Il nuovo studio dal titolo Depression as a systemic syndrome: mapping the feedback loops of major depressive disorder sviluppato da scienziati della Michigan State University (A. K. Wittenborn, H. Rahmandad, J. Rick and N. Hosseinichimeh) e pubblicato da pochi giorni sulla rivista Psychological Medicine contribuisce a gettare le basi per un nuovo modello scientifico che incorpora e permette di meglio comprendere la miriade di fattori relativi alla depressione e che potrebbe condurre ad un trattamento più preciso per una malattia che colpisce al mondo circa 350 milioni di persone e provoca quasi un milione di morti ogni anno.

Se nel 2000 rappresentava la quarta causa di disabilità nel mondo, si stima che fra cinque anni arriverà ad essere la seconda causa di disabilità, subito dopo la cardiopatia ischemica. In Italia la depressione non è un problema da meno, in quanto quasi 6 milioni di persone, nel corso della loro vita, possono incorrere in questo disturbo.

La necessità dello studio esposto e l'impronta dunque pionieristica dello stesso nascono dal fatto che la depressione è un complesso problema di salute pubblica che presenta una notevole variazione nella risposta al trattamento. Essa varia inoltre da persona a persona, e questo ha certamente a che fare con la ragione per cui il trattamento non si rivela sempre efficace per tutti.

Infatti, se psicoterapie o trattamenti antidepressivi possono aiutare alcune persone, la risposta è molto variabile e porta solo a un miglioramento significativo per circa la metà dei pazienti.

Uno degli autori ha dichiarato che "spesso i medici che hanno in cura pazienti con depressione tendono a procedere per prove ed errori, questo modello invece potrebbe fornir loro un metodo più sistematico ed efficace per prendere decisioni sul trattamento. Ma la cosa più importante è che questo modello fornisce un metodo per la personalizzazione di un trattamento per ciascun singolo paziente". L'autore inoltre afferma che, nonostante la depressione sia una malattia causata dall'interazione di più fattori (biologiche, psicologiche, fisiche, sociali ed ambientali) molti recenti studi si sono basati solo su alcuni di questi senza tentare di capire come si intersecano e sviluppano tra di loro nel corso del tempo.

Ed è proprio per questo che Wittenborn e colleghi hanno analizzato circa 600 articoli scientifici sulla depressione e hanno incorporato ogni trigger (fattore pilota) presente in ogni singolo studio nel loro diagramma, volendo capire come ogni singolo trigger ne influenza poi un altro.

Un altro degli autori, Rahmandad, studioso del MIT ed esperto in un processo chiamato dinamiche di sistema (più comune in ingegneria ed economia) ha utilizzato questo approccio per creare un modello globale della depressione. Tutto ciò è un primo passo fondamentale nei termini di una migliore comprensione della depressione e potenzialmente migliorare la cura per la malattia.

 

A questo link l'abstract dello studio