educazione sessualesessoanalisi-inconscio-sentimentoÉ indubbia l'importanza del dialogo educativo e del passaggio di informazioni relativi alla sessualità e senz’altro considerevoli sono stati i passi avanti effettuati negli ultimi decenni. La WAS (World Association for Sexual Health) ha stilato nel 2007 un documento programmatico per la promozione della salute sessuale nel terzo millennio1, che tiene conto di diverse aree fondamentali tra loro correlate, tra cui compare la necessità di “assicurare l’accesso universale ad una informazione ed educazione sessuale estensiva”. 

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In esso si riconosce che il bisogno di educazione sessuale è presente in varie fasi della vita e non si esaurisce nel periodo della pubertà, dal momento che tutte le età sono contraddistinte da peculiari compiti evolutivi legati alla sessualità: sarebbe pertanto opportuno attuare interventi di educazione sessuale anche rivolti a giovani adulti, così come a persone mature e a quelle che hanno raggiunto un’età più avanzata.

educazione_sessuale_1Considerando però che è più facile che modalità comportamentali positive e atteggiamenti appresi in precedenza o in concomitanza del proprio debutto sessuale vengano conservati nell’età adulta, viene evidenziato che l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di fornire un’educazione sessuale adeguata a bambini e adolescenti, in modo da aiutarli a raggiungere conoscenze e capacità che consentano loro di effettuare scelte autonome e consapevoli, al fine di pervenire ad uno stato di salute sessuale mutevole nell’arco della loro vita parallelamente all’evolversi dei loro bisogni.

sessoanalisi-inconscio-sentimentoLe condizioni necessarie al raggiungimento della salute sessuale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono:

1) “Essere capaci di gioire, avendone la piena padronanza, di un comportamento sessuale e riproduttivo in armonia con l’etica personale e sociale”.

2) “Essere privi di sentimenti di timore, di vergogna e di colpa, di false credenze e di altri fattori psicologici che inibiscono la risposta sessuale e compromettono la relazione sessuale”.

3) “Essere privi di turbe, malattie e deficienze organiche che interferiscono con le funzioni sessuali e riproduttive”.

educazione_sessuale_2L’argomento è indiscutibilmente complesso: si deve tenere conto di una considerevole quantità di problematiche tra loro strettamente interconnesse, poiché la sessualità non è una questione culturalmente ed ideologicamente neutra. Non è possibile quindi pensare ad un intervento globale ed univoco, ma è indispensabile una programmazione differenziata destinata a individui con posizioni religiose, culturali e politiche differenti, anche se magari  conviventi nella medesima società.

Una base comune, in ogni caso, esiste e può essere così sintetizzata: l’educazione sessuale trova fondamento nell’impegno dei vari Stati in merito al rispetto dei diritti umani (tra cui rientrano anche i diritti sessuali) e deve tenere conto delle differenze di genere ed essere sensibile alle differenze culturali. Inoltre, si deve basare sull’evidenza scientifica della sua efficacia -ad esempio, in riferimento ai modelli teorici di intervento per la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili o di gravidanze indesiderate -  ed affiancare alla trasmissione di informazioni corrette la costruzione di una visione della sessualità non solo strumentale, ma arricchita da istanze emotive ed affettive, proprio perché è nel contempo espressione biologica e psicologica di un individuo e della sua identità.

educazione_sessuale_3In riferimento all’educazione sessuale di bambini e ragazzi, gli attori principali nella nostra società sono la famiglia e la scuola, che rivestono ruoli complementari e con pesi proporzionalmente diversi in base alle varie fasce d’età.

Per quanto se ne riconosca l’importanza, ancora troppo spesso i genitori si sentono a disagio ed impreparati ad affrontare questi argomenti con bambini e ragazzi e sovente è presente la tendenza ad assumere un atteggiamento di rinvio o di delega (ad un tempo successivo o ad altre figure educative), difensivo rispetto al proprio imbarazzo. 

In realtà, fin dalla nascita si impara il valore del contatto fisico e dell’intimità e a partire dalla nascita sono proprio i genitori che inevitabilmente e informalmente iniziano un percorso di educazione alla sessualità, condizionando in parte il modo che i loro figli avranno di vivere la propria sessualità.

Questo perché l’educazione sessuale è parte integrante dell’educazione generale di una persona e viene attuata indipendentemente dall’intenzionalità dei genitori, attraverso i loro comportamenti, i loro atteggiamenti, le loro reazioni emotive e anche con i loro silenzi.

Le giustificazioni addotte per non affrontare apertamente il discorso, sono di solito quelle della scarsa competenza scientifica o della difficoltà a trovare le parole adeguate, ma si tratta per lo più di alibi dietro cui nascondersi, ostacoli facilmente superabili facendo ricorso alle innumerevoli pubblicazioni esistenti dedicate alle differenti fasce d’età o all’ampia quantità di materiale  appositamente predisposto reperibile sul web.

educazione_sessuale_4Il punto è che il problema non sta tanto nelle conoscenze più o meno minuziose possedute, quanto piuttosto nella propria capacità o volontà di mettersi in gioco su temi così delicati, che coinvolgono inevitabilmente l’intimità del proprio vissuto e delle proprie emozioni.

Dal momento che fin da piccoli non si sfugge all’esposizione a materiale connotato sessualmente, il silenzio dei genitori può risultare alquanto dannoso, poiché si rischia di perpetuare idee distorte e falsi miti, di alimentare ansia e confusione e si perde l’opportunità di trasmettere informazioni corrette, insegnamenti necessari, significati personali e valori importanti. E in più si fa passare implicitamente il messaggio che “di quelle cose” in famiglia non se ne può parlare.

É fondamentale, invece, che i figli si sentano autorizzati a richiedere informazioni e spiegazioni ai genitori anche in questo ambito, potendosi confrontare su ciò che sanno o ciò che vorrebbero sapere, senza vergogna o paura.

Un’altra obiezione che viene spesso posta è che i figli non chiedono mai nulla sull’argomento, ma bisogna considerare che se un bambino non pone domande non vuol dire che non abbia bisogno di risposte, con maggior probabilità ha solo imparato a non farle: sta pertanto all’adulto assumersi la responsabilità dell’educazione del proprio figlio anche rispetto a questi temi.

Se ci sono la decisione e l’impegno di volerlo fare, le occasioni da cogliere per introdurre l’argomento e portare avanti il discorso sono innumerevoli, qualunque sia l’età del proprio bambino o ragazzo: la visione di un cartone animato o di un film, un fatto di cronaca, un episodio di vita quotidiana, un evento accaduto a qualche conoscente…

L’essenziale è che sia palese la disponibilità al dialogo. L’eventuale imbarazzo può anche essere francamente dichiarato, in modo che la propria reazione emotiva non venga erroneamente interpretata e così da rendere la comunicazione ancora più autentica.

Per quanto concerne, invece, il panorama delle esperienze concrete attuate dalle istituzioni scolastiche a livello nazionale ed internazionale, si presenta alquanto variegato.

In alcuni Paesi l’educazione sessuale rientra da tempo tra gli insegnamenti obbligatori del curricolo scolastico (ad esempio, in Svezia lo è dal 1955), mentre in altri annose discussioni non hanno ancora portato a decisioni univoche ed operative (e l’Italia si trova tra questi).

I modelli di intervento sono diversi: a volte si tratta di una materia specifica con ore dedicate, in altri casi la si ritrova all’interno di materie curricolari (come biologia e scienze, ma anche religione o educazione fisica), in altri ancora fa parte di materie addizionali (come “educazione personale, sociale e sanitaria”, “educazione familiare”, “abilità di vita”).

educazione_sessuale_5Frequentemente viene svolta da uno o più insegnanti di classe, con l’ausilio di personale sanitario ed esperti; negli ultimi tempi si è inoltre affermata, in particolare nelle scuole superiori, una nuova modalità di attuazione, la peer education,che prevede la formazione di gruppi scelti di studenti che a loro volta diventeranno “formatori” dei loro coetanei, trasmettendo le corrette informazioni con il linguaggio condiviso dei pari, in modo da realizzare una comunicazione più efficace.

L’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS ha pubblicato nel 2010 gli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa2, un approfondito documento destinato ai responsabili delle politiche scolastiche e sanitarie, che indica modalità e contenuti ottimali per la progettazione o l’aggiornamento di interventi di educazione sessuale nei vari gradi di istruzione.

Si parte da una definizione ampia e positiva di educazione sessuale, non esclusivamente rivolta alla prevenzione o alla risoluzione di problemi, ma orientata alla crescita personale per mezzo di apprendimenti inerenti non solo gli aspetti fisici, ma anche quelli cognitivi, emotivi, affettivi, sociali e relazionali della sessualità. L’obiettivo finale deve essere quello di sostenere lo sviluppo sessuale dei bambini e dei ragazzi, fornendo loro (oltre le indispensabili corrette informazioni e conoscenze) competenze ed atteggiamenti positivi per capire la propria sessualità e poterla vivere con soddisfazione, intessendo relazioni gratificanti e attuando comportamenti fondati su responsabilità e rispetto per se stessi e per il prossimo. Vista la complessità e la delicatezza dell’argomento, gli insegnanti che decidono di occuparsi di educazione sessuale dovrebbero aver effettuato un percorso specifico di formazione e dovrebbero avere la possibilità di lavorare con la collaborazione e sotto la supervisione di personale esperto (psicologi, ginecologi, andrologi, dermatologi…).

L’educazione sessuale deve, infatti, valicare l’educazione riguardante il comportamento sessuale e rinforzare l’acquisizione di competenze e abilità di comunicazione, di negoziazione, di riconoscimento delle proprie e delle altrui emozioni, di problem solving… In senso lato si potrebbe, a ragion veduta, concepire l’educazione sessuale come attività di promozione dei diritti umani e del rispetto delle diversità.

 1http://www.fissonline.it/pdf/Opuscolo_WAS_italiano.pdf

 2http://www.fissonline.it/pdf/STANDARDOMS.pdf 

Revisione scientifica

Foto di Paola Scalco Dr.ssa Paola Scalco - Psicologa-Psicoterapeuta
Articolo pubblicato il 30/09/2013

 

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