Più del 40% dei tumori solidi sono curabili con questa metodica terapeutica che rappresenta una potente arma a disposizione nella lotta contro il cancro.Lo specialista dedicato a questa disciplina è il Radioterapista.

In Italia, cosi come in altri paesi, al contrario degli Stati Uniti e dei paesi del Nord Europa, la radioterapia è stata per anni poco diffusa o poco conosciuta, se non per alcuni pazienti oncologici che ne hanno usufruito durante il loro escursus terapeutico.

Più del 40% dei tumori solidi sono curabili con questa metodica terapeutica che rappresenta una potente arma a disposizione nella lotta contro il cancro.Lo specialista dedicato a questa disciplina è il Radioterapista. Si tratta di un medico che, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, si specializza, dopo 4 anni di studio e attività di training in un reparto di radioterapia, nella omonima specializzazione. Il percorso di studio prevede basi di fisica, radiobiologia, radiologia e oncologia generale. Poi le materie di studio diventano più cliniche negli ultimi due anni con approfondimenti di oncologia, medicina internistica e radioterapia clinica.

Ma la vera formazione del radioterapista è, come per le altre branche cliniche, sul campo e quindi nel dipartimento oncologico, dove lo specializzando mette in atto, con esperienza diretta a contatto con i pazienti e supervisionato da tutor già specialisti, le proprie conoscenze e abilità.E’ proprio la conoscenza del paziente oncologico e della sua malattia che legittima il radioterapista come specialista dell’area oncologica. Infatti negli Stati anglosassoni, il radioterapista viene chiamato “Radiation Oncologist”, letteralmente tradotto come “oncologo delle radiazioni”, differenziandolo dall’”Oncologist”, che si occupa invece dell’aspetto gestionale del paziente oncologico nell’inquadramento clinico e, nello specifico, della terapia farmacologica.Ma il radioterapista, spesso chiamato da pazienti e da qualche collega più anziano “radiologo”, in effetti ha tante cose in comune anche con quest’ultima figura professionale.

Il radioterapista infatti lavora con le immagini come il radiologo o il medico nucleare. Ma questi esami strumentali vengono usati per il trattamento di radioterapia, più che per l’interpretazione diagnostica. La TC o di recente spesso la PET/TC infatti è usata per il piano di cura: le scansioni sono visionate dal radioterapista che”definisce”su ognuna di esse il volume di trattamento e gli organi a rischio. Sul loro rapporto di vicinanza si baserà la tecnica radiante usata (Radioterapia tridimensionale, ad intensità modulata, a guida di immagine, ecc.) e la dose tumoricida di prescrizione. Inoltre le immagini radiologiche sono lo strumento per il controllo del posizionamento corretto del paziente durante ogni seduta di radioterapia (immagini portali di verifica) e per valutarne gli esiti, in termini di risposta clinica, alla fine del trattamento e durante i controlli del Follow-up oncologico.Il radioterapista ha “nozioni e conoscenze pratiche” di tipo tecnico. Infatti la radioterapia si fonda sull’utilizzo di apparecchiature e software e sistemi informatici, per la gestione delle immagini e dei dati clinici, sempre più complessi, che necessitano il monitoraggio da parte di team di fisici e di ingegneri.

L’acceleratore lineare è infatti la macchina in grado di generare radiazioni ionizzanti che, per via transcutanea, raggiungono gli organi profondi a scopo terapeutico dove è sito il tumore, attraverso una o diverse porte di entrata (campi multipli). Da tutto ciò si evince come il radioterapista sia un professionista dell’area oncologica con competenze altamente specialistiche e complesse ed è l’unica figura professionale che può effettuare queste mansioni cliniche, come infatti è riconosciuto dalla legge in materia.