinforzo risulta efficace

 

Gli antecedenti comportamentali

Perchè lasciare alla fine ciò che andrebbe trattato per primo? Semplicemente, perchè è quello che spesso noi genitori facciamo. Ci concentriamo molto sui problemi e sulle loro conseguenze, e poco sulle circostanze in cui i comportamenti problematici hanno origine.

Ad esempio, “ottenere l’attenzione di mamma e/o papà” è uno dei più potenti rinforzatori per la maggior parte dei bambini. Spesso li possiamo osservare mentre inscenano veri e propri “psicodrammi”, che hanno magari la funzione di attirare lo sguardo delle persone per loro più importanti, che potrebbero aiutarli ad esempio a regolare uno stato emotivo doloroso o negativo, come la paura, la noia, la rabbia, etc.

Se scegliamo semplicemente di ignorare queste richieste, non rispondiamo al bisogno del bambino; se acconsentiamo a dar loro attenzione quando fanno i capricci, gli insegniamo a farne ogni volta che vogliono attenzione. Che fare allora?

In questo caso, potremmo dare più attenzione agli “antecedenti” di un comportamento, ovvero a ciò che lo precede. Cosa stava facendo il bambino prima di iniziare il suo show? Cosa è accaduto? A quali stimoli dell’ambiente esterno è stato sottoposto? Ci possono essere stimoli interni (come ad esempio fame e sete, o sonno, o emozioni intense o dolorose, pensieri, ricordi, idee, etc.) che possono aver innescato quel comportamento?

E' ragionevole aiutare i nostri bambini a "costruire" repertori di comportamento che li aiutino ad adattarsi bene ed in modo flessibile alle circostanze che incontreranno nella loro vita. Ma, per ottenere questo risultato, è anche importante che gli adulti adattino l'ambiente alle richieste, alle capacità, alle competenze ed alle possibilità dei bambini.

Un esempio? A volte, per aiutare un bambino a dormire continuativamente la notte, è necessario abbassare il volume della nostra TV, o spegnere quella che teniamo accesa in stanza da letto. E non tenerne una nella stanza da letto dei bambini. Fa bene al nostro ed al loro sonno, ed eliminiamo un possibile antecedente per una notte in bianco.

 

Bibliografia

  • Martin G., Pear J. (2000), Strategie e tecniche per il cambiamento. La via comportamentale, Ed. McGraw Hill
  • Sturmey P. (2003), Analisi funzionale in psicologia clinica, Ed. McGraw Hill
  • Rizzi L. (2010), Fate i bravi! (0-3 anni). Regole e consigli dalla tata più famosa d'Italia per essere, da subito, genitori felici di bambini sereni, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli